R Recensione

8/10

The Big Pink

A Brief History Of Love

 Anche la pancia, in musica, vuole la sua parte. Perché al di là di ogni congettura sul senso che possa ancora avere certo synthpop-noise-shoegaze dopo anni di cloni di Jesus and Mary Chain e compagnia bella, bisogna ammettere che molti di questi hanno lasciato il segno, andando oltre ogni facile manierismo e ogni sterile copia e incolla.

Gli inglesi Big Pink, formati dal duo composto da Robbie Furze e Milo Cordell, sembrano rispettare tutti i canoni perché il loro esordio possa essere definito un ottimo esordio. Proprio perché ti prende alla pancia, grazie alla capacità di evocare il migliore spirito degli anni '80, unendo gli elementi più adrenalinici delle band che hanno fatto la storia del rock alternativo di quegli anni: ritmi marcati, synth brucianti e chitarre frastornanti, il tutto dotato da un eccezionale appeal e da un mood che spesso ricorda le sonorità synth-wave dei Blank Dogs. Consideriamo poi l'elegante presentazione grafica ed estetica del gruppo, in perfetto stile 4AD, nonché i curiosi rimandi alla Band, elementi che non fanno che accentuare le aspettative riguardo al disco.

Tutto ci è chiaro dalla prima Crystal Vision: una partenza così, per un esordio, è qualcosa di fulminante, capace di mettere immediatamente in buona luce tutto l'album. Fruscii e riverberi si materializzano presto in un incedere deciso e spigliato, per una filastrocca noise pop quanto mai ammaliante, che esplode letteralmente in un ritornello dal fortissimo potenziale melodico, dominato dalla chitarra elettrica, con il synth che biascica in sottofondo. Too Young To Love non sfigura dopo il primo pezzo, facendosi strada coon una ritmica ossessiva e meccanica, con il progredire enfatico del canto sempre in grado di appigliarsi ad ottimi ganci melodici e grazie ad un'atmosfera corrosiva e caotica, dove synth e chitarra giocano a chi produce gli effetti più distorti e frastornanti. La logica dei Big Pink sembra essere quella di non lasciare uno spazio libero, col risultato di dar vita a pezzi massicci e monolitici. Con Dominos si raggiunge l'apice del potere attrattivo (e commerciale) della band: un ottimo singolo giocato su un ritornello impossibile da dimenticare grazie a quel motivo di synth tanto attraente. Love in Vain è invece il pezzo che non ci aspettavamo: una romantica ballata di matrice puramente britannica, più tardi accompagnata dall'altro bel “lento” in crescendo di Velvet, dalla carica drammatica calcata ed ancora più toccante.

Le sorprese sono ancora molte però, da At War With The Sun, indie-pop di matrice My Bloody Valentine, dal synth pop di Golden Pendulum, dai toni anestetizzati della dreamy A Brief History of Love fino alla madchesteriana Tonight.

Insomma, la capacità di padroneggiare suoni, melodie, generi e influenze fanno di questo A Brief History of Love uno dei migliori esordi dell'anno, facendo intravedere nella spiccata personalità del duo Furze/Cordell una promettente risorsa per il futuro. Intanto comunque i due non ci lasciano a mani vuote, regalandoci questo splendente gioiellino.

Sito ufficiale: www.musicfromthebigpink.com/

My Space: www.myspace.com/musicfromthebigpink

V Voti

Voto degli utenti: 6,7/10 in media su 9 voti.
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target 6/10
REBBY 7/10

C Commenti

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Peasyfloyd alle 9:40 del 8 gennaio 2010 ha scritto:

buuuu

mi tratti male i pains of being e poi osanni questi ragazzini mediocri! Vergogna!

Cas, autore, alle 11:42 del 8 gennaio 2010 ha scritto:

RE: buuuu

guarda peasy, se i pains of being blablabla mi erano parsi come un piccolo-grande museo d'antiquariato, questo lo trovo un piccolo gioiello di estetica rétro. senza contare che non ci si limita qui solamente a rievocare gli antichi fasti...

Luca Minutolo (ha votato 5 questo disco) alle 10:09 del 8 gennaio 2010 ha scritto:

Mmmmhh..

Gruppo a mio parere troppo gonfiato dalla critica.

Sotto la scorcia di feedback e drum machine c'è ben poco...

salvatore alle 11:44 del 8 gennaio 2010 ha scritto:

Sarè che esco pazzo per lo shoegaze. Sarà che sto ancora aspettando un gruppo capace di emozionarmi come hanno fatto i MBV (i radio dept devono impegnarsi ancora parecchio, anche se sono sulla buona strada) che con due album hanno realizzato quello che importanti formazioni non sono riusciti a realizzare nel corso di un'intera carriera. Sarà che trovo fantastica la copertina dell'album. Ma prima ancora di ascoltare una nota, ne sono già conquistato. Speriamo di non rimanere deluso

REBBY (ha votato 7 questo disco) alle 11:54 del 8 gennaio 2010 ha scritto:

I pains of blablabla li dovevi recensire tu Peasy... Su quell'album i Matteo non c'hanno

capito 1 Cas (eheh)

target (ha votato 6 questo disco) alle 14:13 del 8 gennaio 2010 ha scritto:

These albums fall like dominos

Non mi hanno lasciato granché.

Utente non più registrato alle 22:52 del 8 gennaio 2010 ha scritto:

Basta, non se ne può più.

benoitbrisefer (ha votato 8 questo disco) alle 2:22 del 9 gennaio 2010 ha scritto:

Mah, a me sono piaciuti e parecchio... Sarà che fra tanta paccottiglia (e se va bene anonimato) che scimmiotta gli eighties mi sembrano fra i più interessanti. E non si limitano a questo: a tratti

mi hanno piacevolmente ricordato i Six By Seven uno dei miei gruppi preferiti a cavallo fra '90 e '00. Ottimo disco.

REBBY (ha votato 7 questo disco) alle 16:19 del 11 gennaio 2010 ha scritto:

Sono d'accordo con Cas e Benoit per la prima metà

dell'album. Sono d'accordo con Peasy, Luca e Rockwell per la seconda metà. Sono d'accordo con

Target in sede di consuntivo finale. Insomma sono

d'accordo con tutti. E' proprio vero che man mano

che si invecchia si diventa sempre più

"democristiani" (aaaarghhh). I want to die before

to be old (one hundred vanno bene eheh). Insomma

voglio dire che per me ci troviamo di fronte ad un esordio interessante, ancorchè acerbo, che

contiene 5/6 brani piacevoli, il cui punto di

forza, nonostante le distorsioni ed i beat, sta

nelle melodie (pur già sentite eh). Alla fine

sembrano più affini, per rimanere nell'ambito di

opere dello stesso anno, ai Kasabian che non ai

...pure at heart. Ah, Cas, una curiosità: la modella in copertina è la figlia, la nipote o la

nonna di quella sul disco dei Blind faith?

Cas, autore, alle 17:55 del 11 gennaio 2010 ha scritto:

RE:

ahah! sai che il parallelo con la copertina dei Blind Faith mi era venuto subito in mente anche a me? (ecco, un altro rimando subliminale...) Direi la nipote comunque