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R Recensione

9/10

Beck

Odelay

“Je suis un revolutionaire”. Non è l’ultimo proclama napoleonico di qualche borioso allenatore portoghese o industriale-premier brianzolo, ma un simbolico particolare dell’eccentrico art-work di “Odelay”. Una frase in rosso nel retro-copertina freak, sembra buttata lì a caso invece ha un significato inequivocabile e perentorio: questo non è un parcheggio abusivo per riccardoni maniaci e segaioli, alla larga i conformisti del bel suono e le pecorelle smarrite che amano pascolare nei recinti musicali controllati dal mainstream. Cambiate strada, fate retromarcia, inversione a u, stop e gas.

Un messaggio forte e chiaro a chi all’epoca era abituato ai gargarismi di Céline Dion, e crede che la sbobba-melassa di Nashville sia il vero country. Beck Hansen ha le idee supersoniche che gli schizzano nella testa come palline da ping-pong in un torneo Cina-Resto Del Mondo. C’è stato il folk, il garage, la psichedelia, l’elettronica-krauta, la new-wave, il noise, i Public Enemy e c’è Beck. Lo sbarbatello biondo è la mente più lucida e avanguardista del meltin’ pot anni Novanta, un folle alchimista che gioca con lo studio di registrazione neanche fosse il Lego, smonta e assembla impossibili samples da improbabili tracce kitsch del passato prossimo, impianta loop e citazionismo colto in un modernariato-pop senza dogane né patria.

Il mostro low-fi “Mellow Gold” spiegò al mondo il genio casalingo del dr.Frankenstein\Hansen, “Odelay” (con più mezzi e ambizione direttamente proporzionale) avrebbe completato l’opera di destrutturazione e taglia-incolla su quarant’anni di Storia della musica. È il definitivo manifesto programmatico di quest’anima candida californiana divisa tra Prince, Beastie Boys, Hank Williams, David Bowie, Sonic Youth, Kraftwerk, Kurt Cobain e qualunque altro nome su vinile o compact disc abbiate a memoria. Il crossover estremo del “loser” spirituale Beck è uno stato mentale, dove tutto è possibile e tutto è il contrario di ciò che pensi. Non ci sono despoti-pennivendoli che etichettano pigramente il tuo culo-ballerino, magari al ritmo di un vintage soul-funk di terza mano, nel regno post-moderno di “Odelay”.

Beck è un ossessivo archivista del sacro & profano, un entomologo musicale dell’utile+futile in lotta perenne contro i mulini al vento della routine pop. “Odelay” frantuma qualsiasi residuo di barriera stilistica, è un zappiano minestrone “non-genere” che li fagocita tutti, e la lista di produttori (oltre il signor Hansen) rende bene l’idea di una schizofrenia quasi oltraggiosa nell’ambito dei conservatori codici Rock: dai venerati Dust Brothers  e Mario Caldato jr. (Beastie Boys) a Brian Paulson, da Tom Rothrock a Rob Schnapf. L’artista di Los Angeles suona chitarra acustica, elettrica, basso, armonica, tastiere, organo, piano elettrico, slide-guitar, clavinet, praticamente tutto (incluso mixing e art-direction) ed è coadiuvato da gente che risponde al nome di Charlie Haden (basso), Greg Leisz alla pedal-steel, Joey Waronker alla batteria, David Brown (sassofono) e gli arrangiamenti del celebre orchestratore David Campbell, paparino del Nostro. Discorso a parte meriterebbe il complesso lavoro dietro la consolle, con campionamenti e loop in quantità industriale.

“Devil’s Haircut”, dal magnifico e paranoico videoclip, apre il secondo album pubblicato su Geffen di Beck ed è un formidabile singolo-killer che incrocia l’affilato giro blues all’incedere percussivo Big Beat. Un aspro soul\rock digitale e luciferino, con la voce filtrata di Mr.Hansen che esplode infine nel grido distorto “…Devil’s haircut! In my mind!…” La superba “Hotwax” centrifuga in un colpo solo lo spettro di Robert Johnson e uno stiloso groove funky, il fluido recitato-rap e un refrain da manuale, sghembi inserti elettronici e un turgido finale da “blaxploitation”. Almeno cinque diversi generi spesso in sovrapposizione, chapeau. L’eretico country-cazzone dalle chitarre fuzz di “Lord Only Knows” è insieme parodia e indolente tributo a bassa fedeltà (memorabile l’incipit, uno sguaiato e irresistibile urlo punk).

Beck utilizza il recipiente della musica popolare e frulla l’inverosimile, il risultato è inedito, spiazzante e (incredibilmente) catchy. Prende spensierata lounge music anni ’60 e l’amata bossanova, un sax a colorare sensuali atmosfere jazzy et voilà, ecco il capolavoro (“The New Pollution”), rallenta un drogato raga tribale tra rito voodoo e Tom Waits (la claustrofobica “Derelict”) e indossa i panni del classico folk-singer fuori dal tempo nella sentimentale “Jack-Ass”. Fulminante “Novacane”, paradossale hardcore\hip-hop trasfigurato dal delirio electro della coda, un collasso di rumorini e scorie analogiche.

“Odelay” è un continuo reboot del linguaggio rock, e il pallido “slacker” dal viso slavato il prototipo perfetto del nuovo cantautore formato “Generazione X”. Tracce epocali quali il soul\rap-psichedelico del prodigioso downtempo “Where It's At” (che campiona “Needle To The Groove” dei Mantronix, “Military Scratch” di Grand Wizard Theodore, i Frogs e Lee Dorsey) o i dylanismi crepuscolari della elegiaca “Ramshackle” non si dimenticano facilmente, e contribuiscono a rendere lo status beckiano presso la scena “indipendente” pressoché inattaccabile. Nell’impressionante calderone sonoro trovano posto anche il Thurston Moore da camera di “Minus” e i soliti Ragazzi Bestiali (evidente il tocco di Caldato jr.)+disco+industrial+latinismi vari della caotica “High 5 (Rock The Catskills)”, un marasma organizzato in cui spuntano perfino i Grand Funk Railroad di “Inside-Looking Out” ed estratti dalla Sinfonia N.8 “Incompiuta” di Schubert, ulteriori esempi di un eclettismo impari e assoluto.

“Je suis un revolutionaire” scrivevamo in apertura, e non era una banale e supponente frase a effetto. Poi guardi l’assurdo salto a ostacoli della fantastica cover (un tappeto atleta? no, è il komondor, pazzesco cane ungherese) e il pensiero corre al contenuto strabordante di “Odelay”, una pietra miliare che rende superfluo ogni possibile tentativo di catalogazione, oggi come nel 1996. Diffidare delle imitazioni, nei secoli.

V Voti

Voto degli utenti: 8,5/10 in media su 19 voti.
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babaz 10/10
loson 9/10
leax 8/10
Lepo 9/10
ThirdEye 8,5/10
Senzanome 8,5/10

C Commenti

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ozzy(d) (ha votato 8 questo disco) alle 9:47 del 5 ottobre 2010 ha scritto:

Gran disco e produzione monstre à la Paul's Boutique dei fratellini tossici ( quelli veri, non i farlocchi UK ghghgh).

simone coacci (ha votato 9 questo disco) alle 11:14 del 5 ottobre 2010 ha scritto:

RE:

Davvero. I bassi tellurici di "Hot Wax" sono praticamente quelli di "Shake Your Rump" dei Beastie. Meravigliose entrambe.

babaz (ha votato 10 questo disco) alle 10:02 del 5 ottobre 2010 ha scritto:

Per me è da 5!!!!!

simone coacci (ha votato 9 questo disco) alle 10:11 del 5 ottobre 2010 ha scritto:

I vagabondi del Dharma in formato hip-hop cantautorale. Questo disco è un trip. E da dipendenza. Il miglior Beck della storia e su Storia. Bravo Daniele.

salvatore (ha votato 9 questo disco) alle 11:36 del 5 ottobre 2010 ha scritto:

Sì, sì, il capolavoro di Beck. Ha contribuito all'evoluzione della musica moderna... Le canzoni memorabili si sprecano (the new pollution, devil's harcuit, hotwax, lord only knows) ma sono jack-Ass e ramshackle a farmi uscire fuori di testa! Che meraviglia...

synth_charmer alle 11:53 del 5 ottobre 2010 ha scritto:

mi sa che Beck non l'ho mai capito. I suoi dischi mi piacciono tanto ai primi ascolti, ma alla lunga finiscono nel dimenticatoio. Devo provare a recuperare questo disco dopo la bella disamina di Daniele magari la cosa cambia

NathanAdler77, autore, alle 17:39 del 5 ottobre 2010 ha scritto:

E pensare che i miei Beastie Boys preferiti non sono quelli prodotti dai Dust Brothers...

Strano il destino di "Paul's Boutique", tanto seminale quanto snobbato all'epoca.

simone coacci (ha votato 9 questo disco) alle 21:15 del 5 ottobre 2010 ha scritto:

RE:

Qual'è il tuo preferito, "Hello Nasty" o "Ill Communication"?

NathanAdler77, autore, alle 14:15 del 6 ottobre 2010 ha scritto:

RE: RE:

"Ill Communication" e "Check Your Head", quando erano in trip con quel crossover hip-hop\funk\hardcore da urlo: "...Listen all of y'all this is sabotage!"

ozzy(d) (ha votato 8 questo disco) alle 12:00 del 6 ottobre 2010 ha scritto:

I suoi dischi mi piacciono tanto ai primi ascolti, ma alla lunga finiscono nel dimenticatoio

Mi stupirei del contrario ghghghgh....

simone coacci (ha votato 9 questo disco) alle 14:23 del 6 ottobre 2010 ha scritto:

Si sono due grandi album di un gruppo che in carriera ne ha fatti pochi (6 in 25 anni circa) ma quasi tutti buoni.

loson (ha votato 9 questo disco) alle 14:53 del 6 ottobre 2010 ha scritto:

Recensione splendida, davvero. Su Beck, che dire... "Odelay", "Mellow Gold" e "Midnite Vultures" hanno cambiato il volto dei '90s, segnandoli in maniera indelebile, laddove il malinconico "Sea Change" ha definitivamente messo a nudo il suo talento - e la sua originalità - anche vestendo gli abiti più tradizionali del singer-songwriter tout-court. In mezzo a questo popò di pezzi da novanta, una leggera preferenza va a "Midnite Vultures": "demential-cyborg-country-soul" che, epurati gli spigoli più noise e lo-fi di "Odelay", sposta l'ago della bilancia verso funk, new r&b, electro, tutti lucidati e frullati in una produzione "hi-tech" forse mai così colorata e scintillante.

NathanAdler77, autore, alle 0:16 del 7 ottobre 2010 ha scritto:

In Mutatis Mutations!

Dopo gli epocali "Mellow Gold" & "Odelay" piazzo in scia il gioiellino retrò-psych "Mutations" (con lo zampino di Nigel Godrich e incantevoli sbandate tra country, blues, folk e bossanova: "Cold Brains", "Tropicalia", "Diamond Bollocks" e "Static" classici del catalogo di Mr.Hansen) e il sofferto "Sea Change", of course...Grazie dei complimenti, loson!

Mirko Diamanti (ha votato 10 questo disco) alle 21:02 del 7 aprile 2012 ha scritto:

Giganterrimo!

Lepo (ha votato 9 questo disco) alle 13:45 del 17 febbraio 2014 ha scritto:

Questo e Mellow Gold due capolavori degli ultimi 20 anni. Avrei dovuto dargli un mezzo voto in più, probabilmente. La creatività sprigionata in questo Odelay è qualcosa di miracoloso, ancora ad oggi nessuno si è avvicinato a un simile miscuglio di stili e generi, non per lo meno con risultati paragonabili.

swansong alle 16:49 del 19 febbraio 2014 ha scritto:

No. Proprio mai entrato nelle mie corde...al limite dell'inascoltabile. Disco comprato (sulla base delle entusiastiche recensioni, compresa la presente), ripetutamente ascoltato con molta attenzione e rivenduto senza rimpianti..Il mio parere è che quando vuoi dire o dimostrare troppo, rischi di non dire nulla. E manca anche il colpo vincente. Perché, parliamoci chiaro, il rock è anche (soprattutto?) melodia e qui non ce n'è..

ThirdEye (ha votato 8,5 questo disco) alle 0:47 del 15 febbraio 2015 ha scritto:

Grandissimo album. Anche se resta il Beck totalmente fuso e low-fi di dischi come "Stereopathetic Soulmanure" e di quel capolavoro che fu "Mellow Gold" quello che più preferisco.