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R Recensione

6,5/10

Bloody Knees

Stitches EP

Il grunge-revival parte da Cambridge. Il quartetto dei Bloody Knees, capitanato dal vocalist Bradley Griffiths, pesca a piene mani dalla stagione che, per qualche anno, dirottò l'attenzione del pubblico dall'Inghilterra a Seattle, riappropriandosi così di un discorso fatto di chitarre sporche, urla roche e jeans strappati.

Un'operazione interessante, a dirla tutta. L'espressività grunge è perfettamente integrata con un sound altamente contaminato di tratti noise/gaze, unendo così la schietta ferocia tipica del genere ad una sensibilità chitarristica più complessa (tra cumuli di fuzz, phaser, distorsioni varie) con le sei corde lasciate libere in profusioni di feedback e strascichi sonici. Tra il piglio punk di “Bury Me” e le nebbie eteree di “Garbage Brain” (capace però di incendiarsi progressivamente), viene tracciata una coerente linea rossa, che erige stimolanti prototipi emo-grunge (“Luckless”) e gioiellini ibridi di irresistibile presa (“Daydream”).

Revival o no, quella di "Stitches" è un'intuizione brillante. Da sviluppare, certo, ma la prestanza e la creatività per un esordio come si deve sono dietro l'angolo.

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zagor alle 15:42 del 17 dicembre 2014 ha scritto:

LOL il grunge inglese puo' spaventare vista la storia di gruppi come Bush, pero' il brano qui presente è caruccio, la voce abbastanza emocore più che il classico cantato alla Vedder/Cornell.