R Recensione

6/10

The Cure

The Cure

Nonostante i necrologi del 2000 i Cure dopo un paio di anni sono tornati in piasta con paio di inediti piazzati un nuovo "Greatest Hits" (la bella "Cut here" e l'inqualificabile "Just Say Yes" cantata assieme a Saffron dei Republica), ma la vera bomba scoppia quando giunge la notizia che il guru del Nu Metal Ross Robinson (produttore di band come Korn, Limp Bizkit, ma anche Sepultura, Machine Head e At The Drive-In) produrra' il nuovo album della band.

il nuovo disco nasce da una band gia' spaccata a cui l'attitudine di Robinson non giova, creando forti contrasti in sala d'incisione. Il disco, per la prima volta registrato in presa diretta, ha il pregio di portare la band su nuovi ed inesplorati lidi ("Lost" posta in apertura che ricorda le cose piu' sofferte dei Nine Inch Nails o la chiusura con la mastodontica "The Promise" caratterizzata da una ritmica pesante ed un furioso crescendo finale), ma anche di far perdere la bussola in piu' di un'occasione (il pessimo singolo di stupido rock radiofonico di "The End of the World""Never" che trasforma il gruppo in una specie di cover band alternative rock e "Us or Them" dalla ritmica incalzante e dal piglio troppo robinsoniano).

Anche se la critica ha accolto in maniera per lo piu' favorevole il lavoro i fans si sono divisi tra che ha apprezzato l'ennesima evoluzione e che ha visto in questo album la totale mancanza di ispirazione e la perdita della raffinatezza passata.

Il lavoro nel complesso fa fatica a decollare, ma non solo per colpa di Robinson (il sound estremamente grezzo non si addice al gruppo), ma anche per le scelte di Smith o della nuova casa discografica Geffen, che aveva acquistato la Fiction, di puntare su una scaletta piu' pop mentre il produttore voleva puntare sul lato oscuro della band. A detta di Robinson e di molti addetti ai lavori le migliori canzoni non sono state inserite in scaletta, alcune non verranno pubblicate come "The Boy I Never Knew" (si mormora che fosse la migliore di quella sessione di registrazione, ma cassata perche' ritenuta troppo personale da Robert Smith) altre appariranno come b-sides o solo su alcune edizioni del disco (inglese, giapponese o quella su vinile - la migliore): su tutte spiccano la classica ballata chitarra e voce "Going Nowhere" e la sofferta "Truth, Goodness and Beauty".

Alla non troppo buona riuscita del disco ha contribuito in maniera decisiva anche la penna non troppo ispiarata sia come musica, troppo autocitazionista ("Alt.end" - una di "In Your House" con gli arrangiamenti di "Close To Me", "Taking Off" pare una blanda riscrittura di "Just Like Heaven", mentre "Before Three" e la spensierata "(I Don't Know What's Going) On" avrebbero potuto essere benissimo b-sides di album come “Wish” e “Kiss Me Kiss Me Kiss Me”) sia come testi che a volte paiono ancora da sgrezzare se non da riscrivere ("Anniversary").

In conclusione un album che fa fare un passo in avanti (nuovo approccio, piu' fresco e diretto), ma due indietro (suono a volte fuori contesto e songwriting troppo banale).

V Voti

Voto degli utenti: 5,6/10 in media su 7 voti.
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Khaio 10/10
gramsci 4,5/10
ThirdEye 3,5/10

C Commenti

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tramblogy alle 10:09 del 2 gennaio 2009 ha scritto:

canta o urla??

dario1983 (ha votato 5 questo disco) alle 2:58 del 5 gennaio 2009 ha scritto:

è assieme a wild mood swings l'album peggiore.