R Recensione

7/10

16 Horsepower

Sackcloth N Ashes

Disco d’esordio del trio alternative country di Denver capitanato dal carismatico vocalist Dave Eugene Edwards, Sackcloth ‘n’ Ashes viene pubblicato nel 1995 da A&M e contiene in parte i pezzi di un precedente EP omonimo. Ad influenzare il folk sound dagli accenti gotici di Edward, del batterista francese Tola e di Keven Soll sono i Bad Seed e i Gun Club, oltre a Tom Waits e le colonne sonore morriconiane. Il risultato è una trama che lega contemporaneità e devozione alla tradizione (la band utilizza rigorosamente strumenti d’epoca), partorendo canzoni che risuonano cupe e suggestive, incapaci di concedere una tregua alla tensione che produce l’intreccio dinamico tra il sermone dei testi e l’acuto vibrare metallico delle chitarre. Special guest in questa prima prova del gruppo è nientemeno che Gordon Gano dei Violent Femmes, al violino, che contribuisce nel conferire quell’animosità aspra, quella vocazione sottile ad uno slow punk che aleggia insoluta in brani come “Black Soul Choir”.

Il disco scivola via veloce tra slide guitar, banjo, basso acustico, violoncello e bandoneon, col trainante ritmo che trotta e sbuffa come quelle vecchie locomotive a vapore che portavano verso la nuova frontiera, con la voce del macchinista Edwards a sovrastare con liriche visionarie, cineree e tormentate, che parlano di peccato e di redenzione, influenzate dai valori profondamente religiosi della sua famiglia. E la biografia del cantante fa capolino anche nella copertina dell’album, che ritrae suo nonno predicatore di origine parzialmente indiana Cherokee in compagnia di un gallo, in un’atmosfera che più redneck non si potrebbe, chiudendo il cerchio, anche visivamente, di una ricerca che porta dritta alle radici della musica Americana, al hillbilly e al gospel bianco della Carter Family.

L’album suona compatto con pochi episodi a segnalarsi nel mood roots music generale, che si fonde con l’inconfondibile voce acuta e lamentosa di Edwards. Tra pause e attacchi furiosi si apre l’epica della granitica “Horse Head”. In “Ruthie Lingue” un intrigante intreccio di banjo, accordion e violino creano un vero e proprio standard del temperamento gotico ricercato dal combo del Colorado lungo tutte le tracce di Sackcloth ‘n’ Ashes. Una tregua al tenebroso gemito vocale e alle dense atmosfere delle tracce precedenti è concessa dalla ballata country “Red Neck Reel” che ci proietta in una sagra paesana del midwest.

In chiusura la bellissima e sconsolata “Neck on the New Blade”, a sottolineare la capacità della band di muoversi con agio anche in un’estetica romantica e malinconica, non dissimile dalle “Murder Ballads” di Nick Cave.

V Voti

Voto degli utenti: 8,6/10 in media su 8 voti.
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gull 8/10

C Commenti

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FrancescoB (ha votato 9 questo disco) alle 10:34 del 21 marzo 2010 ha scritto:

Fra i gruppi della mia vita. Preferisco di un pelo il successivo "Secret South", ma anche questo disco è un capolavoro fatto e finito. Bella recensione.

gull (ha votato 8 questo disco) alle 16:21 del 19 aprile 2010 ha scritto:

Diamine quanto tempo è passato già!

Ricordo ancora l'impatto deflagrante di questo disco.

Musica originale, sporca, meticcia, trascinante. Poi quella voce da predicatore ubriaco pazzo. Un grande gruppo!

Slisko, autore, alle 19:54 del 24 aprile 2010 ha scritto:

folclore

io apprezzo molto anche "Folklore" del 2002, anche se i pezzi originali dei 16hp sono meno dei tradizionali folk. l'attitudine è cmq la medesima

hokusai (ha votato 8 questo disco) alle 12:34 del 14 giugno 2010 ha scritto:

bellissimo disco, ma low estate riamane inarrivabile!!

simone coacci alle 12:43 del 14 giugno 2010 ha scritto:

I cavallerizzi dell'apocalisse. Disco torrenziale, selvaggio, stupendo.

folktronic (ha votato 9 questo disco) alle 1:15 del 15 novembre 2010 ha scritto:

azz...tre stelle e mezzo a sto disco? m' e' preso male solo a vede' il voto...originalissima grande band.

OlioCuoreNero (ha votato 9 questo disco) alle 9:26 del 25 febbraio 2016 ha scritto:

No, vabbè, disco non aggettivabile. Al recensore dev'essere scivolato il mouse in sede di voto.