Radar Brothers
Auditorium
I primi pareri sulla nuova fatica dei Radar Bros spuntati dalla rete della critica sono pressochè unanimi: i “fratelli” di Los Angeles si son persi. Non che abbiano smarrito i fari musicali che li hanno guidato in passato, Pink Floyd e Neil Young su tutti, ma resta comunque difficile seguirli lungo il nebbioso cammino lungo cui hanno deciso di inerpicarsi.
Melodie e arrangiamenti sontuosamente pop li conducono sempre più lontano dalle scheletriche atmosfere cui ci hanno abituati gli standard slow core, la solidità dell'impasto musicale è troppo densa per poter planare sulla rassicurante etichetta di dream pop.
Restano indolenti e sognanti, intendiamoci, i fratelli Radar, ma lo sviluppo e la sostanza dei brani che compongono questo Auditorium è più quella di un disco di alt country che abbracci in toto la sua fascinazione per il pop: un po' come gli ultimi Wilco, tanto per capirci, ma con abbondanti dosi di codeina in circolo. Ancor meglio, il paragone più calzante lo si ottiene immaginando un'altra celebre coppia di fratelli, i Pernice Brothers, imbracciare le chitarre con Will Oldham alla regia.
Si tratterebbe di considerazioni sterili, se queste suggestioni non fossero accompagnate da pezzi in grado di solleticare il palato degli ascoltatori più esigenti: la verità è che, a modesto avviso di chi scrive, questo Auditorium è un disco tutt'altro che minore in tal senso.
Insinuandosi sornione attraverso la sua classicità, i Radar Bros inanellano confetti pop malinconici ma mai lacrimevoli: nell'opener When Cold Air Goes to Sleep riecheggia la vena lamentosa del miglior Oldham, il folk country di Warm Rising Up si accende nella coda di ammalianti malinconie beatlesiane, On Nautilus vanta il passo sobriamente drammatico che ci ha insegnato ad amare il gruppo, Hills Of Stone è una gemma pop sospesa tra le derive Pinkfloydiane e le elegie di Young.Pomona è country pop derivativo ma irresistibile, Brother Rabit chiude ieratica ed assorta.
E se forse non è il capolavoro dell'anno (e probabilmente nemmeno del gruppo), risulta davvero difficile capire in base a quale contorto principio critico questo Auditorium debba essere classificato come disco minore. Che se tutti i dischi minori del 2008 vantassero questo livello, risulterebbe faccenda complicata star dietro alle uscite dell'anno in corso.
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