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R Recensione

8/10

Consorzio Suonatori Indipendenti

Ko De Mondo

« Nel 1989, entrano nel gruppo Giorgio Canali alle chitarre, Gianni Maroccolo al basso, Francesco Magnelli alle tastiere e Ringo De Palma alla batteria (gli ultimi tre ex Litfiba), trasformando i CCCP in decadenza, come avvenne quell'anno per l'URSS.

Muore il comunismo, muoiono i CCCP. »

 

Così viene annunciato lo scioglimento di uno dei più grandi gruppi (punk) rock della storia musicale italiana. Si apre un nuovo corso attraverso l’inserimento di nuovi strumentisti: gli unici superstiti rimangono Massimo Zamboni e Giovanni Lindo Ferretti. E’ papabile lo scetticismo che si era formato in quei primi anni ’90, immaginando un’entità così prorompente e dissacrante, come erano stati appunto i CCCP Fedeli Alla Linea, sgretolarsi per fare spazio a chissà quale tipo di progetto, con chissà quale tipo di sonorità. Sono nati i Consorzio Suonatori Indipendenti.

In realtà, questi cinque musicisti si erano già conosciuti durante l’ultimo lavoro dei CCCP, "Epica Etica Etnica Pathos". Ritrovatisi a villa Pirondini, una casa colonica settecentesca situata nei pressi di Rio Saliceto, Zamboni e Ferretti si erano circondati di quello che diverrà il futuro Consorzio: Giorgio Canali, dopo un passato come fonico presso i Litfiba, si era prestato alla registrazione, al missaggio e all’esecuzione chitarristica di alcuni brani dell’album, assieme a Gianni Maroccolo (basso) e Francesco Magnelli (tastiere). Ridendo e scherzando sui futuri progetti, i cinque si scoprono interessati a collaborare assieme per creare un gruppo musicale. Non sanno cosa diventerà, non sanno come comincerà. Quello che sanno è che non si rinchiuderanno in una sala prove professionale, sforzando le meningi per fare uscire qualche idea. Su consiglio di Canali decidono di spostare in Finistère, una semidesolata regione della Francia: la particolarità di questa terra è che per millenni era stata considerata uno degli estremi confini del mondo conosciuto (finis terrae) e, sollecitati dall’accattivante combinazione, decidono di trasferirsi di nuovo in una casa colonica come una piccola comune. Oltre a i cinque membri, sono presenti Pino Gulli (batterista), Marco Parente (percussioni), Alessandro Gerbi (percussioni), Giovanni Gasparini (fonico) e due donne: Daniela Algeri (moglie di Zamboni) e Ginevra Di Marco, compagna di Magnelli e futura seconda voce del gruppo (in questo disco è presente solo in Home Sweet Home e La Lune du Prajou).  

Dopo un (lungo?) cenno introduttivo per quanto riguarda i creatori, passiamo al creato effettivo.

Il disco si apre con A Tratti, probabilmente una delle canzoni più famose dei C.S.I.: proprio in questo brano Ferretti decide di cantare una sorta di manifesto del nuovo gruppo, quel “chi c’è c’è chi non c’è non c’è” lascia passare un messaggio di separazione (attenzione! Separazione, non rinnegazione) da quello che è stato il passato, la voglia di cambiare e di inserire tutto sé stesso in un progetto che nulla ha a che fare con i CCCP, tranne il cuore e la passione che sviscerano potenti e fragorose dai testi e dalle linee musicali. Una frase su tutte per indicare questa nuova essenza è “non fare di me un idolo mi brucerò, se divento megafono mi incepperò”. Oltre ad una frase assolutamente affascinante, è un chiaro messaggio del cantante, rivolto a quelle schiere di giovani che lo avevano idolatrato come “adulatore del cattivo gusto” (così amava definirsi lui), in cui supplica di non innalzarlo ad eroe generazionale (come era successo per Kurt Cobain, per dirne uno) poiché lui è semplicemente il primo a non volere tutta questa inutile pressione.

Palpitazione Tenue è l’unica traccia ad essere stata scritta prima di arrivare a Finistère, un vomito di parole su una base musicale molto soffice che offre un senso di claustrofobia fuori dal comune. Si prosegue con Celluloide, solo in apparenza un accozzaglia di titoli di film messi in fila con l’intento di creare una mini-storia: un ritmo di batteria secco e rabbioso, accordi di chitarra distorta e “grattugiata” (Zamboni) fanno da contorno all’unica riapparizione del passato fedele alla linea, quel Jurij che balla e “lavora conto terzi per i piccoli boss”, quasi come a liberarsi ancora più insistentemente da quel passato pesante che fatica ad essere dimenticato dalle orecchie esterne.

La quarta traccia, Del Mondo, è stato creata da alcuni accordi ripetuti da Magnelli alle prime luci dell’alba; in un secondo momento è stato affiancato da Ferretti che ha cominciato a salmodiare versi finché, a detta dello stesso Magnelli, “è partito per incanto l’incastro degli altri Suonatori Indipendenti. Del Mondo è un classico esempio di canzone targata C.S.I.; nessuno dice niente all’altro, nessuna richiesta, ognuno continua la propria parte per un po’ di tempo fino a quando il cerchio si chiude con le parti di tutti”. Home Sweet Home, invece, è la cronaca di una giornata passata in Finistère da Ferretti stesso: in mezzo ad accordi secchi e alla potenza vocale della Di Marco, vengono inseriti tutti gli affetti del cantante, da i Dischi Del Mulo agli Ustmamò fino ai Disciplinatha. Subito dopo, Intimisto: parte una base musicale molto ovattata, un miscuglio di cassa, spazzole, chitarre e tastiere flautate, con un testo a metà fra una preghiera e una canzone d’amore dalle tristi sfaccettature.

Un canto orientaleggiante di Ferretti fa partire le  chitarre in stile gipsy di Occidente, con un riff che richiama molto Punk Islam come sonorità, leggermente un po’ più pulito come suono. Nella traccia successiva, Memorie di Una Testa Tagliata , il cantante rivolge uno sguardo miserevole e amareggiato alla tremenda guerra della Jugoslavia, che proprio in quegli anni stava avendo provocando un numero impressionante di morti: questa tematica della guerra nei popoli baltici sarà sempre molto vicina al gruppo, il quale non mancherà di fare numerosi concerti benefici in favore dei paesi colpiti dalle bombe, come Mostar e Sarajevo.

Finistère, invece, è il primo pezzo che viene scritto: “Davanti a me – racconta il cantante – c’era un cartello con scritto ‘Bretagna-Finistère’, e così ho cominciato a canticchiare tra me e me ‘Annus horribilis/ in decade malefica/ decade malefica/ in stolto secolo’, e così, prima di arrivare alla casa, avevo concepito un testo”: le parole riflettono il disgusto e il ripudio del gruppo nei confronti di un decennio caotico e anomalo come gli anni ’90. La lune du Prajou è invece un pezzo prevalentemente strumentale, sorretto da un giro di basso soffuso di Maroccolo, da degli accordi di tastiera molto celestiali e da piccoli cori di Ginevra Di Marco.

La penultima traccia, In Viaggio, diventerà anch’essa un classico dal vivo del gruppo, un pezzo poderoso sorretto ritmicamente da Gulli e dal solito Maroccolo, mentre le chitarre di Canali e Zamboni si incastrano attraverso distorsioni e sbalzi sonori incantevoli: Ferretti, dal canto suo, regala un testo magnifico sull’importanza della ricerca e del coraggio di osare oltre, colorato da immagini mistiche e aliene. Infine, Fuochi nella Notte di San Giovanni fa risalire alla mente l’immagine di un falò, due chitarre e un bongo e di un coro generale: un canto che rallegra, che “pacifica il cuore”, e che ritorna a sostenere l’idea dell’evoluzione delle cose e delle persone, destinate (volenti o nolenti) a cambiare.

 

In questo disco, si può notare più di qualsiasi altra cosa il cambiamento del Ferretti “cccpiano” e quello del Consorzio Suonatori Indipendenti. Se prima urlava nel microfono con una voce acuta e incitava l’ascoltatore ad emanciparsi attraverso slogan (seppur d'effetto), qui appare più propenso a distaccarsi da quel mondo di rabbia giovanile e di saldi principi da cui non si può prescindere: certo, rimane sempre un inguaribile contestatore, ma vi è una sorta di maturità raggiunta, di pace con sé stesso e il suo essere. Anche Zamboni appare completamente cambiato dall’esperienza precedente: ora vuole comunicare attraverso il suono, trovare melodie e incastri chitarristici che siano a completa disposizione della canzone, lasciando da parte le melodie mordaci e metalliche dei CCCP sostituendole con atmosfere più dilatate e armoniose. Giorgio Canali, nello splendido documentario realizzato da Richard Rossmann intitolato “Kodemondo – Immagini sul finire della terra”, dichiara: 

Probabilmente tutti siamo soddisfatti. Probabilmente nessuno è soddisfatto al cento per cento. Io so che tutto doveva essere un attimo più esasperante, un attimo più violento, ma mi sta benissimo questa cosa che è venuta fuori, che è più rilassata di me, probabilmente molto più incazzata e più nervosa di quanto Massimo (Zamboni) lo sia, molto più armonica di quanto Gianni (Maroccolo) volesse, molto più dissonante di quanto Francesco (Magnelli) volesse. Penso che l’unico soddisfatto al cento per cento sia Giovanni, il quale ha scritto dei bellissimi testi. Detto questo, per me, abbiamo fatto un gran bel disco.

La storia non gli darà particolarmente ragione, purtroppo. Linea Gotica è stato inserito fra le prime posizioni degli album più influenti della musica italiana. Tabula Rasa Elettrificata, quando uscì, è stato l’album più venduto in Italia, raggiungendo le 50.000 copie solo nella prima settimana, diventando così il loro disco più acquistato.

Personalmente, trovo che sia il picco più alto del gruppo. Ci vuole coraggio, molto coraggio, a voltare pagina a cinque anni di successi, quattro dischi fondamentali e divenuti di “culto”, migliaia di concerti in giro per l’Italia. Eppure, loro hanno avuto le palle (mi si perdoni) di farlo. E non solo di voltare pagina per creare qualcosa di fallimentare o velleitario. Ma qualcosa destinato, ancora una volta, a cambiare le regole dei giochi della musica in Italia. Qualcosa destinato a produrre una nuova schiera di ammiratori. Qualcosa destinato a far imbracciare la chitarra ad un ragazzo, “disposto a decollarsi per un passo inerte più in là”, disposto ad osare, a creare qualcosa di nuovo.

Questo disco è una gemma di rara, forse unica bellezza. E se qualcuno non ha ancora mai sentito parlare del Consorzio Suonatori Indipendenti, gli consiglio vivamente di prendere questo disco, oltre che di aspettare ad ascoltare i successivi due album. E se non gli piacerà, chiedo venia. Però, in caso contrario, sono sicuro che non potrà più fare a meno della musica di questo gruppo

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Voto degli utenti: 7,4/10 in media su 10 voti.
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ThirdEye 7,5/10
Cas 7,5/10

C Commenti

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nebraska82 (ha votato 7 questo disco) alle 23:14 del 12 settembre 2014 ha scritto:

preferisco "linea gotica"; ma bello anche questo

benoitbrisefer (ha votato 7,5 questo disco) alle 14:31 del 14 settembre 2014 ha scritto:

Personalmente trovo l'intero percorso CSI piuttosto omogeneo qualitativamente e con ottimi brani sparsi in tutti e tre gli album, ma senza riuscire a dare una preferenza ad uno dei tre, se non, quando mi capita di riascoltarli, legata strettamente all'umore del momento

Mattia Linea, autore, (ha votato 10 questo disco) alle 17:07 del 14 settembre 2014 ha scritto:

Ogni album del Consorzio è fondamentale per musicalità, testi e sensazioni suscitate. Incredibile.

zagor (ha votato 5,5 questo disco) alle 18:45 del 15 settembre 2014 ha scritto:

"rivolto a quelle schiere di giovani che lo avevano idolatrato come “adulatore del cattivo gusto” (così amava definirsi lui)"e pochi anni dopo sarebbe stato idolatrato dal foglio di ferrara e dall'osservatore romano; il pio ferretti LOL......onestamente, preferisco di gran lunga i vecchi CCCP

ThirdEye (ha votato 7,5 questo disco) alle 22:34 del 25 settembre 2014 ha scritto:

Gran disco. Ma il capolavoro a mio parere arriverà con lo spettacolare "Linea Gotica". A mio modesto avviso l'ultimo autentico, cristallino capolavoro della saga CCCP/CSI/PGR Ferretti e co, insomma.

Cas (ha votato 7,5 questo disco) alle 14:44 del 2 febbraio 2017 ha scritto:

"Intimista", da sola, vale l'acquisto dell'album. Che poi è pure molto bello.

Con "Linea Gotica" si arriverà a consacrare la "nuova linea" di Ferretti e con "Tabula Rasa Elettrificata" se ne celebrerà il bellissimo epilogo.