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R Recensione

9/10

Pixies

Surfer Rosa

Innovativo, bizzarro, grottesco, divertente. Gli aggettivi per descrivere il primo LP dei Pixies, datato 1988, potrebbero occupare diverse righe. L'album giunge meno di un anno dopo l'EP “Come on Pilgrim”, ben accolto dalla critica e già pregno del bizzarro eclettismo caratteristico di Francis e compagni: brani parzialmente cantati in spagnolo, testi che trattano esplicitamente l'incesto, pregevoli melodie che si alternano ad energici ritornelli gridati. Pubblicato dall'etichetta indipendente 4AD, Surfer Rosa non è soltanto il primo full lenght dei Pixies: sarebbe infatti riduttivo parlare di quest'album senza fare riferimento alla sua eredità.

Surfer Rosa è un disco di cui è bello parlare e scrivere. Billy Corgan degli Smashing Pumpkins lo descrisse come “the one that made me go, holy shit”. Kurt Cobain lo citò come una tra le maggiori ispirazioni per Nevermind del 1991. La tracklist trasmette un generale senso di confusione generato dal susseguirsi di suoni deliberatamente aspri e non proprio “radio friendly”. Impossibile non citare “Something against you”, terzo brano in scaletta, costruito su un concetto di caos e suoni distorti che va accettato e goduto senza prenderlo troppo sul serio.

E' forse questa la chiave di lettura di un album che si finge “ignorante”: dietro composizioni apparentemente impulsive e legate all'atmosfera giovanile e disinibita del college rock si nascondono ottime intuizioni musicali e compositive, volutamente convogliate in disastri sonori come “Vamos” (già presente in “Come on Pilgrim”) e “I'm amazed”. È opportuno, tuttavia, evitare di etichettare Surfer Rosa come un lavoro legato esclusivamente al grunge che di lì a poco avrebbe cambiato la geografia del rock a stelle e strisce: si tratta infatti di un mosaico di generi e suoni ben miscelati, forte della produzione di Steve Albini (successivamente produttore anche di “In Utero” dei Nirvana), capace di spingere il gruppo fino al limite e registrare l'intera tracklist in dieci giorni.

Tra i brani più pregevoli va citato “Where is my Mind?”, il pezzo più celebre del gruppo di cui si contano diverse cover (Arcade Fire e Placebo, tanto per citarne un paio). Il saturato riff di Joey Santiago accompagna la voce di Francis in maniera limpida e sottolinea quanto l'intera opera dei Pixies non sia soltanto rumore e pazzia, ma anche talento e doti compositive fuori dal comune. Ancora, vanno ricordati “Bone Machine”, energico brano di apertura che alterna strofe parlate, ritornelli a più voci e grida (se non hanno funzione di sfogo catartico, poco ci manca), “Cactus” caratterizzato da una ritmica ossessiva e martellante piaciuta anche a David Bowie (autore di una cover) e “Gigantic”, dove la voce di Kim Deal -i cui cori sono una costante del disco- si esprime al meglio sottolineando quell'alternanza strofa calma – ritornello aggressivo che mantiene sempre alta l'attenzione dell'ascoltatore (qualcuno ha detto “Smells Like Teen Spirit”?).

Con questi episodi in particolare, si nota la tendenza che porterà i dischi successivi della band di Boston a presentare un taglio più marcatamente melodico. L'album non manca di eccentricità: alcune delle sue tracce vocali vengono registrate in un bagno (nessuno scherzo, è tutto vero) e alla fine del brano “Oh my Golly” si può distintamente sentire una conversazione tra i membri della band che vale la pena di riportare: “I'll kill you, you fucking die, if anybody touches my stuff”. Surfer Rosa ci prende in giro, ci strizza l'occhio, si finge grezzo e si congeda con un profondo e canzonatorio inchino lasciando il posto sul palco a Nevermind. Un disco fondamentale per meglio comprendere l'evoluzione della scena alternative rock dei primi anni '90.

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Voto degli utenti: 8,8/10 in media su 22 voti.
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Cas 9/10
brian 8,5/10
max997 10/10
K.O.P. 9/10
zagor 9/10

C Commenti

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Stefano.io (ha votato 8,5 questo disco) alle 12:05 del 10 dicembre 2012 ha scritto:

Tanti anni fa, quando ancora non esistevano posti come Storia, scoprii questo disco grazie al film di Fight Club e ancora oggi, dopo oltre un decennio, Where Is My Mind mi commuove

loson (ha votato 9 questo disco) alle 13:15 del 10 dicembre 2012 ha scritto:

Un classico. Solo gli ultimi due brani sono così così, il resto è un crescendo senza tregua.

tramblogy alle 15:04 del 10 dicembre 2012 ha scritto:

Meraviglia...crollano i palazzi!

zagor (ha votato 9 questo disco) alle 14:20 del 22 marzo 2018 ha scritto:

Trentennale oggi. Classico senza tempo.

nebraska82 (ha votato 8,5 questo disco) alle 9:41 del 11 dicembre 2012 ha scritto:

Leggermente sotto "doolittle" che è disco di rara perfezione, ma estro e follia abbondano in maniera quasi imbarazzante. Gigantic, Bone machine e where is my mind? classici istantanei.

Cas (ha votato 9 questo disco) alle 10:43 del 11 dicembre 2012 ha scritto:

discone della madonna.

Franz Bungaro (ha votato 8 questo disco) alle 15:02 del 12 dicembre 2012 ha scritto:

Probabilmente Where is my mind è la canzone che ho ascoltato più volte in tutta la mia vita. E' sempre uguale, regala sempre tanta energia. L'album poi ha alti e bassi, ma nel complesso è sicuramente un grande album!

baronedeki (ha votato 10 questo disco) alle 17:10 del 28 luglio 2016 ha scritto:

Avevo 16 anni quando lo ascoltai nel lontano 88 che goduria esperienza inripetibile chiedere a Corgan e tutti gli artisti anni novanta

baronedeki (ha votato 10 questo disco) alle 17:38 del 28 luglio 2016 ha scritto:

Mi scuso per qualche errore di ortografia