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R Recensione

7/10

Thrice

Major/ Minor

Venite, venite cari nipotini. E ascoltatemi bene: almeno finchè avrò la forza di parlare. Sapete, oramai sono un vecchio sdentato con tanto di parrucchino catramato (assomiglio a qualcuno di molto famoso, si dice...bah), anche se ho superato da poco la soglia della trentina. Ma un tempo andavo forte, ma forte sul serio, non c'era modo di fermarmi. Lo so, lo so, la mia energia si è esaurita troppo presto. Ma cercate di capirmi: nel momento in cui la cosa più interessante erano i denti neri di Johnny Rotten, ho capito che era giunta l'ora di andarsi a nascondere. Quando quei quattro pazzoidi dei Clash hanno deciso di travestirsi da jamaicani intrippati, ho capito che era il momento di cambiare aria, perchè non c'era più trippa per gatti.

Devo ammetterlo: da troppo tempo mi sento umiliato ed incazzato, tanto da pensare seriamente di chiudere con la musica. Cioè, fosse solo per la gentaglia che raggiunti gli -anta ancora non si vergona di colorarsi i capelli e di urlare ai microfoni di MTV che tutto fa schifo, beh avrei già chiuso i battenti da tempo. Se esistessero solo spiriti minori come gli Offspring, o tutta la moscia cavalleria di pseudo-giovani che ancora sbraita stronzate nei microfoni, avrei detto addio da tempo alle sette note e me ne sarei tornato mio bar preferito, che tanto la birra lì non manca mai.

Putroppo (o per fortuna), ogni tanto arriva qualche musicista serio e sveglio che ancora mi impedisce di appendere la chitarra scordata al chiodo. Vi sembrerà impossibile giovanotti, ma c'è ancora gente che non ronza intorno al mio quasi-cadavere come una mosca, perchè è capace di di guardarmi negli occhi e leggerci tutto il mordente che qualche anno fa mi ha consentito di aprirmi un varco a cannonate, fra schiere orribili di virtuosi e capelloni di serie Z.

Lo spirito del punk (che poi sarei io!) ogni tanto risorge e mi rifila un calcio nelle palle, giusto per ricordarmi che non è ancora giunta l'ora di nascondersi dietro gli improperi, perchè c'è musica tosta in giro. Tostissimi, ad esempio, sono quella scheggia impazzita del futuro che risponde al nome di Circle Takes the Square, tanto per cominciare a ragionare. E gente degna di rispetto sono pure i Thrice, gruppuscolo di giovanotti californiani che ha pensato di fare le cose per bene, perchè di cazzari ne abbiamo già a sufficienza. Ed allora, scellerati nipotini che avete dimenticato cosa significa suonare il rock, recuperate subito una copia di “Major/Minor”, perchè è un disco che merita più di un ascolto.

Questi sono seri quasi quanto i Fugazi (provate “Cataracts”!), almeno i Fugazi post-luoghi vitrei ed impalpabili di “Repeater”. E poi hanno un'ammirazione sconsiderata per quei gradassi degli Unrest, il trait d'union fra il sottoscritto e tutta la melassa indie: non dovrei amarli, è vero, ma hanno un tale piglio ed una tale compostezza che proprio non ci riesco, anche se un po' sono progressivi. Il fatto è che i Thrice non mollano un centrimetro, nipotastri: frullano il cervello a colpi di chitarra (“Yellow Belly”), si inventano cantautori senza essere piagnucolosi (ma veri cantautori punk, non dico geniali, ma almeno degni di allacciare le scarpe ai miei amati Paul Westeberg e Bob Mould...dio quanto mi mancano!), scalciano e borbottano frasi dissennate ma si fanno perdonare perchè ogni tanto ti rifilano pugni dei denti che sono una meraviglia (“Promises”). Si portano sulle spalle il peso del mondo e si incazzano parecchio; forse ogni tanto la sera, segretamente, si nascondono in camera e frigano pure (“Call it in the air”), ma dobbiamo sostenerli perchè glielo leggi negli occhi che non voglio arrendersi (“Words in the water").

Ok ok, probabilmente hanno fraternizzato pure con quei fighetti del post-rock e sono pure un po' tradizionalisti che amano il folk e tutta 'sta roba, ma possiamo perdonarli perchè evitano di crogiolarsi in oscenità soft/loud che annoierebbero a morte persino i Mogwai, e trasfigurano tutto in bellezza rock che, in alcuni momenti, merita tutta la nostra ammirazione. La loro è una scossa elettrica salutare, anche quando si distende in pacate digressioni all'apparenza poco punk: ma capite che anche io ogni tanto devo provare abiti nuovi, che magari si cucca ancora.

Insomma, saper sfruttare bene gli strumenti e la melodia non è più un difetto, se li sfrutti come fanno i Thrice quanto meno, regalandoci ritmiche quadrate, ghirigori di luce e saliscendi mozzafiato. Questi ragazzotti non sembrano punkers veri, perchè immersi in troppi post-; ma forse, in fondo, sono più punk di tutti voi: perchè cercano la propria strada e se la conquistano a morsi. Provateli allora, perchè è questa gente che mi tiene in vita, nipoti maledetti.

V Voti

Voto degli utenti: 7/10 in media su 1 voto.
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Noi! 7/10

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