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R Recensione

7/10

Glenn Jones

Fleeting

Un’infatuazione, quella per Fahey, che dura da vent’anni. Sì, perché Glenn Jones e i suoi Cul de Sac incontrarono il vecchio John nel 1997, per la realizzazione del loro “The Epiphany of Glenn Jones”. Epifania per davvero: gli sforzi solisti di Jones, a partire dall’esordio del 2004 per sei e dodici corde “This Is the Wind That Blows It Out”, ruotano tutti attorno alla rievocazione/emulazione del maestro (più di tutta la schiera di accoliti, da Kottke, Basho e compagnia).

Il nuovo capitolo non fa eccezione: composizioni per chitarra e banjo che mescolano folk rurale, vedute pastorali, tocchi blues e primitivism. Il tutto con una sensibilità nel tocco e nell’inventiva che fanno da valore aggiunto, donando a “Fleeting” un conturbante fascino.

Questione di emotività, di spirito, di intuito: questo il bello del genere, cioè di riuscire a districare dagli arpeggi forme, visioni, melodie e narrazioni arcaiche -perché figlie di progenitori lontani, quasi mitici- e al contempo attuali -perché radicate nelle dita e nella sensibilità dell’interprete.

Così “In Durance Vile” nasce da intenzioni ambient e “post”, ricamando i suoi giri attorno a quel tema unificante, il blues di “Gone Before” si imbastardisce grazie a suadenti arabeschi, “Close to the Ground” ricorda più la scuola folk inglese (penso ad un Jansch) che quella a stelle e strisce, “Cleo Asleep” si screzia di suggestioni andine, la bellissima “June Too Soon, October All Over” si fonde con i suoni concreti dello stridere delle cicale, del fuori.

I pezzi forti, quelli che dispiegano al meglio la finezza di Jones, sono però l’intro “Flower Turned Inside-Out”, guizzante e arioso rincorrersi di accordi in fingerpicking, e l’ode “Portrait of Basho as a Young Dragon”, un lento dipanarsi di fragranze armoniche, con quella melodia struggente che vive e si sviluppa nelle variazioni sul tema, evolvendo tra ricami sottili che prendono sostanza e poi sfumano, in un continuo processo di sfocature e messe a fuoco.

Eccole, le visioni. Il tocco gentile di Glenn Jones è una bella ventata fresca. Nessuna novità in vista: solo la vecchia, solita, indispensabile, bellezza.

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