R Recensione

6,5/10

William Tyler

Lost Colony

Il viaggio di William Tyler prosegue nell'esplorazione dei vasti, vastissimi confini del suo chitarrismo sperimentale e psichedelico. L'avevamo visto eccellere, con Impossible Truth, in una brillante riproposizione primitivista che univa alla maestria tecnica un'accessibilità garantita dagli innumerevoli spunti melodici attorno cui si sviluppavano le trame compositive.

Con il nuovo Ep di quest'anno, Lost Colony, Tyler ci presenta una svolta piuttosto netta: il sound si consacra alla strumentazione elettrica, allargandosi al formato band e avventurandosi in ibridazioni ardite tra country, folk e -pensate un pò- kraut. Tre brani (uno dei quali la rilettura elettrica della splendida We Can't Go Home Again, trasformata in morbido e soffuso mid tempo country-psichedelico) che abbandonano i più arditi virtuosismi tecnici per un approccio visivo e scenografico.

Basti la prima Whole New Dude (riproposizione di Man of Oran, pubblicata sotto il moniker The Paper Hats nel 2008) a dimostrare l'efficacia della nuova formula: una lunga suite dove al tocco di Tyler si affianca la steel guitar di Luke Schneider e la sessione ritmica del batterista Jamin Orrall e del bassista Reece Lazarus, per un brano evocativo e guizzante, esempio di una dirompente capacità compositiva. Bipartito, il pezzo gioca su un tema che si sviluppa flirtando tanto con il suono Nashville quanto con certa psichedelia sixties, surriscaldandosi infine nelle distorsioni dell'outro. È però Karussell il vero banco di prova. Il pezzo di Michael Rother (Neu!) è sottratto dal suo rigore teutonico-modernista e riproposto in chiave country-kraut, con la pedal steel a sostituire il synth, la chitarra di Tyler libera come non mai e la batteria settata in modalità metronomo.

Un esperimento interessante, che lascia intravedere intriganti orizzonti futuri. Certo, per ora l'Ep non fa che regalare un primo assaggio (anche se un brano come Whole New Dude vale da solo l'acquisto). Attendiamo che l'estro di William Tyler si consolidi in un formato più spazioso, meglio capace di contenere le visioni in continua espansione dell'artista di Nashville.

V Voti

Nessuno ha ancora votato questo disco. Fallo tu per primo!

C Commenti

Non c'è ancora nessun commento. Scrivi tu il primo!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.