R Recensione

8/10

Bodies of Water

A Certain Feeling

Poche chiacchiere: secondo album, da Los Angeles. Di questa band, e di questo album, si parlerà parecchio. Sfrontati, geniali, eclettici, pomposi, retrò, divertenti, kitsch, pazzi. Gli altri aggettivi aggiungeteli a piacimento. Vanno bene tutti. L’ ampiezza dello spettro sonoro affrontato dai Bodies of Water è impressionante, il lavoro sulle voci è splendido e la ricca strumentazione è utilizzata con una fantasia non comune.

Profusioni di fiati, cori maestosi e cambi di tempo in “Gold, tan, peach and grey”, punto d’incontro tra gli Arcade Fire ed i primissimi Queen (!), gocce di piano su chitarre prog-rock in “Under the pines” (vicino ad alcune ultime cose dei Decemberists), Portishead in chiave rock in “Only you ” (amore al primo ascolto), i Talking Heads che suonano “Jesus Christ Superstar” in “Water here” (sentite le progressioni a rincorsa tra chitarre funky e fiati nel lungo finale), gospel laico in “Keep me on”, che sembra un (gran bel) pezzo dei Low di qualche anno fa, i Polyphonic Spree virati glam-rock nell’epica “Darling, be Here” (con quel cambio di tempo piazzato da chitarre ed archi al secondo minuto, mamma mia …), dub che sembrano arrangiati da Phil Spector ma si trasformano subito in lunghe code noise alla Mogwai, e poi ancora in marcette degne della banda municipale di Sufjan Stevens (tutto in un solo pezzo, “Even in a cave”, potete non crederci ma è così).

E poi, “If I were a bell” lunghissima conclusione di un pezzo che non c’è, simile ad una jam session tra Stereolab e Sonic Youth, e la conclusiva “The mud gapes open, ovvero gli Abba che improvvisano una versione post-rock di “Karma Police” dei Radiohead. E non è finita: chitarre liquide e solennità care ad Ennio Morricone (ancora“Water here”, splendida), vaghi sentori Roy Orbison, echi di Flaming Lips, Fiery Furnaces e Celebration, atmosfere rock-opera (ancora “Gold, tan, peach and grey”) e una padronanza della scrittura art-rock da fare impallidire nomi ben più blasonati.

Compratelo, scaricatelo, chiedetelo a Babbo Natale, fatevelo regalare dalla mamma, rubatelo, ottenetelo con l’estorsione o col sequestro di persona. Vi ritroverete ad amarlo incondizionatamente o ad odiarlo con sdegno. In un mondo pieno di convergenze che nascondono indifferenza, è un gran risultato.

V Voti

Voto degli utenti: 7,2/10 in media su 8 voti.
10
9,5
9
8,5
8
7,5
7
6,5
6
5,5
5
4,5
4
3,5
3
2,5
2
1,5
1
0,5
Cas 7/10
REBBY 10/10
loson 7/10
krikka 4/10
target 8/10
rubens 6/10

C Commenti

Ci sono 9 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.

TheManMachine alle 0:49 del 30 agosto 2008 ha scritto:

Sembra davvero bello questo dischetto. Poi per come lo descrivi tu Fabio, con la consueta verve, fai decisamente venir voglia di ascoltarlo. Provvederò. Complimenti (consueti oramai anche loro)!

rubens (ha votato 6 questo disco) alle 13:19 del primo settembre 2008 ha scritto:

Ci ho provato ...

La recensione era così entusiasmante ed entusiasta che mi sono avventato su questo disco pieno di speranze. Ma, ahimè, temo di non rientrare tra quelli che lo ameranno incondizionatamente. Pur non odiandolo con segno ( ) non riesco a ritrovarmici in alcun modo: pur amando il 99% degli artisti citati, la sintesi presentata dai "corpi d'acqua" mi sembra oltremodo tediosa. Per ora comunque non voto, onde evitare di affossare prematuramente la tua creatura

Cas (ha votato 7 questo disco) alle 18:36 del 2 settembre 2008 ha scritto:

mah, only you e water here sono bellissime, darling be here e even in a cave sono graziose, ma nel complesso l'album non è un granchè...complimenti per la rece però!

rubens (ha votato 6 questo disco) alle 11:07 del 3 settembre 2008 ha scritto:

E dopo ripetuti ascolti ...

devo capitolare: non mi entusiasma proprio. Ribadisco comunque i complimenti alla recensione (quella si entusiasmante )

target (ha votato 8 questo disco) alle 17:56 del 3 settembre 2008 ha scritto:

Nine nights at the opera

La prima parte del disco, fino a "Keep me on", è davvero spettacolare: "Gold, tan, peach and grey" è tanto Arcade Fire quanto poche altre cose ascoltate di recente, ma questi ci mettono un più di glam epico molto pacchiano (tra gli Sparks e i Queen all'opera) che li rende più inascoltabili di Butler and co. Tutti questi cori stile seventies, comunque, sono entusiasmanti. Gli ultimi quattro pezzi, invece, li trovo un po' stanchi. Se reggeva intero era tra i dischi dell'anno. Gran bel suggerimento, in ogni cazzo.

REBBY (ha votato 10 questo disco) alle 8:47 del 8 settembre 2008 ha scritto:

Dopo i primi ascolti durante il weekend condivido

completamente l'entusiasmo del recensore per

questo album

loson (ha votato 7 questo disco) alle 10:59 del 18 settembre 2008 ha scritto:

Carino. Spesso un pò troppo Arcade Fire, ma nel complesso l'album si destreggia con abilità fra richiami al folk-rock '70, qualche apertura new wave e stranezze da cabaret. Di glam non ci sento nulla, ad ogni modo. Recensione a dir poco entusiasmante.

REBBY (ha votato 10 questo disco) alle 9:02 del 22 settembre 2008 ha scritto:

Anch'io ci sento tutte quelle cose che dice Loson

In più ci sento la voce di Brian Ferry, lei si

glam, nell'attacco del primo brano, i cori

polifonici di Glass in un'altra, elementi estetici progressive in altre ancora, ..., un

cocktail, per quanto mi riguarda, davvero ben fatto. Devo ancora scoprire se è infatuazione o

vero amore ... Non c'è fretta.

Ivor the engine driver alle 16:11 del 24 settembre 2008 ha scritto:

sinceramente i primi queen non ce li sento proprio qui dentro. è vera l'estrema somiglianza in certe parti con gli Arcade (che non riesco proprio + a digerire)...quindi dovrebbe farmi cagare , ma invece si lascia stranamente ascoltare