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R Recensione

7/10

Cate Le Bon

CYRK

Carina lei, ti ammazza subito con un pezzo come Falcon Eyed, intriso di Velvet Underground fino al midollo, per farti entrare nella maniera più subdola nel suo mondo scarno, consacrato alla comunicatività schietta. Femme fatale, si. Il punto di forza è però, approfondendo l'ascolto, il potpourri di influenze sapientemente infilate nella formula di Cate Le Bon: la scheletricità devoluta degli Young Marble Giants, le filastrocche vintage di Laetitia Sadier, l'anima rock'n'roll e quella krauta che screziano oltremodo questo CYRK, sophomore della promettente artista gallese.

 

Per cui accanto a filastrocche stralunate come Greta, avvinghiata in spire pulsanti e soffusi umori al cloroformio, troviamo folk rock eccentrici (la bella e solare Fold the Cloth, con le sue aperture melodiche che aprono su paesaggi lunari più che campestri), filastrocche sgangherate (Cyrk, Julia), ballate reediane (The Man I Wanted) e pezzi di grande impatto emotivo e dalla raggiunta stazza d'autore (Puts Me to Work, Through The Mill).

 

La costante presenza dell'organetto, la vocalità variegata, impegnata in un'espressività ora grave (bozzetti di Nico, rimandi -come già detto- alla Sadier) ora spensierata, un passo ciondolante tra arie di vaudeville e seriosità (indie)rock. Questi gli elementi caratterizzanti di un disco curiosissimo, dalle proprietà balsamiche capaci di rivelarsi con calma, a più riprese, con il dovuto assorbimento. Un'artista con tanti assi nella manica: molteplici quindi le possibilità da sfruttare. Da tenere d'occhio, assolutamente.

V Voti

Voto degli utenti: 7/10 in media su 1 voto.
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C Commenti

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crisas (ha votato 3 questo disco) alle 0:18 del 30 aprile 2012 ha scritto:

di pessimo gusto !