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R Recensione

10/10

Peter Gabriel

Peter Gabriel 3

La foto di copertina elaborata dal famigerato team Hipgnosis, una polaroid trattata con graffi e gomme da cancellare durante il processo di sviluppo in camera oscura a deformare metà del volto del protagonista, una copertina da fissare con meraviglia, questa la cover del cosiddetto Melt album di Peter Gabriel, meglio conosciuto come Peter Gabriel 3, in realtà album senza titolo come i due precedenti e come sarà per il successivo quarto.  Tutto molto complicato.

Sempre più lontano dagli ex compagni Genesis, con due onorevoli album solisti alle spalle, in verità non pienamente soddisfacenti causa eccessiva ridondanza di alcune soluzioni, ispirazione latente in alcuni frangenti, produttori sin troppo invadenti (Ezrin/Fripp), affida la cabina di regia per la sua terza fatica in studio a Steve Lillywhite coadiuvato dall'ingegnere del suono Hugh Padgham, oggi dinosauri del rock ma allora brillanti cacciatori di suoni non stereotipati.

Rivoluziona di sana pianta il suo stile compositivo, registra su una mediocre batteria elettronica minimali ritmi etno, percussioni di varia provenienza, rumorismi random, da far scorrere come base mantrica per trovare la giusta ispirazione al piano, quando poi Larry Fast si presenta in studio con un rudimentale sintetizzatore Fairlight per Gabriel sarà una rivelazione divina dalla quale non si separerà più negli anni a venire.

Altra novità che segnerà inevitabilmente il sound del disco è l'assoluto divieto di uso di piatti della batteria, creare spazio nello spettro sonoro è la motivazione che ne darà lo stesso Gabriel, fatto sta che chi prenderà posto dietro i tamburi dovrà per forza di cose rivedere il proprio approccio allo strumento: nelle prime due tracce toccherà a Phil Collins far vibrare le bacchette, il resto del disco è affidato a Jerry Marotta.

La linea vocale cadenzata e rauca apre le danze per uno dei brani più tetri della raccolta, Intruder, thriller gotico dagli accordi chitarristici disadorni, diverrà una delle perle nascoste, almeno al grande pubblico, del repertorio di Gabriel; la successiva No Self-Control saltella in punta di piedi tra vibrafoni/marimba e ghirigori chitarristici in stile frippertronics, la voce spinge con naturalezza disarmante supportata da un invidiabile equilibrio del diaframma, il suono della batteria è poderoso, carico di eco ma strozzato dal noise gate (un compressore ricavato casualmente da Padgham) prima di liberarsi in tutte le sue onde, praticamente il marchio di fabbrica del disco, cupo e marziale dall'inizio alla fine.

Start è uno strumentale vicino al mood di Bowie e Eno della trilogia Berlinese ed introduce uno dei brani più conosciuti della discografia del nostro, I Don't Remember. Vocalizzi iniziali in Gabrielese, Robert Fripp ospite alla chitarra, l'unico brano in cui compare Tony Levin al basso (suonato con gli stick), si può fare rock anche senza sudare, incredibile ma vero.

La partenza di Family Snapshot è la cosa più vicina alla classica forma canzone di Gabriel, piano e voce conducono ad un crescendo melodicamente articolato e reso impervio da un ritmo turbinoso, trattasi di magia pura, senza retorica.

And Through The Wire si muove energica e danzereccia con Paul Weller ospite alla sei corde, molto più particolare Not One Of Us: chitarra ritmica di David Rhodes in evidenza, voce in gran spolvero, le liriche si soffermano sulla difficoltà di comunicazione e accettazione verso tutto ciò reputiamo estraneo al nostro sentire comune, finale movimentato con rullate impetuose del grande Marotta.

Games Without Frontiers, singolo di buon successo, ospita la voce di Kate Bush (presente anche in No Self-Control) anche se impiegata in modo marginale: è una gustosa pop song del tutto inusuale con chitarra disturbata, fischiettini da boy scout ed il synth ammiccante di Larry Fast che sul passaggio "if looks could kill they probably will" supera se stesso. Lead A Normal Life procede minimale e meditativa parente stretta del Brian Eno più criptico. Biko è il brano di un'intera carriera: influenzato in parte dall'ascolto casuale di Dollar Brand, musicista afro jazz, ma soprattutto dagli avvenimenti di cronaca che un paio di anni prima portarono il nome di Stephen Biko -tra i fondatori del Black Consciousness Sudafricano- sulle prime pagine dei quotidiani. L'opus, per dirla con le parole del protagonista, è un attestato di stima ed omaggio sincero ad un leader giovanile abile e colto ucciso in circostanze misteriose nel settembre '77; aperto dai canti funebri sudafricani registrati sul posto, il brano è dominato da una traccia percussiva elementare e senza variazioni per la sua intera durata, break di cornamusa, drone di synth e poco altro saranno sufficienti a farlo entrare nel mito; promossa dal grande riscontro di consensi ad inno anti apartheid per eccellenza, Biko sarà l'inizio del nuovo cammino di Peter Gabriel sempre più affascinato dalla commistione pop-rock-world tecnologia ed impegno sociale, prima che il tutto diventi furbescamente strumentalizzato.

"Peter Gabriel 3" è un'entrata trionfale negli anni 80, imprescindibile.

V Voti

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rael 9/10
Moon 8/10
lev 10/10
anam73 9/10
ROX 9/10
magma 10/10
REBBY 9,5/10
tecla 7,5/10
alekk 8,5/10
zagor 9/10
ThirdEye 9,5/10
B-B-B 8,5/10
loson 8/10
PehTer 9,5/10
Robio 8/10
Lelling 8,5/10
luca.r 8/10

C Commenti

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rael (ha votato 9 questo disco) alle 16:36 del 5 settembre 2007 ha scritto:

sono indeciso fra questo e il IV riguardo il migliore, poi mi vengono in mente So e Us ed allora non so più cosa pensare, un grande!

Moon (ha votato 8 questo disco) alle 18:58 del 15 settembre 2007 ha scritto:

ottimo

Holzwege (ha votato 8 questo disco) alle 10:16 del 17 dicembre 2007 ha scritto:

Bella rece...unico appunto tecnico: Levin non suona il basso con gli stick, ma suona lo chapman stick, uno strumento sviluppato da Emmett Chapman per il free hands tapping. Gli "stick" sono i Funk fingers, ma Tony le userà per la prima volta in So...

p.s. la prima traccia registrata da Levin con lo stick per Gabriel si trova nel secondo lavoro di quest'ultimo, la canzone è A wonderful day in a one-day world...

Totalblamblam (ha votato 8 questo disco) alle 18:48 del 17 dicembre 2007 ha scritto:

per me il 4 è il più da seme

questo lavoro di gabriel ancora mi lascia "perplesso" su alcune soluzioni di arrangiamenti vaudevillici

per dire quel sax proprio non lo reggo come non mi è mai piaciuta solsbury hill tediosa e ripetitiva canzone...disco da otto

il IV è da nove

Holzwege (ha votato 8 questo disco) alle 19:00 del 17 dicembre 2007 ha scritto:

io trovo il terzo + equilibrato...IV ha dei picchi assoluti, ma anche enormi cadute di stile...E'poi il sax di Start è poco più che una boutade...

p.s. su soulsbury hill sono d'accordo. Al di là del valore biografico di quella canzone anch'io la trovo troppo celebrata, preferisco di gran lunga canzoni come Hundrum...

Dr.Paul, autore, alle 20:29 del 17 dicembre 2007 ha scritto:

holzwege grazie della precisazione sul chapman stick, anche se nel booklet della versione remastered del cd, levin è dato : "stick track 4". (ma nn è importante).

riguardo il vaudevillismo si nel I e II ok, il III lo trovo austero, senza orpelli!

Holzwege (ha votato 8 questo disco) alle 20:35 del 17 dicembre 2007 ha scritto:

Dr.Paul,una semplice precisazione da bassista oltre che da ascoltatore. Tra l'altro lo zio Tony è immorlatato ( senza baffi e giovanissimo ) a pag.7 del booklet mentre imbraccia lo chapman stick...ed è ben differente da un basso...

condivido vaudeville I e II, ma non il terzo...è bello Punk, sotto un certo punto di vista...

Totalblamblam (ha votato 8 questo disco) alle 15:57 del 18 dicembre 2007 ha scritto:

RE:

io credo che il IV dia e sia la sua svolta decisiva

il taglio netto con certo sound genesis che fino al III ancora un po' si sente

Di certo il III è un discone non lo sto negando ma non lo trovo perfetto come il IV che è davvero qualcosa di nuovo e originale per Gabriel e il rock

Non vedo cosa ci sia di punk nel III almeno dal punto di vista musicale...un sax e synths in un vero disco punk non lo trovi di certo

altri mi sfuggono se non quelli forse del suo look e di certe tematiche politiche

forse questo intendi Dr.Paul?

Holzwege (ha votato 8 questo disco) alle 17:10 del 18 dicembre 2007 ha scritto:

RE: RE:

allora...Punk per una certa rarefazione del linguaggio, fin allora ancora magniloquente e barocco...( chiamamoli residui genesiani ): il vero Gabriel incomincia con III.

Francamente "punk" era decontestualizzato e nn c'era alcun riferimento ad un presunto ( leggi inesistente ) ideltipo di album punk

Per quanto riguarda il sax nel punk ascoltati i Pop-group e poi dimmi...

Totalblamblam (ha votato 8 questo disco) alle 18:25 del 18 dicembre 2007 ha scritto:

RE: RE: RE:

mah onestamente non considero il pop group punk

il punk era già morto e sepolto

siamo già nella cosiddetta fase post-punk il pop group e di fatto un gruppo post punk a tutti gli effetti : miscela schizzata di free jazz funk reagge dub

e cosa c'entra la rarefazione quando il punk usa invece la logorrea? vedi testi di pistols clash damned buzzcocks di rarefatto non c'è nulla

onestamente di punk io nel III di Gabriel continuo a non venderci e sentirci nulla

Holzwege (ha votato 8 questo disco) alle 18:22 del 19 dicembre 2007 ha scritto:

RE: RE: RE: RE:

Io non parlerei proprio di logorrea...più che altro di una semplificazione del linguaggio...ecco perchè parlavo di rarefazione...Se vuoi che aggiunga post all'aggettivo con cui ho caratterizzato III. Comunque d'accordo sull'importanza di Passion...

Totalblamblam (ha votato 8 questo disco) alle 20:52 del 19 dicembre 2007 ha scritto:

RE: RE: RE: RE: RE:

si e no con quello che dici sui testi

comunque il discorso è più complesso e siamo OT

aggiungere post ora al III è troppo tardi

e forse anche non va bene ahahhah

chiamiamolo art-rock come alla fine tutti i suoi dischi

Holzwege (ha votato 8 questo disco) alle 21:04 del 19 dicembre 2007 ha scritto:

RE: RE: RE: RE: RE: RE:

chiamiamolo art-rock per la pace di tutti...

Dr.Paul, autore, alle 20:41 del 17 dicembre 2007 ha scritto:

si la foto ok, ma è una foto di concerto, cmq non insisto, semplicemente non me la sono sentita di "andare contro" le linear notes ufficiali del cd!

Dr.Paul, autore, alle 20:03 del 18 dicembre 2007 ha scritto:

no stokerilla io non ho parlato di punk in gabriel eheh!

riguardo il pop group si ....genere post-punk, loro gli scritti politti, gang of four...quella parrocchia lì...

Totalblamblam (ha votato 8 questo disco) alle 22:17 del 18 dicembre 2007 ha scritto:

RE:

boh mi pare di averlo letto in uno dei tuoi interventi

non lo vedo più !che hai fatto qualche magia delle tue??

comunque us e up sono altri due grandi lavori di Gabriel di cui si parla poco , per non dire di Passion!!

lev (ha votato 10 questo disco) alle 12:45 del 17 dicembre 2008 ha scritto:

insieme al "IV" il miglior disco del buon peter. due opere d'arte, nonostante brani inutili come "and through the wire" e "kiss of life".

Il Cantastorie (ha votato 9 questo disco) alle 20:07 del 26 maggio 2009 ha scritto:

Yeah!

Un gioiellino senza eguali. Fantastico, come del resto tutta la discografia di Peter!

Bellerofonte (ha votato 9 questo disco) alle 18:09 del 13 aprile 2010 ha scritto:

Quando si parla di Gabriel penso sempre, chissà se i Genesis avessero afrontato diversamente i suoi problemi personali e lui fosse rimasto che altri capolavori avremmo potuto ascoltare. Una mente così geniale, una creatività da magic box.. Semplicemente immenso. I primi 4 album sono un crescendo in cui IV è davvero a mio parere un capolavoro assoluto (si nota dall'avatar penso )

Il suddetto è un grande album.. No self control, I don't remember, Intruder, and through the wire.. tutti pezzi superbi, particolare menzione per Giochi senza frontiere e Biko invece che a mio parere sono più che Stupende!

ROX (ha votato 9 questo disco) alle 19:11 del 12 gennaio 2011 ha scritto:

anche io sono indeciso se mi piace più questo album o IV o SO... decisamente un bellissimo album e poi c'è la musa Kate

magma (ha votato 10 questo disco) alle 17:14 del 29 febbraio 2012 ha scritto:

Che lo dico a fare: per me uno dei 5 dischi più belli degli '80. Innovativo, seminale, praticamente perfetto, sprizza genialità da tutti i pori, non c'è un secondo da scartare e tocca picchi altissimi (Intruder, Family Snapshot, Biko, No Self Control). Pietra miliare è anche poco. Una serie di collaboratori da brividi (l'amico Phil Collins e il fedelissimo Jerry Marotta alla batteria, l'adepta Kate Bush ai cori, l'onnipresente re cremisi Fripp alla chitarra in "I Don't Remember" e il grandissimo Tony Levin al basso, il tutto sotto la direzione del Peter Gabriel più ispirato. Toccherà livelli più alti solo nel 1989 con "Passion". Questo è tra i più grandi non ce n'è per nessuno, o quasi.

alekk (ha votato 8,5 questo disco) alle 18:16 del 2 febbraio 2013 ha scritto:

bellissimo. poi quando ascolto intruder con gabriel alla voce e collins alla batteria mi sale la commozione per i tempi passati..

zagor (ha votato 9 questo disco) alle 13:54 del 5 settembre 2013 ha scritto:

enorme, un pelo superiore a IV per me.

ThirdEye (ha votato 9,5 questo disco) alle 17:20 del 5 luglio 2014 ha scritto:

Eccezionale. Il Gabriel più grande...