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R Recensione

7/10

Suckers

Candy Salad

Frenchkiss festeggia il recente approdo dei Bloc Party nella propria label, ma punta forte anche su una band che, due anni or sono, possedeva tutte le carte in regola (nell’ordinario marasma iperattivo di nuove uscite) per imporsi come new sensation del sostrato indie globale - pur guadagnandosi, ad ogni modo, un fedele seguito e buoni riscontri di critica. Di chi stiamo parlando? dei Suckers, naturalmente.

E del loro art rock/pop from Brooklyn (piccolo inciso: la grande mela sempre più protagonista in questo inizio anno, per vitalità della sua ‘scena’: Hospitality, White Rabbits, Frankie Rose solo per citarne alcuni di buona fattura), intriso di dinamismo tribale multicromatico (Wild Beasts, Lord Huron), estasi pop-folk (Grizzly Bear) in confetti psych (Yeasayer, MGMT), più attitudine da new wave nevrotica.

Laddove il debutto lo si ricorda colmo di creatività isterica e frenesia art (pur mantenendo salde melodie e strutture ritmiche, per linearità), “Candy Salad” mostra fin da subito una solidità interna maggiore, fatto di composizioni più addomesticate (radiofoniche? ma “Roman Candles” e “Martha” non difettavano, in questo senso), piene in termini di sound e meticolose nelle intenzioni. Una volontà di osare, esteticamente, diversa rispetto al recente passato, che ha condotto il trio newyorkese ad un lavoro più maturo – con i pro e i contro del caso –, grazie anche alla mano di Matt Boynton, in produzione.

Ed un certo sopravvento sul loro tratto istrionico (Modest Mouse docet) è riscontrabile già nell’opening track “Going nowhere” (a piene mani nel dinamismo di casa Akron Family), in cui, con slancio epico, i nostri innalzano un crescendo possente, dal flavour shoegaze. Epicità ‘altra’ evidenziabile anche nelle chitarre (à la Dirty Projectors/ St. Vincent) di “Charmaine”, e nell’andamento (moderatamente) ubriaco-spensierato di “George” (perché no? Super Furry Animals in catarsi electro tribale). La maniera in cui si gioca con le melodie, le ritmiche e le armonie vocali (i raddoppi di Quinn Walker e Austin Fisher) appare simile a quella di “Wild Smile”, con in più passaggi e incursioni elettroniche (in certi casi ad introdurre i pezzi) del tutto nuove.

Nel mezzo, adorabile il tiro jangle pop (Real Estate e lo stesso Mondanile solista) di “Bricks to the bones” (tra i brani più compiuti del lotto), l’ossessività – da accenno d'ibridazione math - di “Figure it out”, così come il ritmo cadenzato su tappeti di organo e cantato vagamente glam di “Chinese Braille” (con la sua splendida saturazione, nel climax), o nella cristallina esuberanza (di pieni e vuoti) di “Leave the light on”.

C’è da evidenziare un notevole calo qualitativo nella parte conclusiva del lavoro: dispersivo l’electro-rock (weird/space) liquido di “Fighter planes”; poco ispirato lo stanco andamento pianistico di “Roses”. Bene "Lydia", invece, e il suo rock nell’etere (di tastiere) – tra i refrain più appiccicosi dell’anno.

Se confronto è necessario, “Candy Salad” lo perde con “Wild Smile”. Ciò, ad ogni modo, non toglie davvero nulla alla peculiarità, e all'ottima fattura del materiale qui proposto dai Suckers.

V Voti

Voto degli utenti: 7/10 in media su 5 voti.
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Teo 7/10
target 7/10
Cas 7/10

C Commenti

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target (ha votato 7 questo disco) alle 21:16 del 16 maggio 2012 ha scritto:

Il disco è minore rispetto all'esordio, ma di quella schiera di art-poppisti nordamericani (Yeasayer, MGMT, Born Ruffians ecc) rimangono gli unici che reggono ancora bene. Si sono normalizzati, vero. Ma per farlo senza perdere troppo, hanno fatto bene a puntare su melodie molto dirette, ripetute, doppiate da strumenti e cantato, fischi e riff (vd. "Chinese braille"). Dopo la prima volta che ascolti il disco hai questa impressione che ti sia stato appiccicato addosso un mucchio di melodie, magari non anthemiche, ma comunque infettive (a me piace molto il giro new romantic acciaioso di "Leave the light on", ad esempio, ma anche la svenevolezza di "Roses"). Piacevoli Suckers, più disimpegnati dei compari nobili (tipo Grizzly Bear), ma nel complesso sottovalutati.

Sor90 alle 16:29 del 17 maggio 2012 ha scritto:

Targ, ma il giro iniziale di Leave the light on non ti ricorda Whiplash dei Suede? Comunque le canzoni del player mi hanno convinto, lo ascolterò! Grande Mauro come al solito, se mi citi i Wild Beasts non posso mancare

target (ha votato 7 questo disco) alle 16:49 del 17 maggio 2012 ha scritto:

Mi manca 'sto pezzo, Sor... Dove sta?

Sor90 alle 17:26 del 17 maggio 2012 ha scritto:

RE:

Sorry sono rintronato, si chiama "Whipsnade" e sta nel fantastico cd 2 di "Sci-Fi Lullabies" Whiplash è dei Metallica ghgh

target (ha votato 7 questo disco) alle 17:38 del 17 maggio 2012 ha scritto:

Ah ecco, è che la discografia degli Suede non la conosco a menadito: magari m'era sfuggita... Qualcosa c'è, comunque, a risentirle, sì!

salvatore (ha votato 7 questo disco) alle 20:06 del 20 maggio 2012 ha scritto:

D'accordissimo su tutto: disamina, voto, piccolo calo nella seconda parte... Gran bel cd, anyway. Mi fa impazzire "figure it out"... Ci sono brani più belli, ma questo mi mette troppo di buonumore

salvatore (ha votato 7 questo disco) alle 20:07 del 20 maggio 2012 ha scritto:

dimenticavo,

recensione impeccabile

Cas (ha votato 7 questo disco) alle 11:25 del 15 giugno 2012 ha scritto:

molto piacevoli, questi suckers. fino a Charmaine tutto scorre liscio e fresco, poi però qualcosa s'incrina, come dici tu mauro... però buona proposta, e bravo a monitorare la schiera art-pop americana, sempre più interessante (ma mai quanto quella britannica, eheheh )