V Video

R Recensione

8/10

The Maccabees

Given to the Wild

I Maccabees: i britannicissimi indie-kids del frizzante Colour It In, quelli tutti schitarrate post-punk e ritmi serrati, quelli dei pezzi immediati e sbarazzini, seppur dotati di una profondità di vedute che faceva la differenza. Ecco, quei Maccabees non ci sono più. La ventata di art-rock/pop venato di indie che ha sferzato negli ultimi anni (Wild Beasts, ma soprattutto -in questo caso- Menomena) ha segnato profondamente i percorsi della band di Brighton, andando ad intaccare le strutture e la natura dei brani del terzo lavoro Given to the Wild, che di selvaggio -si sappia- ha poco nulla.

 

Domina altresì la pulizia ed un'eleganza compositiva che evidenzia l'attenzione a non caricare l'andamento dei pezzi con elementi (troppo) superflui. Il risultato sono tredici brani leggerissimi, garbati, dove le aggraziate rifiniture e cesellature non sono mai sopra le righe “limitandosi” ad abbracciare un'estetica essenziale e ricercata. L'equilibrio come mezzo e come fine, di questo di tratta. Certo, spesso l'essenzialità è più apparenza che altro: i brani sono in realtà ricchissimi e stratificati, ma non c'è nessuna ridondanza barocca, nessun eccesso vistoso. Ogni cosa è inserita con lo scopo di subordinarsi al fluire d'insieme, che è un fluire posato le cui proprietà sono disvelate lentamente.

 

Si prenda come primo esempio la punteggiatura compita di Glimmer: il reiterarsi di un arpeggio cristallino su cui va ad innestarsi un'armonia che vive di intrecci essenziali, di riverberi sullo sfondo, oltre che di una sessione ritmica solidissima (ottimo il lavoro di Sam Doyle alla batteria) ma sempre impegnata in un esercizio di misura. Elementi come i fiati e gli strascichi elettronici sono preziosismi tanto fondamentali quanto più riescono a non scavalcare l'ordinato equilibrio dell'insieme. La caratteristica vena anthemica della band si converte in una “dispersione” dei crescendo (una volta relegati nei chorus) risultante dall'ispessimento delle trame sonore, dalla scrittura articolatissima e complessa e da un profondo ripensamento nell'uso della voce (bravissimo Orlando Weeks per aver abbandonato un registro che pareva consolidato). Un'estetica completamente mutata, dove i sali scendi sono integrati in un discorso a tutto tondo, senza mai essere semplicemente “apici”, senza mai esaurirsi nel ruolo di climax, ma partecipando ad una complessità generale. Si prenda ad esempio Forever I've Known, con il suo ricercato lavorio chitarristico, o la splendida ballata di Ayla, o ancora l'energica Pelican: pezzi senza un vero e proprio centro, capaci di dar vita ad un'evoluzione costante, ad una lenta trasfigurazione che richiama e ingloba le propaggini di partenza. C'è anche un certo (lo so, è un eufemismo) richiamo alle melodie dei Coldplay (Heave), unito però ad una precisione e ad una creatività ben al di là (in ricchezza e originalità) dei meriti della band appena citata. C'è una tecnica d'assemblaggio di stampo “math” che conferisce ai pezzi una solidità quasi geometrica. Si prenda ancora l'eleganza cameristica di Slowly One, quasi una reinterpretazione di un brano dei migliori Elbow, o la straordinaria Child, dove confluiscono splendidamente -grazie ad una sensibilità garbatamente prog- tutti gli elementi descritti finora, per avere un quadro completo della situazione.

 

Non ultima la cura della produzione, affidata non a caso a personaggi estranei al sound originario di Weeks e soci: Tim Goldsworthy e Bruno Ellingham, provenienti entrambi dall'ambiente elettronico e dance, hanno sicuramente contribuito in maniera determinante alla resa tanto pervasiva di un suono particolarissimo e ad alta definizione (la bellissima Went Away, con la sua anima elettronica, e Unknow con il suo incessante pulsare, sono gli esempi forse più caratteristici per rendersi conto di questa svolta).

 

Per concludere, abbiamo di fronte un'imponente prova di metabolizzazione degli ultimi dieci anni (dieci? Facciamo anche venti!) di pop music inglese. Il risultato è quasi perfetto e si spinge oltre alla raccolta enciclopedica, facendo fluire forme e stili in un'ibridazione personale e spesso straniante. Un colpo da maestro che apre nuove strade all'art pop tutto e che va a consacrare i Maccabees tra le migliori proposte di questo 2012 appena iniziato.

 

V Voti

Voto degli utenti: 7,6/10 in media su 25 voti.
10
9,5
9
8,5
8
7,5
7
6,5
6
5,5
5
4,5
4
3,5
3
2,5
2
1,5
1
0,5
loson 8/10
Dimash 8/10
creep 9/10
4AS 7/10
igizu 10/10
target 6/10
motek 7,5/10
REBBY 8,5/10
teocapo 8,5/10
elisa14 7,5/10

C Commenti

Ci sono 23 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.

salvatore (ha votato 7 questo disco) alle 0:15 del 6 febbraio 2012 ha scritto:

Grande Matteo! Ottima recensione per un disco fantastico! E' da qualche giorno che lo sto ascoltando, ma devo ancora metabolizzarlo completamente... Tanto è piacevole all'ascolto, quanto è complesso nelle sue architetture!

target (ha votato 6 questo disco) alle 10:31 del 6 febbraio 2012 ha scritto:

E' un disco che avrebbe tutto per piacermi ma che continua a procurarmi quasi solo pesissima noia. Trame e architetture sonore ammirevoli, ma alle mie orecchie il resto (melodia, sentimento) langue. Ci ripasserò, masochisticamente.

swansong (ha votato 8 questo disco) alle 12:48 del 6 febbraio 2012 ha scritto:

Caspita! Dovessi votare i soli brani postati qui sopra, saremmo già dalle parti del 9..comunque, questi, da soli, sono già valsi la prenotazione d'acquisto a scatola chiusa! Complimenti e grazie a Matteo per la succulenta segnalazione!

hiperwlt (ha votato 7 questo disco) alle 22:20 del 6 febbraio 2012 ha scritto:

che dire: "feel to follow" la trovo splendida! il resto devo ancora ascoltare - tra un Matteo che intriga, e Francesco che mette tutto in ombra: vedremo chi la spunta

loson (ha votato 8 questo disco) alle 1:28 del 8 febbraio 2012 ha scritto:

La produzione è stellare, roba da trascorrere giornate intere a "setacciare" mentalmente suoni, intrecci, sfumature; le canzoni, invece, anche. Di più: le più belle di tutto il repertorio Maccabees, i cui due album precedenti, oltre ad essere a dir poco slavati in quanto a sound, a mio giudizio deficitavano anche sotto il profilo compositivo. Qui tutto è compiuto, tintinnante, traslucido: istantanea math-pop dove l'epica pop dei Coldpplay s'aggiusta confrontandosi con l'epica "post" degli Explosions In The Sky. Il risultato è una sorta di nuova epicità (quasi "morbida") per il pop inglese. Molto bella la rece, Matteo.

Dimash (ha votato 8 questo disco) alle 0:56 del 10 febbraio 2012 ha scritto:

"pezzi senza un vero e proprio centro, capaci di dar vita ad un'evoluzione costante, ad una lenta trasfigurazione che richiama e ingloba le propaggini di partenza"

..riassume tutto quello che c'era da dire.. Bravo Matteo (piacere), ma bravi ancor di più loro! manca solo di sentirli dal vivo tra qualche giorno

hiperwlt (ha votato 7 questo disco) alle 23:58 del 5 marzo 2012 ha scritto:

"while the ways of a child are whiled away, whiled away"

punti di contatto con l'estetica art pop made in uk degli ultimi anni sono tangibili, come evidenzi tu nella recensione, Matteo. derivativi i maccabees, per quanto detto e per altre matrici in cui si inseriscono (il math, il prog, certo post-rock), pur mantenendo una propria cifra, un proprio sound specifico (ottima la produzione): e questo è decisamente positivo. sul disco, in generale: ho trovato sublimi gli accumuli di tensione, e conseguenti sfoghi chitarristici e ritmici sul fluire delle composizioni (es.:"child" - sì, le trombe à la menomena -, ""feel the follow", "forever i've know"). magia "glimmer", tanto nelle quadrature ritmiche, quanto nel trasognato 'arpeggio cristallino': roba in cui mi farei cullare in eterno. album praticamente perfetto fino a "heave"; poi, cala parecchio a mio avviso (ad es., un pezzo come "pelican" se non lo trovo tremendo poco ci manca), ed è un peccato. 7 - quasi a malincuore.

bill_carson alle 12:31 del 6 marzo 2012 ha scritto:

esattamente come target

Utente non più registrato alle 20:24 del 16 marzo 2012 ha scritto:

Album piacevole che scorre via e "tiene compagnia" senza provocare sussulti. Brani come Child o Forever I've Known, illudono nonostante la sensazione di deja-vu; verso la metà dell'album la qualità cala in maniera evidente. A mio parere un 7 é più che sufficiente.

salvatore (ha votato 7 questo disco) alle 12:05 del 17 marzo 2012 ha scritto:

Credo anche io che da "heave" in poi l'album cali un pochino. E' anche vero, però, che "Forever I've known" (sembra di sentire davvero gli Arcade Fire più dolci), "Child" (qui ci sento addirittura l'algida sperimentazione dei Grizzly Bear, periodo colorato), "Feel to follow" (quello che si chiama un singolone di immediatezza e ricercatezza disarmanti) e le ballate "Ayla" e "Glimmer" sono veramente belli. Insomma, una piacevolissima sorpresa! Resta un po' di rammarico, a dirla tutta, ché se avessero giocato un po' più di fioretto e meno di alabarda (e mi riferisco a certe progressioni strumentali e vocali che mi risultano un po' indigeste) il risultato sarebbe stato ancora più piacevole. Band da seguire, sicuramente...

voto: 7,5

Utente non più registrato alle 11:19 del 18 marzo 2012 ha scritto:

RE:

Probabilmente mi mantengo più basso nel giudizio, perchè anche i due gruppi da te citati, non è che mi prendano più di tanto...

4AS (ha votato 7 questo disco) alle 12:21 del 20 marzo 2012 ha scritto:

Child è straordinaria (a parte il "pericolo" Coldplay dei primi minuti, sembra di ascoltare Chris Martin...) arrangiata in maniera impeccabile. Il disco rasenta il prog e il post-rock (!) in molti frangenti (soprattutto nella prima parte, la migliore). Qualche incertezza nella seconda parte, anche se Unknown è un altro gran colpo. 7,5.

swansong (ha votato 8 questo disco) alle 12:47 del 20 marzo 2012 ha scritto:

Piacevolissima sorpresa!

Concordo col parere positivo di quanti mi hanno preceduto nei commenti. Lo ritengo un gruppo molto interessante che, finalmente, ha qualcosa da dire e la dice bene. Non sono d'accordo sul supposto marcato calo della seconda parte del disco. E' che, piuttosto, come osservato da VDGG, Child e Forever I'Ve Known sono probabilmente le migliori e quindi, forse, "illudono"..ma non dimenticherei di sottolineare le splendide melodie in crescendo di "Go", con quella notevole chitarra solista sulla quale, perdonatemi la blasfemia, par di veder aggirarsi il fantasma di Steve Hackett..per me un 4 stelle che sono più un'8,5 che un'8.

hiperwlt (ha votato 7 questo disco) alle 15:55 del 15 maggio 2012 ha scritto:

si accennava dei maccabees sul forum: qui c'è il video del nuovo singolo, "went away" !

onestamente, a me non dice nulla (come tutta la seconda metà del lavoro): "child" o "glimmer" le avrei sicuramente preferite!

Cas, autore, alle 19:22 del 15 maggio 2012 ha scritto:

RE:

davvero non ti dice nulla? ma nemmeno un pochino? io trovo che sia uno dei pezzi forti dell'album o.O eheh questioni di gusti mauro, ci mancherebbe anche. grazie per la segnalazione però!

hiperwlt (ha votato 7 questo disco) alle 21:34 del 15 maggio 2012 ha scritto:

RE: RE:

non dico sia un brutto pezzo Mat - ha un bel giro iniziale/conclusivo (dura troppo poco, però) una buona 'saturazione' sullo scorrere (ma quel cambio ritmico a metà cosa c'azzecca?), un bel cantato espressivo (chris martin è sempre dietro l'angolo ehehe): però non mi prende completamente, cosa che tutte (e dico tutte) quelle della prima metà fanno al 100% - per me, fin lì, anche più di un otto. rimane un ottimo disco, anche tra i più rappresentativi nel rinnovamento indie-rock di quest'anno (quel che dicevi oggi sul forum, insomma). solo, c'è di meglio entro il disco secondo me... tutto qui

Franz Bungaro (ha votato 7 questo disco) alle 15:14 del 27 novembre 2012 ha scritto:

Uno degli album più sopravvalutati dell'anno, secondo me. A parte "Pelican" (bridge esclusi, perchè lì sembrano i Double you di please don't go) un pò Child e soprattutto GO, l'unico pezzo veramente molto bello...poi è un disco decisamente piatto, stucchevole, dove i massimi slanci li raggiungono quando scimmiottano i Coldplay. Intelligenti pauca.

Franz Bungaro (ha votato 7 questo disco) alle 15:15 del 27 novembre 2012 ha scritto:

con ciò, è implicito, il mio giudizio ridiventa 5. Quando si vota d'istinto!!!

Cas, autore, alle 18:41 del 27 novembre 2012 ha scritto:

come direbbero i francesi: c'est dommage...

loson (ha votato 8 questo disco) alle 21:52 del 27 novembre 2012 ha scritto:

"bridge esclusi, perchè lì sembrano i Double you di please don't go" ---> altro punto a favore dei Maccabees, eheheh

REBBY (ha votato 8,5 questo disco) alle 9:48 del 28 novembre 2012 ha scritto:

INDIE-EYE: "Come singolo invece avete scelto Pelican. A cosa è dovuta la scelta?"

HUGO WHITE (chitarrista della band): "Non pensiamo che quella canzone rappresenti il disco, però è la più diretta, ed è importante che un singolo abbia questa caratteristica. Le altre canzoni sono più profonde e necessitano di più attenzione, ma abbiamo bisogno che le radio passino la canzone. Non è un pezzo che odiamo, sia chiaro, ci piace, ma ci sembra qualcosa che rappresenta più ciò che siamo stati rispetto a ciò che invece siamo ora."

teocapo (ha votato 8,5 questo disco) alle 13:15 del 7 novembre 2013 ha scritto:

un paio di punti sopra i precendenti lavori dei maccabees, potrei ascoltarlo per giorni e non diventerebbe stucchevole. tanta qualità compositiva e musicalmente molto stratificato, sicuramente necessita di più ascolti perchè meno immediato rispetto a Wall Of Arms e Colour It In. Devo dire che mi ha veramente stupito questo given to the wild.