R Recensione

6/10

The Tall Ships

On Tariffs & Discovery

Un anno di lavoro, questo il tempo costato a The Tall Ships, band statunitense al secondo lavoro in studio, per dare alla luce On Tariffs & Discovery, edito dalla Minority Records. Un anno durante il quale il trio se l'è presa comoda, trovando il tempo per curare il nuovo album in ogni sua sfumatura, impegnandosi a far convergere al meglio i differenti retroterra musicali di Steve Kuhn (chitarra e voce), Kyle Conwell (basso, voce) e Keith Andrew (batteria), provenienti da tre diverse zone degli States.

La distanza e il suo annullamento, questi sembrano essere i temi portanti di un album capace di definire chiaramente i propri confini grazie ad uno stile sufficientemente riconoscibile, espressivo e compatto. Un art rock chitarristico dove la perizia strumentale si misura in una matrice vicina al post-rock dei primi Mogwai (la bellissima e delicata All New Lows) e di certi Tortoise (quei fraseggi chitarra-basso in D for Dogs...), unita però ad un approccio alternative rock che connota la forma canzone dei brani. Insomma, da uno nocciolo pop si estendono diramazioni strumentali, orli, ghirigori e ricami di chitarra e articolate strutture ritmiche al limite del math. Prendiamo la prima Call Confessions: una partitura minimale e a maglie larghe di basso e chitarra è solo un preludio per un improvviso solidificarsi di tutti gli elementi attorno ad un tema capace di sprigionare in un attimo tutta la fragranza melodica trattenuta nei minuti prima. Così anche Oh Pioneers segue la stessa struttura, caratterizzata da strofe dove gli strumenti si impegnano in un ripetitivo tira e molla ritmico per poi colmare gli spazi di vuoto in occasione dei refrain, attorno ai quali si addensa il tutto.

Ad ascolti completati non possiamo che riconoscere la capacità dei Tall Ships di dar vita a pezzi piacevoli e ottimamente curati (di cui il meglio è offerto dalle già citate All New Lows e D for Dogs). La nota di demerito sta però in una povertà di soluzioni innovative e in un'incapacità di discostarsi dalla stessa modalità di sviluppo dei brani, cosa che costringe i pezzi a poggiare tutti sulle stesse trovate armoniche e melodiche, facendosi spesso ripetitivi. Il bicchiere è dunque mezzo pieno (o mezzo vuoto): vediamo se il liquido si troverà a fermentare o ad evaporare...

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