R Recensione

4/10

Bad Lieutenant

Never Cry Another Tear

Bernard Sumner, nato a Manchester nel 1956, ha fondato nella sua vita quattro band. Due di queste, i Joy Division e i New Order, hanno fatto la storia della musica. La terza, gli Electronic, lo ha visto accanto a un’altra mente pensante del pop anni ’80, Johnny Marr: i tre dischi scritti assieme all’ex Smiths nell’arco di un decennio, pur impreziositi da collaborazioni eccellenti (Neil Tennant dei Pet Shop Boys per “Electronic”, 1991; Karl Bartos dei Kraftwerk per “Raise The Pressure”, 1996; membri di Doves e Black Grape per “Twisted Tenderness”, 1999), hanno dimostrato che qualsiasi progetto di Sumner si risolve nei New Order meno Peter Hook. La quarta band fondata dal mancuniano sono i Bad Lieutenant, il cui debutto non fa che confermare l’assunto appena esposto.

I Bad Lieutenant sono ufficialmente in tre: Bernard Sumner, Phil Cunningham (chitarrista aggiunto ai New Order dal 2004) e Jake Evans (il cui solo segno particolare è di provenire da Macclesfield, come Ian Curtis). Al disco collaborano l’altro ex New Order e Joy Division Stephen Morris (batteria) e Alex James dei Blur (basso). Rileggendo le dieci righe che ho appena scritto in una sorta di trance biodiscografica, mi accorgerei di aver citato i nomi che hanno scritto il pop inglese (e non solo) degli ultimi trent’anni, ma preferisco non farlo, perché mi ferirebbe ricordare quanta storia ci sia dietro un disco così mediocre.

Che ogni progetto alternativo ai New Order abbia finito per suonare New-Order-meno-qualcosa è palese: anche i Monaco di Hooky erano un nostalgico rimescolamento neworderiano a cui mancava il songwriting di Sumner, per non parlare poi di tentativi minori come quelli di Revenge o The Other Two. Perciò, quando Hook e Sumner due anni fa, dopo il deludente “Waiting For The Sirens’ Call” (2005), bisticciarono e questionarono sul futuro della band a suon di minacce legali, si intuì subito che i tempi sarebbero stati bui a lungo. Mentre Hook sta ancora lavorando al suo progetto Freebass, questo “Never Cry Another Tear” può solo ribadire quanto l’avanzamento degli anni abbia isterilito le capacità creative di Sumner, riducendolo, di fatto, a un discreto cacciatore di melodie.

Le dodici canzoni di questo lavoro stazionano in un pop rock radiofonico senza pretese, non diverso da quello proposto dagli ultimi Electronic o dai New Order più chitarristici (e minori) dell’ultimo decennio. Synth e tastiere passano decisamente in secondo piano, facendo risaltare come le tessiture di chitarra, pur curate e di per sé inappuntabili, manchino del sostegno melodico costituito dal basso di Hook. Qualche buon pezzo c’è (“Sink Or Swim”, “Twist Of Fate”, “Summer Days Of Holyday”), ma la media, in quanto a scrittura, è tristemente bassa, e nei pezzi cantati da Evans (“Shine Like The Sun”, “This Is Home”) è pure peggio. Il ragazzo, in realtà, aggiunge un paio di numeri tra Oasis e The Verve (“These Changes”, “Head Into Tomorrow”) che spezzano i deja-vù di Sumner, pur non apparendo così geniali come quest’ultimo, in veste di talent scout, vorrebbe far credere. A variare il canovaccio compare poi un’armonica (“Dynamo”, “Shine Like The Sun”), qua e là gli interventi elettronici si fanno più invadenti (nella discreta “Poisonous Intent” e in “Walk On Silver Water”), ma non c’è redenzione, neppure nelle ballate (“Running Out Of Luck”, “Runaway”) che, piuttosto, mettono in risalto la banalità delle lyrics sumneriane, suo eterno tallone d’Achille.

Difficile obbedire al messaggio del suo titolo, perché questo disco fa piangere eccome. Fa piangere il cuore.

 

Sito ufficiale: badlieutenant.net/

Myspace: www.myspace.com/badlieutenantmusic

VIDEO: "Sink Or Swim"

 

V Voti

Voto degli utenti: 6/10 in media su 2 voti.
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REBBY 6/10

C Commenti

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REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 8:45 del 21 dicembre 2009 ha scritto:

Io che, a differenza di Francesco, sono poco meno

che coetaneo di Sumner e Hook, il "lutto" l'ho

subito già dopo la dipartita di Ian Curtis e, in

diretta, ho pensato che ai New order mancasse

qualcosa (troppo) e sono passato ad altro, ponendo

poco o nulla attenzione all'opera degli stessi

(sbagliando a posteriori, visto che almeno un

paio di album sono tutt'altro che trascurabili..).

Forse per questo "peccato originale" (senso di colpa eheh), pur condividendo grosso modo il

contenuto della recensione di Francesco (anche per

me dopo un buon inizio, guarda caso i 3 "buoni

pezzi" che cita lui + This home che a lui non piace, si affloscia e molto risollevandosi solo

con These changes) non me la sento di usare tutta

quella "cattiveria". D'altra parte dovessi dare 4

a tutti quegli album, che ho ascoltato a modo, dove metà delle canzoni sono da bannare sai che strage ... Alla fine 5 canzoni carine ci sono,

quindi (di questi tempi): sufficiente. D'altra

parte alla sua (mia) età che vuoi pretendere? eheh