R Recensione

5/10

Golden Smog

Blood On The Slacks

La notizia un po’ sorprende: dopo gli otto anni di attesa per Another Fine Day (2006) eccoti subito dopo spuntare un nuovo disco per i Golden Smog. Formazione che certo non si può definire prolifica, consapevolmente considerata dai suoi componenti come un momento d’incontro e non come impegno costante.

Confermano questi presupposti le origini del gruppo, nato all’inizio degli anni’90 come cover band (di un certo spessore, ma sempre cover band), e l’andirivieni dei musicisti facenti parte il progetto (Jeff Tweedy non è con loro in questo lavoro) se si esclude la presenza regolare di Gary Louris (Jayhawks) e Dan Murphy (Soul Asylum). Non li hanno confermati invece l’importanza e la bellezza del già citato Another Fine Day, che ha dimostrato come questi navigati “ex-qualcosa” non ritengano i Golden Smog esclusivamente un ripiego.

C’è da dire però che qui non si va troppo lontano. Le canzoni sono piacevoli, ottimamente suonate, ma sono fin troppo palesemente la coda del precedente disco. C’è un po’ di tutto: dai classici pop-rock (Can’t even tie your own shoes, Look at you now) dei quali gli autori sono stati tra i migliori esponenti nel decennio passato, ai richiami country e folk (Without a struggle, Look at you now), alle breve dissonanze acustiche sparate nella finale Insecure. Se ci aggiungiamo un classicone come Starman di David Bowie e la rivisitazione acustica di Tarpit dei Dinosaur Jr il prodotto è confezionato alla perfezione, ma non può entusiasmare.

Mancano la compattezza e il filo conduttore che hanno dato coesione al variopinto precedente lavoro, dove i nostri erano stati capaci di creare un collage armonioso di tutte le loro influenze (e sono tante, dai beatles al grunge almeno). Provate allora a condiderare gli otto brani di Blood On The Slacks come un surplus, qualcosa di non dovuto, almeno così riuscirete ad apprezzare questi 24 minuti sperando di non dover aspettare altri otto anni.

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