R Recensione

9/10

Kasabian

Kasabian

1989. Manchester. Cinque proletari incazzati incantano il mondo intero con il loro splendido esordio. Un misto di chitarre byrdsiane e beat dove il cantato sfacciatamente “stonato” di Ian Brown, la coloratissima chitarra di John Square e il basso incalzante del camaleontico Gary Mounfield da tutti conosciuto come “Mani”(passato poi, a giochi ormai chiusi, alla corte dei Primal Scream del “drogatissimo” Bobby Gillespie) trovano la loro massima espressione artistica.

Di li a poco, Manchester diventerà “Madchester” ovvero la capitale del baggy.

Un movimento prettamente inglese che cercava di rispondere al verbo imperante del grunge proveniente dagli Stati Uniti.

Difficile dimenticarsi degli Stone Roses

Sicuramente non se li sono dimenticati i Kasabian, che devono gran parte del loro successo ai “Roses” e alla loro svolta epocale. Il connubio tra dance e rock, due anime fino ad allora apparentemente inconciliabili, trovano il giusto equilibrio in un disco seminale dove il tabù di sempre viene definitivamente sfatato una volta per tutte, facendo storcere il naso ai puristi del rock e influenzando generazioni e generazioni di musicisti…

2004. Leicester (si, avete letto bene Leicester, non Manchester…) Come spesso accade da quelle parti, il “gossip” e le “chiacchiere” arrivano prima della musica.

L’atteggiamento “burrascoso” e “irruente” del gruppo attira orde di giornalisti in crisi d’astinenza da “marachelle alla Gallagher”, che rischiano di fare passare in secondo piano le reali potenzialità di questi cinque ragazzi.

Potenzialità che trovano finalmente il riconoscimento di pubblico e critica con il singolo pluripremiato “Lsf” (Lost souls forever) che contribuisce in modo massiccio nel dare ai nostri il giusto slancio per il meritato successo planetario, riuscendo finalmente per la prima volta, a far si che sia la musica a far parlare di loro e non le dichiarazioni al vetriolo che il gruppo era solito rilasciare…

Ancora oggi, a tre anni di distanza, lasciano di stucco la maturità e la capacità decisamente fuori dal comune nel saper costruire un impasto sonoro costituito da tappeti elettronici, atmosfere che hanno un non so che di sinistro e un certo retrogusto psichedelico/indiano. Canzoni che riescono a trasportarti in un mondo parallelo e a distaccarti momentaneamente dalla realtà.

Prendendo un po’ qua e un po’ la dai già citati Stone Roses e Primal Scream, aggiungendoci un pizzico di psichedelia e una buona dose di personalità, il disco risulta comunque molto compatto nei suoni e nella qualità delle composizioni.

Il terzetto iniziale è micidiale e rappresenta sicuramente l’apice del disco…

Cloob foot” è un ottimo modo per aprire le danze, grazie a quel basso distorto e martellante che ci fa capire fin da subito chi sarà il protagonista indiscusso di questo disco.

La voce di Tom Meighan, arrogante, sfrontata e piena di se, ha lo stesso effetto di un sinistro che ti arriva dritto allo stomaco e ti lascia per qualche secondo senza fiato.

Si prosegue con la “danzereccia” “Processed Beats”, dove un ritornello dal retrogusto arabeggiante, orecchiabilissimo e difficile da dimenticare ci introduce un verso “rappato” decisamente cool sorretto da un ritmo ballabile parente stretto del baggy.

“Reason it reason” invece ci svela l’animo più rock’n’roll del gruppo, riuscendo persino ad evocare dei Black Rebel Motorcycle Club in overdose da club e i “soliti” primal scream più “elettrici” per un pezzo davvero carico di adrenalina.

Chiuso il terzetto delle meraviglie, è già ora di immergerci nella suggestiva “Id” divisa in due parti distinte ma comuni tra loro. La prima strumentale ed elettronica decisamente più cupa e tetra dove il gruppo pare divertirsi in esperimenti elettronici ben riusciti, la seconda invece più “aperta” e “pop” (nel senso buono del termine ovviamente) .

Dopo il singolo “L.s.f.”, già citato in precedenza, seguono le apprezzabilissime “Running Battle” e il suo riff acustico, i nastri suonati al contrario della psichedelica “Test Transmission” e “Cutt off” nella quale vengono “ripresi” il rappato à la “Processed Beats” e i cori “orientaleggianti” vera e propria “ossessione” del gruppo.

Come già accennato in precedenza, la maggior parte del lavoro in questo disco viene svolto da un basso sempre in primo piano con le sue linee melodiche accattivanti e mai banali e una produzione davvero impeccabile, che riesce a dare un “suono” riconoscibile dalla prima all’ultima nota.

Unico neo, se proprio vogliamo trovarne uno, è la durata relativamente troppo breve del finale nella conclusiva “Uboat”, un crescendo di voce e suoni davvero irresistibile che forse avrebbe meritato qualche divagazione psichedelica in più…

Difficile non rimanere affascinati da cosi’ tanta bellezza…

Il disco infatti è sicuramente tra le uscite più interessanti dell’anno, una promessa (per intenderci, non la solita fittizia “next big thing”) che aspetta soltanto di essere confermata…

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Voto degli utenti: 6,9/10 in media su 24 voti.

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Kecco (ha votato 8 questo disco) alle 14:01 del 16 marzo 2007 ha scritto:

Kecco

Recensione molto buona.

Cas alle 12:22 del primo settembre 2007 ha scritto:

nove? ma allora lo devo ascoltare!

Sor90 (ha votato 9 questo disco) alle 22:24 del 3 giugno 2009 ha scritto:

Successo strameritato, sound inconfondibile (l'ossessione per i cori orientaleggianti spero non la perdano), la seconda parte è più impegnativa ma ugualmente bella. Grande recensione, anche per il fatto di avermi ricordato che esistono...

Mr. Wave (ha votato 7 questo disco) alle 21:11 del 14 luglio 2009 ha scritto:

7.5

Roberto_Perissinotto (ha votato 7 questo disco) alle 20:29 del 5 maggio 2010 ha scritto:

Ti senti i primi tre brani, bei ritmi, ritornelli catchy e ti chiedi: ma questi inglesi ci sono o ci fanno? Poi arrivi alla splendida accoppiata I.D./LSF e capisci che sì, ci sono eccome. Un disco davvero gradevole e sicuramente da esplorare,anche se la ricchezza di spunti e suggestioni non è supportata da una ricerca sonora totalmente consapevole...insomma, le buone idee non vengono sviluppate in quella maniera che lo avrebbe reso un capolavoro della nuova ondata britannica.

H2O_LUCA (ha votato 10 questo disco) alle 12:55 del 27 aprile 2011 ha scritto:

Sea

L'esordio che tutti vorrebbero