R Recensione

7/10

The 1990s

Cookies

I singoli del 2006 non avevano fatto breccia sull’animo di chi scrive, che aveva reagito in modo piuttosto ispido e diffidente nei confronti del rockettino dei 1990s, terzetto composto da elementi perlopiù molto brutti, che in questo 2007 vede l’uscita del suo primo lavoro, “Cookies”.

Non era nemmeno tanta la voglia di ascoltare il disco, a dirla tutta, a causa delle credenziali di cui sopra. Non è la prima né sarà l’ultima volta che si deve ricredere.Cominciamo dai suoni. Le frequenze alte e le ultime 3 corde della chitarra , sol si mi per intenderci, spadroneggiano, non lasciando quasi spazio alle povere sorelle corde mi la re, creando cosi un fuzzatissimo fuzzio degno dei Jesus And Mary Chain.

Nonostante questo il basso e la batteria si presentano corposi e perfettamente complementari alle acute chitarre.La tipologia di canzone che tirano fuori è abbastanza classica, come è classica anche l’eccitazione che provoca nell’ascoltatore.Rolling Stones, Primal Scream e contorno composto da arie di brit pop agosto ’95.Nell’album, che si presenta con una coerenza e continuità notevolissima, coesiste una costellazione di stelline, ognuna delle quali svolge appieno il suo compito di tassello in un buon e solido disco.Parliamo delle gioiosamente ubriache “See you at the lights”, “Arcade Precint”, “You’re supposed to be my friend” (quest’ultima già semitormentone in terra albionica).

A queste si aggiungono le più tirate “Switch”, “Pollokshields”, ”Thinkin of not going” (che narra dell’ozio didattico così familiare a, sono sicuro, gran parte di noi).Accennano pure alle droghe (leggere) con una ballatina che strizza l’occhio a una psichedelia piacevolmente acerba in “Weed”.Durante l’ascolto a tratti si ha l’impressione che i 1990s si crogiolino volutamente nella volontà di dare l’impressione di non saper suonare e cantare, precisamente a causa delle sostanze assunte.Ci riescono e creano un effetto niente affatto malvagio, andando a ripescare in un fiume dove da un po’ più nessuno pescava, cosa che in questi tempi di overdoseanni ‘80, non può che essere considerata positiva.

Come al solito il recensore si preclude qualsiasi giudizio sulla longevità del gruppo: fattore (temporaneamente) trascurabile per un piacevolissimo disco rock come questo.

V Voti

Voto degli utenti: 5,3/10 in media su 3 voti.
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REBBY 5/10

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