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R Recensione

7/10

Omosumo

Surfin' Gaza

Surfin' Gaza, debut album del trio Omosumo (Angelo Sicurella alla voce e all'elettronica, Roberto Cammarata alla chitarra e Antonio Di Martino al basso), sembra essere un eccentrico e dinamico laboratorio di rinnovate istanze mediterranee. Partendo da una Sicilia che da tempo è casa madre per molti validi nomi del nuovo pop italiano, il progetto Omosumo esplora con trasversalità un suono apolide, difficilmente localizzabile eppure dichiaratamente ancorato a ben definiti lidi: parliamo delle coste di Gaza, dove fino a poco tempo fa il Gaza Surf Club tentava di unire israeliani e palestinesi a cavalcioni delle onde. Un tentativo affondato, o almeno così pare, con l'ennesima sanguinosa offensiva israeliana.

Surfin' Gaza da' così voce alla sorpresa di quello che appare come un ingenuo tentativo pacificatore in un contesto di massacro: un mood leggero che, episodicamente, si inarca in una cupa inquietudine, votata però all'evasione e alla fuga, mai all'attestazione realista. Basti la prima“Yuk” ad introdurci a questa singolare atmosfera: un elettropop chiaroscurale a base di synth liquidi, ritmica austera e bassi rigonfi, dove il falsetto di Sicurella ripete un augurio (“bukura, inshallah”: “domani, se Dio vuole”) che suona beffardo, così riverberato e quasi incassato, assorbito, nelle spire dance che sussultano e nei tremolo liquidi delle chitarre.

Un album estremamente vario, che si snoda tra soffici filastrocche (il dream pop di “Walking on Stars” o la briosa “Nancy”, tra gli apici del disco), elettronica sperimentale (“Waves”, con i suoi glitchismi e i rimandi radioheadiani), psichedelia tribale ed ipnotica (“Surfin' Gaza” e la splendida “Ahimana”, sorta di rave in salsa arab-krauta), IDM sontuosa alla Port-Royal (“Nowhere”), e ottime prove di etno-cantautorato (“Dovunque Altrove”, dove i rimandi sorrentiani -non isolati: si prenda anche “Yuk”- si sposano con un sax contorto che è nel contempo free-jazz e mediorientale).

Con la granitica “Atlantico”, accumulo di fuzz e distorsioni, linee di sax e striature di synth, si conclude un lavoro che proprio nell'assenza di un vero e proprio centro trova il suo fascino. I brani si susseguono in un flusso ondeggiante che mescola stili e personalità dei tre musicisti, legando il tutto in una stretta sicura ma mai ad una sola direzione. Si respira una grande libertà, dunque, nel progressivo prender forma di un album che va salutato come una graditissima sorpresa.  

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Voto degli utenti: 7,5/10 in media su 1 voto.
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C Commenti

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Franz Bungaro (ha votato 7,5 questo disco) alle 9:40 del 9 ottobre 2014 ha scritto:

Med(ideterranean) synth pop con i fiocchi. Ottimo disco. Ottima recensione.