V Video

R Recensione

5/10

Powerdove

Do You Burn?

Una lunga e sfibrante maratona al rallenty. Uno scricchiolare di folk primitivo che accosta al vibrare ferruginoso delle corde i principi di minimalismo e reiterazione. Accordi minimi, progressioni zoppe, impro impastata in riverberi e crash di moto circolare. Tutto questo è Annie Lewandowski, in arte Powerdove.

Un disco, questo Do You Burn?, concepito durante il passato tour europeo, essendo i pezzi stati scritti in buona parte nell'Hampshire, in Gran Bretagna, ma partorito grazie all'apporto di John Dieterich (Deerhoof) e Thomas Bonvalet (L'Ocelle Mare), che assieme creano il giusto tappeto sonoro per le evocazioni nebulose della Lewandowski. Ed è come ascoltare un incrocio tra Tony Conrad e Mount Eerie, il tutto aggiornato all'era (ormai passata) di Grouper e compagnia weird/avant-folk.

Un equilibrio difficile, raggiunto solo episodicamente, come nella bella carioca di Love Walked In, arpeggio d'ukulele frizzante in loop, fragranze di frutta secca, mood tropicale alla Panda Bear che incontra El Guincho. O nella delicatezza in arpeggio e macchie d'elettronica artigianale di All Along the Eaves. La magia si ripete solo a tratti, d'ora in poi. Si prenda la prima Fellow, sbilenco amalgama di feedback e pennate atonali di chitarre, cucite dalla litania della Lewandowski, in un continuo comporsi e scomporsi degli elementi armonici, o il delizioso intermezzo di Flapping Wings. Oppure i patterns concreti di Under Awnings, tra accordi di piano che si sviluppano annodandosi attorno ad una proto-sessione ritmica che conduce il tutto ad un buon addensamento melodico. Gli esperimenti sono diversi, ma il clima è lo stesso: Do You Burn? è una lenta litania ambientale a base di droni spettrali, California, un quadretto puntinista con tanto di strumenti preparati, Red Can of Paint, stralunata ballata per corde pizzicate, l'inconclusa Out of the Rain, dove l'intuizione melodica reca con sé troppi vuoti (voce e contrabbasso gli unici eventi sonori).

Frammenti, striature di colore, esperimenti timbrici, espressioni chiaroscurali di cantautorato free (e freak). Alle velleità intellettuali non si affianca però la scintilla di genio che un lavoro come questo richiederebbe. Una tavolozza di prova, uno schizzo, questo si può dire di Do You Burn? Un esercizio di stile poco stiloso che rischia troppo spesso di sgonfiarsi senza lasciare traccia. Non mancano però segni di una possibile maturazione, di un inizio di percorso. Si vedrà, nel frattempo l'aria di inconsistenza è fin troppo densa.

V Voti

Nessuno ha ancora votato questo disco. Fallo tu per primo!

C Commenti

Non c'è ancora nessun commento. Scrivi tu il primo!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.