R Recensione

7/10

Andrew Jackson Jihad

Can t Maintain

Dacché mondo è mondo il rock è ribellione e contestazione. E allora vale la pena spendere due parole sugli Andrew Jackson Jihad, un duo da Phoenix, Arizona, che sulla demistificazione di tutto e tutti basa la propria poetica e sull’antagonismo costruisce la propria musica. Non è casuale il riferimento alla jihad (anche Lindo Ferretti, d’altronde, quando non era ciellino, si proclamava islamico), né lo è la carica furiosa di politicamente scorretto, boicottaggio civile, allarmi nichilisti, demenzialità dissacrante, masochismo giovanile e pessimismo cosmico che pervade ogni loro pubblicazione dal 2004 a questa parte. Qui si va nella truppa militante del rock.

Al terzo studio-album sulla lunga distanza, il sound di Sean Bonnette (voce, chitarra) e Ben Gallaty (contrabbasso) continua a snodarsi attorno al nucleo di un folk-punk bruciante: immaginate i Neutral Milk Hotel con il passamontagna, i Titus Andronicus in uno split con i Built To Spill, i Ghost Mice che devastano un pezzo degli Okkervil River. Su 13 pezzi totali soltanto due superano i tre minuti, soltanto cinque hanno la batteria, nessuno scivola senza un pugno nello stomaco e una risata amara: è anti-folk, quello degli Andrew Jackson Jihad, ma è anche anti-everything (o post-nothing), perché tutto viene coinvolto per essere triturato, e lo stesso rumore viscerale del punk si trasforma in caricatura (la chitarra acustica prevale nettamente su quella elettrica). Lo dicono loro stessi, d’altronde: «We didn’t come here to rock, we came to disappoint you».

Al di là delle poche schegge fragorose (“Heartilation”, “We Didn’t Come Here To Rock”), a fare la differenza sono i pezzi in cui la strumentazione viene arricchita in stile indie-folk per risultati di pirotecnico citazionismo: ska-punk alla Madness con sax in “You Don’t Deserve Yourself”, dixieland bandistico con mandolino e trombone in “Odle(y) Tyme(y)”, puro Jeff Mangum in “Evil”, tra corni e violoncello, folk carnascialesco nell’esaltante “Self Esteem” . Le accoppiate acustica-voce possono valere sia come fendenti punk denudati (“Who Are You”) sia come ballate semiserie (“Love In The Time Of Human Papillomavirus”, “Love Will Fuck Us Apart”, “Truckers Are The Blood”), e tutto vale come l’affossamento di se stesso.

Nel mondo cantato da Bonnette manca l’autostima («and if you think you’re better than me you’re right»), trionfa la paura («this place has taken all my self-esteem and everybody is afraid of me»), l’amore latita («there’s no one to love, no one to trust in my life»), Dio chissà, ma inquieta («Don’t know if I believe in god but sometimes I pray because the way I was raised keeps me afraid»). Ed è proprio per questo che suonare con una pentola in testa e una bomba in tasca fa star bene.

 

Sito ufficiale: andrewjacksonjihad.com/

Myspace: www.myspace.com/andrewjacksonjihad

VIDEO

"Heartilation" (live in un treno): www.youtube.com/watch

"Sense, Sensibility" (live su un divano rosa): www.youtube.com/watch

"Self Esteem" (video non ufficiale): www.youtube.com/watch

V Voti

Voto degli utenti: 8/10 in media su 1 voto.
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KSoda 8/10

C Commenti

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paolo gazzola alle 13:50 del 22 settembre 2009 ha scritto:

Oibò, questo mi sa che mi piace molto. Alla ricerca..