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R Recensione

7/10

Palma Violets

180

Va bene, vi svelo un segreto: i Palma Violets non sono la band più figa del pianeta, e non sono nemmeno i nuovi messia del rock'n'roll. Insomma: che ce ne frega, a noi, dell'hype? Se ne è parlato tanto, a proposito dell'atteso esordio della band di Londra, di hype. Sembrava dovesse essere un evento imperdibile, quello dell'uscita di 180. Tuttavia, a conti fatti, è meglio affrontare un album con la mente libera, tanto dai pregiudizi quanto dalle attese pompate all'inverosimile. Un segno si può trarre da tutto questo: le aspettative sulla scena british sono comprensibili, visti i pezzi grossi sfornati negli ultimi anni. Eh si, c'è fermento, oltremanica. Si rileggono canoni e si sperimentano nuovi linguaggi pop. Lecito che i riflettori stiano lì puntati, pronti ad illuminare la next big thing di turno.

Veniamo alla band, ora. Si tratta di un vero e proprio flop? Assolutamente no. La loro formula pesca a piene mani dal garage rock revisited degli anni zero, da un power pop muscolare, debitore tanto di gente come gli Stranglers (l'interplay tra chitarra-tastiere) quanto ai più recenti Vaccines. La rilettura degli ultimi 30 anni di musica pop si dota di un tassello in più: se fondamentale o meno lo diranno gli anni a venire. Intanto, però, gli undici pezzi di 180 scorrono che è un piacere. A partire da Best of Friend, tutta tesa verso l'anthem liberatorio del ritornello, cantato a squarciagola, immerso nei riverberi e nella furia incendiaria delle chitarre. Con le tastiere di Step Up for the Cool Cats, su cui si avviluppa la chitarra solista, ci si fa contaminare da echi Spacemen 3, per poi lanciarsi in un indie-rock dal passo marcato e dagli accorti stacchi melodici che contribuiscono alla costruzione di un pezzo di sicura presa. L'anima Stranglers viene fuori in tutta la sua efficacia in All the Garden Birds, barocca e nello stesso tempo grezza, in grado di rimanere appiccicata nelle orecchie con la sua ammiccante sapienza melodica. Sebbene la formula non cambi, ogni pezzo è dotato di una sua personalità, di un suo perché. I pezzi killer sono tanti, la spedita Rattlesnake Highway, la strokesiana Chicken Dippers, la stupenda Last of the Summer Wine, emergente da una lunga intro e poi lanciata a mille nel suo jangle pompato, e ancora la solare Johnny Bagga' Donuts, fino alla lunga e dilatata outro di 14.

Un album che scorre che un piacere, cazzaro quanto basta per superare l'ansia da prestazione che gli si vorrebbe addossare dall'esterno. I Palma Violets catturano e divertono, dimostrando un'intuitività e un talento notevoli, sviluppando un discorso che lascia ben sperare per il futuro. Che ce ne frega dell'hype? Ci basta 180 dei Palma Violets.

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