Matrimia
Zivili
ivili, o meglio “alla salute”. Già, alla salute della musica e dell’incontro tra culture diverse. Questo è il messaggio dei Matrimia! Accostamenti inconsueti ma piacevolissimi di klezmer e gypsy, ritmi balcanici, zingari, arabeggianti, lontane vibrazioni reggae e forte impronta di chanson francaise e jazz manouche. La miscela non è affatto casuale ma è il risultato dell’incontro tra le radici dei diversi musicisti della combriccola: la fisarmonica di Daniele Tesauro e la voce del franco-algerino Davy Deglave in dolce compagnia del contrabbasso dell’olandese Marko Bonarius e del violino dello svizzero-siciliano Larsen Genovese, uniti a clarinetti, percussioni, chitarra manouche e bouzouki.
Eccetto l’espressione siciliana “mamma mia” racchiusa nel nome del gruppo, tecnicamente nei Matrimia non vi è traccia di folk siculo, eppure l’irruenza, la passione, l’ironia e il dramma creano il filo conduttore tra popolo siciliano e tratti balcanici, il ponte che collega sonorità così diverse ma tutte caldamente mediterranee.
Frenesia e romantica riflessione si alternano lungo tutto il percorso delle 13 tracce, ma se i primissimi 40 secondi in Tourne le monde, sembrano cullarti dolcemente, difficile non iniziare ad accennare qualche piccolo saltello nella successiva Zivili fino ad immergersi in una folle e stremante atmosfera danzereccia che permane in tutto il pezzo. Il tutto rallenta e si fa più cadenzato in Oublier il cui ritmo va a crescere fino a spingere alla ricerca di un compagno a cui stringere la spalla per unirsi in un sirtaki.
La pausa è breve e l’allegria riparte con la tradizione klezmer di Libes tantz e la vagamente tangheggiante Founduk. Il folk macedone in Kerta mangae dae, seguito da sonorità africane con clarinetto e percussioni in Akh Kwanda per poi tornare alla tradizione yiddish in Trellohaposervico.
Niente paura per coloro che non hanno più energie da spendere in scriteriati e incontenibili balletti, il disordine e l’euforia vanno estinguendosi verso la garbata e fluida Kshar guilane per poi passare la palla al chiacchiericcio di Communiquè e ai richiami patchanka di Jules Bonnot. Rivisitazioni reggae di temi klezmer in Tarrassology per poi terminare con R e la ripresa dello stesso walzer appassionato che apre la prima traccia.
Completato il sentiero non resta che badare all’estrema accuratezza compositiva, al minuzioso procedere sonoro e al giusto incontro tra attualità e tradizione alla quale forse non si fa caso durante la frenesia melodica.
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