V Video

R Recensione

8/10

Giardini di Mirò

Rise And Fall Of Academic Drifting

Il rock morì una ventina d’anni fa per mano degli Slint che con “Spiderland” giustiziarono al muro un genere che aveva profondamente segnato il Novecento. L’hard rock e il punk avevano esaurito la loro carica prorompente e gli Slint s’assunsero la responsabilità di dichiarare morto un corpo già esanime ed agonizzante. In Italia l’esempio più vivido ci proviene dai Giardini Di Mirò e dalla loro prima prova di studio, “Rise And Fall Of Academic Drifting” (dopo due EP autoprodotti), otto lunghi pezzi di quello che è stato definito con più o meno fortuna post-rock. Nel sound della band emiliana (sono nati nello stesso paese degli Offlaga Disco Pax) è possibile individuare reminiscenze noise tipiche dei Sonic Youth e lenti passaggi armonici tipici del post-rock nordeuropeo, finanche influenze drone caratteristiche di gruppi più eclettici come i Godspeed You! Black Emperor. Sta di fatto che questo lavoro si colloca certamente tra i migliori del panorama italiano del nuovo millennio.

La storia comincia sulle note di “A New Start (For Swinging Shoes)”, come fosse un annegamento nella noia dei tempi veloci, una spiazzante ma intensa dicotomia tra le genti metropolitane sempre smaniose di recarsi nei propri uffici e l’alienante flemma di chi a questo mito non vuole proprio crederci. Con “Pet Life Saver” (cantata da Matteo Agostinelli degli Yuppie Flu) abbiamo già il primo nocciolo del discorso: un brano che, tra grandi sviolinate ed una batteria in calmo incedere, ci riporta all’essenziale ritrovamento di sé: non c’è qui rimando al buddismo o al confucianesimo ma un attento e dovizioso esame della direzione che volens nolens abbiamo scelto. In “The Beauty Tipe Rider” le chitarre si fanno la corte per esplodere insieme in un commiato freddo e distaccato, quasi fossero due amanti di provincia dalla fedina penale sporca come la pece. Altro grande episodio in “Trompsø is OK” giacché l’esperienza dei Giardini Di Mirò si fa reale e concreta, annuendo al vizio degli accordi in croce e richiamando paesaggi nordici capaci di stringerci il cuore come in una morsa di catabatico elvegust.

Se esiste una seconda parte di “Rise And Fall Of Academic Drifting” essa comincia proprio con “Pearl Harbor” e non si capisce se in qualche modo c’entri col celeberrimo attacco giapponese alla sonnolenta base americana durante l’ultimo conflitto mondiale. Di sicuro il mood triste e malinconico della composizione non rallegra i nostri sensi, anzi li sprofonda nella successiva “Little Victories” (cantata da Paul Anderson), una canzone pregna di significati esistenziali, un elogio alle piccole vittorie quotidiane ed una congiura contro l’effimero che in esse si nasconde. La precarietà dei giorni è tema anche della eloquente title-track, dove al mellotron si mischiano gli FX analogici e le schitarrate si alternano con veemenza al clarinetto basso. Diversa la faccenda per quanto riguarda “Penguin Serenade”, una traccia dai risvolti nascosti, confusi ed arcani; in essa non c’è un vero e proprio intento narrativo quanto invece una più spiccata vena di inestinguibile dolore, di atroce sofferenza, di svogliata presa di coscienza, di agognata e non trovata felicità: la felicità della lontananza.

I Giardini Di Mirò hanno continuato a produrre grande musica ma la debordante originalità di questo lavoro rimane preziosa come la collana d’una nostra trisavola passata di mano in mano e giacente ancora lì, sul vecchio comò di legno massello, a ricordarci da dove veniamo per evitare di cadere nella tracotanza di questi tempi rampanti.

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Voto degli utenti: 8/10 in media su 12 voti.
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babaz 10/10
krikka 7/10

C Commenti

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Peasyfloyd (ha votato 9 questo disco) alle 0:14 del 25 ottobre 2010 ha scritto:

disco adorabile. Una pietra miliare del post-rock italiano. Bella rece

Cas (ha votato 9 questo disco) alle 0:18 del 25 ottobre 2010 ha scritto:

Concordo con Peasy e faccio i complimenti al recensore. Disco che personalmente AMO. Capolavoro mai eguagliato dai GdM e splendida gemma del post-rock tutto.

mrdrake alle 10:10 del 25 ottobre 2010 ha scritto:

Ho a suo tempo apprezzato, anche se rimango convinto si tratti di un disco dei Mogwai

Filippo Maradei (ha votato 8 questo disco) alle 10:29 del 25 ottobre 2010 ha scritto:

Gran bel pezzo di spaghetti/post-rock, forse il migliore mai uscito dal puzzolente buco italico: sincero e patetico (nella sua accezione positiva) dall'inizio alla fine. Interessante anche il disco di remix "The Academic Rise of Falling Drifters". Bella rece

ozzy(d) alle 12:49 del 25 ottobre 2010 ha scritto:

Avvincente quanto un primo piano su Lucia Annunziata.

Filippo Maradei (ha votato 8 questo disco) alle 13:44 del 25 ottobre 2010 ha scritto:

RE:

Solo per curiosità, Gulliver: cos'è che non ti piace?

ozzy(d) alle 13:48 del 25 ottobre 2010 ha scritto:

tutto il post-rock italiano mi fa addormentare, tra questi, il gatto ciliegia del vicolo miracolo e gli yuppie days dio ce ne scampi!

Marco_Biasio alle 14:01 del 25 ottobre 2010 ha scritto:

La recensione è molto buona, ma questo è un disco che ho sempre trovato enormemente sopravvalutato.

target (ha votato 8 questo disco) alle 14:12 del 25 ottobre 2010 ha scritto:

E invece a me è il disco è sempre enormemente piaciuto! "A new life", "Pet life saver" (splendido il finale elegiaco di violini) e "Trompso" le migliori. A trovare stucchevole è invece troppo post-rock italiano che a questo disco ha cercato di rifare il verso.

bargeld (ha votato 8 questo disco) alle 15:17 del 25 ottobre 2010 ha scritto:

Bel finale Francesco! Anche per me è un bellissimo disco.

Emiliano (ha votato 7 questo disco) alle 15:45 del 25 ottobre 2010 ha scritto:

Not my cup of tea ma è uno dei dischi preferiti del mio batterista preferito e quindi lo ho ascoltato0 insieme a lui decine di volte. Il resto del genere lo bazzico poco, comunque questo mi piace abbastanza.

mendustry, autore, alle 17:54 del 25 ottobre 2010 ha scritto:

Grazie per i complimenti. Rimango d'accordo sul fatto che gli Yuppie Flu siano un po' sopravvalutati ma Gatto Ciliegia Contro Il Grande Freddo e Port-Royal sono due band che amo e che trovo a loro modo geniali...

benoitbrisefer (ha votato 8 questo disco) alle 18:42 del 25 ottobre 2010 ha scritto:

Ottimo disco e molto bravi anche dal vivo (all'epoca presentarono il disco alla Flog in quel di Firenze); assai buona anche la recensione (nonostante il "catabatico elvegust"!!!)

skyreader (ha votato 8 questo disco) alle 10:43 del 26 ottobre 2010 ha scritto:

Derivativo finché si vuole, ma quando uscì aveva ancora senso la ricerca di una "via italiana" del post-rock: se fosse uscito nel 1998 sarebbe stato perfetto. Nella recensione saltare direttamente dagli Slint ai Gdm pare un po' un azzardo (anche se scontato una citazione dei Mogwai era quasi d'obbligo), ma le parole sono comunque funzionali al dare le dimensioni emozionali ancora prima che strumentali di questo gioiellino di musica italiana che molto seguito ha avuto. Ci sarebbe stato tutto un confronto (anche veloce) con la restante discografia dei Giardini e almeno con un lavoro importante come "Il Fuoco", fra le cose migliori prodotte dalla formazione.

"Pet Life Saver" resterà: anche il video resta un colpo di genio, semplice e poetico.

babaz (ha votato 10 questo disco) alle 12:51 del 26 ottobre 2010 ha scritto:

Il miglior disco di post-rock italiano!

Filippo Maradei (ha votato 8 questo disco) alle 17:54 del 26 ottobre 2010 ha scritto:

Ma del bellissimo "The Academic Rise of Falling Drifters" nessuno ne parla? E' strabello! *__*