R Recensione

7/10

Lightspeed Champion

Falling Off The Lavender Bridge

Solitamente la prima impressione riguardo all’ascolto di un nuovo album è scorretta ed incompleta, e necessita di un piccolo sforzo per superare i pregiudizi.

Così, all’ascolto dei primi minuti di questo Falling Of The Lavender Bridge, dei Lightspeed Champion (progetto solista dell'ex Test Icicles Dev Hynes), chi scrive ha subito pensato che si trattasse della solita robetta soft senza capo né coda, colpevole di speculare su di un senso quanto mai banale e scontato della melodia…ma si è dovuto presto ricredere.

Basta infatti aspettare un attimo e godersi lo sviluppo multicolore di Galaxy Of The Lost: l’inizio, volutamente sommesso e sdolcinato, si scrolla presto di dosso la banalità per catturare l’ascoltatore con un ritmo trascinante e votato ad una rincorsa sfrenata della melodia, ora incalzante e coinvolgente, capace di sfruttare al meglio un delicato pianoforte d’ornamento, un violino folk e un motivo quanto mai azzeccato di chitarra elettrica.

Tell Me What It’s Wrong è un perfetto brano indie-pop macchiato di folk, contrassegnato dai cristallini fraseggi delle chitarre, lasciate libere durante tutto il brano di scherzare tra loro, adagiate su una tappeto di organetto leggero e delicato. La struttura porta l’ascoltatore ad attendere con gioia i vivaci ritornelli, capaci di imprimersi, con i loro ritmi scanzonati e multiformi, nella mente dell’ascoltatore.

Il classicismo di All To Shit serve per introdurci alla successiva Midnight Surprise, un indie pop macchiato dagli interventi di una steel guitar in stile country, si libra in una lunga divagazione melodica che si sviluppa aggiungendo colori su colori ad un’esecuzione già di per se policromatica, si ferma di tanto in tanto per attimi di riflessione intimista affidati al piano per poi riprendere tutta la vivacità e ripartire con mille spunti che trovano la loro completezza in melodie tutto cuore, ma capacissime di raffinate doti tecniche, tra arrangiamenti azzardati e arpeggi intricati.

Devil Tricks For A Bitch riprende l’infatuazione da piccola orchestra d’archi di All To Shit, per svilupparla qui maggiormente, dando vita ad uno strano pezzo barocco in bilico tra sapori vaudeville. Il tutto viene però riportato nel contesto dall’intervento della tipica strumentazione rock, che lascia però presto lo spazio ad una lenta divagazione strumentale che funge da raccordo con la successiva I Could Have Done This By Miyself. L’atmosfera si fa ora un po’ più opprimente, più cupa e più marziale, a prova del fatto che i nostri sono dei maghi non solo nei cambi di ritmo…

Purtroppo le rimanenti 5 tracce non aggiungono molto a questo lavoro, rischiando spesso di ripetersi, o perlomeno abbassando un po’ il tono a cui ci eravamo abituati, limitandosi tuttalpiù ad affinare le trovate dei pezzi precedenti. Ma niente paura: il risultato è sempre un insieme di cinque gradevolissimi brani mai riempitivi.

Si tratta, per dare un giudizio complessivo, di un buon lavoro, non perfetto a causa della mancanza di quella maturità che raramente hanno i debutti ma sinceramente meritevole.

Poco male, avremo comunque un bel dischetto da ascoltare nell’attesa del prossimo lavoro, su cui non si possono che avere ottime aspettative!

V Voti

Voto degli utenti: 5,8/10 in media su 6 voti.
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rubens 7/10
target 6/10
REBBY 7/10
Zorba 3/10

C Commenti

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target (ha votato 6 questo disco) alle 11:33 del 31 gennaio 2008 ha scritto:

dai test icicles a qui

Devo ancora ascoltarlo, ma lo farò presto. In compenso, posso dire di essere stato uno dei pochi privilegiati che hanno potuto vedere i test icicles dal vivo, una settimana prima che si sciogliessero, e conservo tuttora il desiderio smodato di riempire di violenti calci sui lombi il qui redento dev hynes. Fu senza alcun dubbio il concerto più agghiacciante che abbia mai visto. Questa svolta indiefolk mi sorprende solo in parte: ormai va di moda fare gli eclettici. Mantengo, in ogni caso, una buona dose di diffidenza.

rubens (ha votato 7 questo disco) alle 13:27 del 31 gennaio 2008 ha scritto:

RE: dai test icicles a qui

Si, man mano che si smonta il baraccone new new wave , come sempre succede i reduci tornano a ripulirsi alla fonte della musica: si pensi anche al bassista dei Pretty Girls Make Graves e alla sua sortita come Cave Singers. Da notare comunque la forte (ed inevitabile) impronta english del nostro.

Disco comunque sopra la media.

Neu! (ha votato 5 questo disco) alle 21:42 del 31 gennaio 2008 ha scritto:

insignificante

REBBY (ha votato 7 questo disco) alle 7:40 del 18 febbraio 2008 ha scritto:

Concordo quasi completamente con la recensione. Il

quasi è dovuto al fatto che Dry Lips (una delle ultime 5 tracce) è, a mio giudizio, (con Tell me what it's wrong e Midnight surprise) uno dei vertici dell'album.