Raz Ohara and the Odd Orchestra
Raz Ohara and the Odd Orchestra
Sapendo che l’album che si sta per ascoltare è una miscela di folk acustico e pop elettronico, non può che venire l’acquolina in bocca immaginandosi brani poetici e sospesi capaci di farci tirare sospiri malinconici e di scavare nella nostra voglia di romanticismo e di raffinatezza.
Non è purtroppo così per questo nuovo album di Raz Ohara, songwriter di origine danese che bazzica però Berlino e dintorni, sotto il nomiker di Raz Ohara & The Odd Orchestra.
E non ci sono neanche tante cose da dire per la verità…
Cercherò allora di arrivare il prima possibile al punto: cosa manca a questo cd per farne un bel lavoro degno di nota?
Beh, quelle che si prestano all’ascolto sono undici canzoni dall’indiscutibile raffinatezza e pulizia formale, dalla semplice purezza tipica del personaggio e del genere. Ma il problema sta nel fatto che, una volta arrivati alla fine dell’album, si rischia di guardarsi alle spalle e di trovare il tutto un po’ piatto.
Insomma, a partire dalla banale ballata per chitarra acustica Happy Song, fino ad arrivare alla inconcludente litania pianistico/elettronica di Set On You, pare che il nostro Raz Ohara abbia peccato un po’ troppo in carenza di fronzoli, in arrangiamenti per lo più scarsi e in linee elettroniche ridotte all’osso.
Per dirla tutta sembrano proprio mancare ambizione e creatività.
E nel mezzo, tra le due tracce sopra citate, sta la conferma di quanto detto: una serie di pezzi tuttalpiù sufficienti, ma mai capaci di alzare la testa e distinguersi da una massa di convenzionalità.
La pessima Agony, un r&b banale ornato da altrettanto banali motivetti elettronici, la scialba The Case, che troppo timidamente si concede ad un’orchestrazione così mutilata e sottovalutata, l’insensata Counting Days, la cui impaurita informità sembra frutto di svogliatezza più che di una volontà aleatoria o sperimentale.
Per non parlare delle tracce strumentali, Fregment e Love For Mrs. Rhodes, che a causa della solita eccessiva timidezza nell’uso dell’elettronica e degli arrangiamenti facilmente paiono poco più che una coppia di riempitivi.
Una piccola eccezione è costituita dalla fresca e frizzante Kisses, dalla elegante One e dalla semplice e sbarazzina Wondering.
Ma non c’è niente da fare, la prova non è superata, anche se sembrano esserci delle buone basi.
Quello manca, alla fine, è il coraggio.
E allora forza! E speriamo che la prossima volta vada meglio….
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