R Recensione

5/10

Raz Ohara and the Odd Orchestra

Raz Ohara and the Odd Orchestra

Sapendo che l’album che si sta per ascoltare è una miscela di folk acustico e pop elettronico, non può che venire l’acquolina in bocca immaginandosi brani poetici e sospesi capaci di farci tirare sospiri malinconici e di scavare nella nostra voglia di romanticismo e di raffinatezza.

Non è purtroppo così per questo nuovo album di Raz Ohara, songwriter di origine danese che bazzica però Berlino e dintorni, sotto il nomiker di Raz Ohara & The Odd Orchestra.

E non ci sono neanche tante cose da dire per la verità…

Cercherò allora di arrivare il prima possibile al punto: cosa manca a questo cd per farne un bel lavoro degno di nota?

Beh, quelle che si prestano all’ascolto sono undici canzoni dall’indiscutibile raffinatezza e pulizia formale, dalla semplice purezza tipica del personaggio e del genere. Ma il problema sta nel fatto che, una volta arrivati alla fine dell’album, si rischia di guardarsi alle spalle e di trovare il tutto un po’ piatto.

Insomma, a partire dalla banale ballata per chitarra acustica Happy Song, fino ad arrivare alla inconcludente litania pianistico/elettronica di Set On You, pare che il nostro Raz Ohara abbia peccato un po’ troppo in carenza di fronzoli, in arrangiamenti per lo più scarsi e in linee elettroniche ridotte all’osso.

Per dirla tutta sembrano proprio mancare ambizione e creatività.

E nel mezzo, tra le due tracce sopra citate, sta la conferma di quanto detto: una serie di pezzi tuttalpiù sufficienti, ma mai capaci di alzare la testa e distinguersi da una massa di convenzionalità.

La pessima Agony, un r&b banale ornato da altrettanto banali motivetti elettronici, la scialba The Case, che troppo timidamente si concede ad un’orchestrazione così mutilata e sottovalutata, l’insensata Counting Days, la cui impaurita informità sembra frutto di svogliatezza più che di una volontà aleatoria o sperimentale.

Per non parlare delle tracce strumentali, Fregment e Love For Mrs. Rhodes, che a causa della solita eccessiva timidezza nell’uso dell’elettronica e degli arrangiamenti facilmente paiono poco più che una coppia di riempitivi.

Una piccola eccezione è costituita dalla fresca e frizzante Kisses, dalla elegante One e dalla semplice e sbarazzina Wondering.

Ma non c’è niente da fare, la prova non è superata, anche se sembrano esserci delle buone basi.

Quello manca, alla fine, è il coraggio.

E allora forza!  E speriamo che la prossima volta vada meglio….

V Voti

Voto degli utenti: 7,1/10 in media su 7 voti.
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rubens 8/10
REBBY 5/10

C Commenti

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SoulBrother (ha votato 9 questo disco) alle 19:15 del 11 febbraio 2008 ha scritto:

Perfetto

Non per contraddire l'ottimo Cas ma io, personalmente, l'ho trovato perfetto. Certamente non innovativo, sconvolgente o apocalittico. Ma, dal semplice punto di vista compositivo, perfetto. Uno dei migliori dischi cantautoriali sentiti negli ultimi mesi.

Cas, autore, alle 19:25 del 11 febbraio 2008 ha scritto:

mmm...

in effetti sulla rete non è stato poi così tanto criticato, anzi, è piaciucchiato in genere. ma io non lo digerisco proprio! insomma, non voglio ripetermi ma lo trovo di un'essenzialità che, invece di parere semplice risulta purtroppo alquanto piatta e insipida...ma ovviamente si tratta di gusti, ognuno dei quali è più che legittimo (anche se 9 mi pare un pò esagerato)

SoulBrother (ha votato 9 questo disco) alle 19:37 del 11 febbraio 2008 ha scritto:

RE: mmm...

9 è un voto molto alto, lo ammetto: credo possa essere riservato a due tipologie di dischi pop. Quelli che riescono ad innovare senza tradire le premesse fondamentali della fruibilità, ma anche, come in questo caso, quelli che riescono a mantenere per tutta la lunghezza del disco una qualità media elevatissima. E questo, a parer mio è il caso di questo dischetto minore quanto bello. Il fatto poi che riesca compiere l'impresa con un minimo apporto di orpelli sonori è conferma ulteriore della sua bontà, più che un elemento deterrente.

Per il resto, probabilmente, si va al solito de gustibus ...