R Recensione

8/10

St. Vincent

Marry Me

Annie Clark, 25 anni per 50 chili scarsi di ragazza, è indubbiamente dotata di un talento semplicemente disarmante e questo val la pena chiarirlo subito, per non doverlo ribadire troppe volte in seguito . St. Vincent non è che lo pseudonimo che la giovane polistrumentista, originaria dell’Illinois, ha deciso di utilizzare per incidere i propri lavori in studio , anche se con il suo nome di battesimo già aveva saputo costruirsi di un discreta reputazione. Dagli esordi a fianco dei Polyphonic Spree, successivamente accanto al conterraneo Sufjan Stevens, per cui divenne artista di supporto nel suo europeo, fino al primo EP autoprodotto ormai datato un anno fa. Ed ora questo Marry me che, a dispetto del fatto di essere un album d’esordio, sembra quasi il tentativo di tirare un primo bilancio nel percorso musicale già ricco di esperienze della Clark.

Il disco appunto è forse una delle migliori prove che la nuova generazione delle songwriters americane ha saputo regalarci negli ultimi anni. Allo stesso tempo è anche la testimonianza che Il folk-rock, cosi come, Ani di Franco ha saputo reinventarlo, ha decisamente fatto scuola e in artisti come Annie Clark ha trovato nuovi felici interpreti. Ascoltare Paris is Burning per credere, uno dei momenti più forti e originali di tutto l’album, con i suoi enfatici cambi di ritmo che sfociano in quel coro finale (Dance, Poor People, Dance) dal sapore ambiguo e dissidente . La poliedrica artista è in realtà ben attenta a non farsi ingabbiare troppo da certi schemi e allora si muove a suo agio anche tra forme-canzone apparentemente più convenzionali. La title-track Marry Me parte come la più comune delle ballate romantiche per poi rivelarsi alla distanza un piacevole esercizio di arguzia e ironia quasi dissacrante (Let’s do what Mary and Joseph do, without the kid).   La stessa arguzia e ironia che è possibile ritrovare in Jesus Saves, I Spend, filastrocca rock alla maniera di Francoiz Breut.

Come molti dischi d’esordio questo Marry Me soffre della necessità di dover mettere insieme cose diverse, sviluppate in momenti e contesti diversi e di non riuscire ad emergere come un opera concepita con un capo ed una coda ben definiti. Altrove (Land Mines, The Apocalypse Song) sembrano infatti emergere concessioni a suoni più vagamente elettronici sposati ad un chamber pop che finiscono per sottolineare notevoli assonanze con Joan Wasser, un’altra bella sorpresa emersa (relativamente) di recente nel panorama delle autrici oltreoceano.

Senza però indugiare in pericolose elucubrazioni e mettendo per una volta da parte l’occhio cinico del critico sempre alla ricerca di punti deboli è decisamente preferibile approcciare questo disco con l’anima candida di chi ha non perso la voglia di farsi conquistare e di cadere preda del colpo di fulmine. Potrebbe nascere una storia d’amore.

V Voti

Voto degli utenti: 7,4/10 in media su 10 voti.
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george 8/10
REBBY 7/10

C Commenti

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simone coacci (ha votato 7 questo disco) alle 14:04 del 23 ottobre 2007 ha scritto:

we'll do what Mary and Joseph did...without the kid

Assolutamente adorabile questa chanteuse con orchestra lillipuziana al seguito. Lo swing di "Human Racing" è pregiato ed elegantissimo quanto i tesori sepolti a Tortuga da Ani una decina d'anni or sono, What me worry disegna un lounge europeo degno di Gertrude Stein e un verso come questo qua sopra, come dice quella pubblicità, praticamente non ha prezzo.

Lezabeth Scott (ha votato 8 questo disco) alle 15:13 del 13 gennaio 2008 ha scritto:

Una passerottina dal talento (in prospettiva) immenso!

fabfabfab (ha votato 9 questo disco) alle 14:51 del 7 giugno 2008 ha scritto:

Bel debutto. Lei è Annie Clark, già chitarrista della band dell'alieno Sufjan Stevens (a proposito, Sufjan, dove sei? In Arkansans?, nell' Oklahoma?). Splendida voce, grande intelligenza. Passa da ballate rock-classiche (che se passassero per radio …) a pezzi rock-jazzati. Cambia tempo 5 volte in un solo pezzo ("Paris is burning", meraviglioso). Suona la chitarra con una tecnica impressionante, come nessuna altra donna, a parte Ani Di franco. Però Ani Di franco annoia ed è un cesso. Annie Clark ne l'una ne l'altra cosa.

Enrico Venturi, autore, alle 11:18 del 8 giugno 2008 ha scritto:

sempre rispetto per Ani Di Franco.

george (ha votato 8 questo disco) alle 17:40 del 17 aprile 2009 ha scritto:

con la chitarra è proprio un mostro

Roberto Maniglio (ha votato 7 questo disco) alle 21:02 del 30 agosto 2009 ha scritto:

piacevole esordio