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R Recensione

7/10

Elettrofandango

In Quanto Già Peccato

Dopo l’esordio discografico con “RadioTaxi”, un esempio di post rock che fonde un cantato-recitato potente, liriche non scontate ed esplosioni elettriche di sonorità differenti, ecco il nuovo album degli Elettrofandango, band trevigiana a cavallo tra rock-blues e contemporaneità. “In Quanto Già Peccato”, registrato da Giulio Favero (Il Teatro Degli Orrori), è il manifesto assoluto della filosofia della band, nella fusione trascinante di musica, suoni ed immagini, a creare una sorta di meta-teatro d’avanguardia, in cui l’opera d’arte stessa prende forma e si plasma da sola, coinvolgendo emozionalità e rabbia post-punk.

Canzoni suonate, recitate, proiezioni, le parole di Remo Remotti e le citazioni di Bukowski, le immagini grottesche al sapore di whiskey e bische clandestine. Musica teatrale e raffinata, ma fruibile, con intermezzi adrenalinici o raziocinanti. Un concept-album che indaga sul Peccato, distorto dalla Chiesa, nella Venezia nebbiosa, folle, macabra e godereccia del 1600, in un viaggio immaginifico di tamburi macabri, violini ubriachi e vecchi sporcaccioni.  

L’ipnotismo sonoro si palesa già in “Caino E Ferro”, e “Calavera MonAmour”, un rabbioso tango mistico, “Dal Furore Alla Cenere”, che riecheggia Il Teatro Degli Orrori, e “Formamentis”, difficile e sporca. Poi “Verrà La Morte E Avrà I Tuoi Occhi”, orecchiabile, elettronica e ruvida, “Confessioni Di Un Vecchio Sporcaccione”, in cui le parole sporche di Remo Remotti sono veicolate dal turbinio sonoro, e “All’Ippodromo”, infernale brano in cui peste e pazzia si avvicendando tra il blues e il post rock recitato e graffiante.

Infine “La Danza Dei Folli”, conturbante, “Mandragola”, esplosiva, “Confessioni Di Un Garibaldino”, perversa e pentita al contempo, e “Mi Sigarè”, ovvero il peccato che si fa suono, nelle distorsioni, nell’ipnotismo, nelle evocazioni di misteri lontani, nell’indagine dell’animo umano, tanto perverso quanto consapevolmente peccatore, violentemente polimorfo ed inquietante. 

Geniale miscela di arti varie, per un rock contemporaneo, italiano, vivo e nuovo!  

 

 

V Voti

Voto degli utenti: 7,3/10 in media su 4 voti.
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mendoza 10/10
REBBY 4/10

C Commenti

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fgodzilla (ha votato 8 questo disco) alle 10:36 del 4 giugno 2009 ha scritto:

Veramente originali

Ottimo disco

Marco_Biasio (ha votato 7 questo disco) alle 13:36 del 27 settembre 2009 ha scritto:

Molto bene il quintetto d'apertura, specialmente "Calavera Monamour" e "Forma Mentis". E' una sorta di post-blues-core, con strascichi noise, che qualche volta ricorda il Teatro Degli Orrori ("Verrà la morte e avrà i tuoi occhi") ma soprattutto la scuola americana (i Jesus Lizard nella, peraltro molto bella, "Caino E Ferro"). La seconda parte cala un po', e "All'Ippodromo" non mi piace molto, troppo spezzettata. Loro rimangono certamente interessanti, bravi ragazzi capaci di ottime performance dal vivo. (7,5) Ilaria, tu però sei ringraziata nei credit del disco...

Federico Colocresi alle 22:55 del 3 maggio 2011 ha scritto:

Miglior disco indie italiano. Cazzutissimi !