R Recensione

8/10

Giardini di Mirò

Dividing Opinions

Strano.

E’ inusuale commentare un disco partendo dal lavoro precedente dell’autore; così è per Dividing Opinions, terza opera dei Giardini di Mirò, che arriva con quattro anni di ritardo sull’annunciato abbandono dei canoni del postrock, verso la loro “personale versione del pop”.

E già dalle prime note della breve ma concisa titletrack, è evidente che durante questo tempo la band è cresciuta, approdando ad una forma canzone più definita ed immediata.

Soluzione adottata anche nella brillante Cold Perfection, dalla conclusione che ben si adatta ai finali epici ai quali i Giardini di Mirò ci avevano abituato dal vivo.

Ma non bisogna lasciarsi ingannare dalle prime due canzoni, il proseguire dell’ascolto rivela altre scritture (e letture).

La storia passata della “miglior band post rock italiana” fa capolino in Embers, ma soprattutto nella cupa cavalcata strumentale di July’s Stripes e nella nervosa Petit Trason con il suo esplosivo finale.

Altri percorsi, di chiara chiave elettronica mitteleuropea, si ripercuotono tra i beat di Spectral Woman e nella selenica Clairevoyance, mentre Broken By, con la sua raffinata struttura di chitarre stratificate, probabilmente rappresenta il manifesto degli intenti pop epici della band.

Ci pensa poi Glenn Johnson con un raffinato spoken word a render ancor più preziosa Self Help, altro episodio che denota la maturità espressiva raggiunta dalla band.

Dividing Opinions è di gran lunga il disco più eterogeneo e coraggioso dei Giardini di Mirò, ma al contempo forse il più diretto, il più schietto.

I Giardini di Mirò sono diventati adulti.

Niente pose in Dividing Opinions, solo canzoni dal cuore.

Che spesso sanguina.

V Voti

Voto degli utenti: 7,1/10 in media su 22 voti.

C Commenti

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Peasyfloyd (ha votato 8 questo disco) alle 0:07 del 26 gennaio 2007 ha scritto:

Riassumendo:

Discone della Madonna!

E presumo il migliore italiano dell'anno. Anche se siamo solo a gennaio! Sono ottimista. O veggente. O pirla. Cmq discone!

target (ha votato 8 questo disco) alle 12:18 del 30 gennaio 2007 ha scritto:

cioè

Diciamo che è il migliore di gennaio, peasy! Mai mettere limiti alla provvidenza! Davvero un buon lavoro.

Stefano - Shyrec, autore, (ha votato 9 questo disco) alle 15:59 del 4 febbraio 2007 ha scritto:

e dal vivo...

...spakkano.

eccome.

Baldaduke (ha votato 8 questo disco) alle 11:01 del 21 luglio 2007 ha scritto:

due paroline al riguardo

Stavolta i Giardini di Mirò l'hanno combinata grossa.

Hanno dimostrato che anche in Italia, una volta ottenuto un certo tipo di successo (soprattutto di critica), è possibile cambiare faccia senza rischiare di perdere consensi. Questo è un affronto vero e proprio verso chi crede che trovato il terreno adatto, si mettono le radici e di lì non ci si smuove più. Ebbene sì, la svolta verso l'indietronica si è completata definitivamente con questo loro ultimo lavoro, "Dividing Opinions", che trapassa il confine del post-rock al quale Corrado Nuccini & Co. non avevano saputo rinunciare nemmeno sul già contaminato "Punk... Not Diet!".

Insomma, la loro vera forza sta proprio in questo: aver rifiutato una strada più facile, intrapresa con quello che fu il loro capolavoro, "Rise And Fall Of Academic Drifting", per una che risulta sicuramente più sconnessa.

Anche se la prima sensazione è quella che fa pensare al contrario, si nota, dopo svariati ascolti, l’abbandono della spontaneità dei primi lavori, per un differente modo di comporre musica più ragionato e complesso.

Le origini non vengono comunque sia ripudiate: “July’s Stripes” unico pezzo strumentale dell’album, con i suoi archi che tessono trame oscure e le fitte chitarre distorte ricorda il più spinto dei post-rock atmosferici. Ciò che profuma di novità sono invece i pezzi come la titletrack, potenza alt-rocktronica allo stato puro da gustare e rigustare, o come la riuscitissima collaborazione con Glen Johnson dei Piano Magic che presta la sua voce in “Self Help”.

La sensazione finale è che la trasformazione dei Giardini di Mirò sia soltanto la fase iniziale di un più complesso sviluppo, che seguirà quasi certamente il continuo evolversi dei generi musicali.

Questo sarebbe ciò di cui il panorama musicale italiano avrebbe indubbiamente bisogno.

Speriamo solo che Nuccini e Reverberi riescano a mantenere la rotta.

Suicida (ha votato 6 questo disco) alle 10:27 del 19 settembre 2007 ha scritto:

Gran bel disco ma dal vivo mi hanno fatto letteralmente schifo. Poco professionali.

target (ha votato 8 questo disco) alle 16:04 del 11 ottobre 2007 ha scritto:

problemi live

Se dal vivo non migliorano mi calano davvero. Visti due volte, a gennaio e luglio, e sono stati rispettivamente pessimi (a loro stesso dire) e spenti. E questo mi fa pensare male.

ThirdEye (ha votato 5 questo disco) alle 21:39 del 26 ottobre 2008 ha scritto:

Mah

A mio avviso dopo il bellissimo esordio di Rise and fall of academic drifting nulla di che....Bella "Petit treason"......

bargeld (ha votato 6 questo disco) alle 23:21 del 8 febbraio 2009 ha scritto:

mi spiace, ma anche per me una mezza delusione. l'esordio di rise and fall è davvero un'altra cosa

Roberto Maniglio (ha votato 7 questo disco) alle 23:53 del 12 agosto 2009 ha scritto:

certamente rise and fall è quasi un capolavoro, ma anche questo è un buon disco. Comunque i due album sono molto diversi e difficilmente comparabili

hiperwlt (ha votato 8 questo disco) alle 14:15 del 27 settembre 2009 ha scritto:

anch'io li ho visti live due anni fa: che siano scazzati nelle esibizioni è letteralmente un eufemismo.purtroppo. e dico questo perchè sia "punk... not diet" che questo "dividing opinions" sono opere post-rock melodico meritevoli di un riscontro live degno della loro produzione in studio.

ad ogni modo quest'album parte con una coltellata micidiale quale "dividing opinions" e sfiora vette davvero alte con "petit treason" e "cold perfection", quest'ultima con squadratura -se vogliamo- pop,che si lascia amare da subito

Marco_Biasio (ha votato 5 questo disco) alle 22:46 del 19 ottobre 2009 ha scritto:

Nah. Incassatissimo e pieno di cliché, non riesco a trovarlo davvero emozionale. Ho visto una volta la band dal vivo, nel luglio 2007, e mi ha fatto addirittura una migliore impressione che su disco, sebbene non fosse stato poi qual grande concerto (anche se ricordo ancora con piacere una sorta di lunga suite finale di circa 20 minuti). Fissati su formato fisico non solo mi sanno di staticità, ma di vera e propria retromarcia. In generale non li considero affatto tra i migliori in Italia, anche se ammetto senza problemi che l'ultimo "Il Fuoco" è veramente un gran disco, con picchi allucinanti.

Utente non più registrato alle 20:27 del 19 febbraio 2012 ha scritto:

Bravi i "nostri" GdM riescono a fondere il post-rock alla Mogwai con le melodie degli ottimi Built To Spill

Utente non più registrato alle 0:44 del 23 aprile 2015 ha scritto:

Domenica 5 luglio 2015 Carroponte S.S.Giovanni (MI) ore 21:30 concerto gratis