R Recensione

7/10

Nihil Est

Nuvole Notturne

È proprio vero che spesso gli incontri più belli sono quelli che nascono per caso. Ho avuto modo di ascoltare i Nihil Est senza ancora conoscerli, quando a dicembre hanno aperto con un bel set acustico il concerto dei Saluti da Saturno, e sono rimasto positivamente colpito dalla loro musica. L’ascolto in seguito del cd mi ha confermato le ottime impressioni avute in quel breve set.

I Nihil Est sono un sestetto lombardo, che arriva oggi alla prova d’esordio con un disco davvero interessante, dal titolo Nuvole Notturne. Il brano d’apertura, I ciliegi, dotato di un’intro acustica, è cantato quasi sottovoce, sussurrato, e racconta ricordi di gioventù, per esplodere con suoni elettrici, carichi, molto emozionanti, e tornare infine ai ricordi. Un bel testo, intimo e intimista, con una splendida la frase finale (bruciano le stoppie lontane, la cenere arriva fin qui. Cala il sole dalla finestra, il fuoco divampa sul poco che resta di me) e ottima anche la musica.

A questo inizio convincente segue un brano ancora più riuscito, L’estasi di S. Teresa, si apre sui suoni del pianoforte e elettronici. Splendida l’apertura melodica a metà del brano. Ottimo l’inserirsi dell’elettronica che gioca con i suoni caldi di strumenti acustici (violino e violoncello). Uno dei vertici del disco, un piccolo capolavoro, dotato tra l’altro di un testo splendido.

Dopo questa accoppiata vincente, arriva il brano che dà il titolo al disco, Nuvole notturne, i suoni elettronici che prendono il sopravvento e le ritmica spezzata potrebbero far pensare ai Radiohead più eterei. Niente male davvero, così come la seguente, Il fuoco, che si apre su un tappeto di suoni sintetizzati (ancora i Radiohead?). Il tema potrebbe essere la fine della musica, o dell’arte in generale (svenduta, ingannata da un mercante …. in attesa di una nuova musa). Splendido il finale con la musica che accelera ed esplode gioiosa al pensiero di una musa ispiratrice ritrovata.

Una pausa acustica arriva con Eco, melodica, intima, con un ottimo il gioco tra batteria e tastiera nell’intermezzo strumentale, prima che rientri la band al completo per il finale, altrettanto suggestivo.

Il vertice del disco arriva con la seguente Adrian. Un brano davvero splendido, che riprende e rende omaggio al De Andrè di Khorakhanè (in quel pozzo di piscio e cemento), uno dei vertici della canzone d’autore italiana sul tema del razzismo e della discriminazione contro i rom. E qui i Nihil Est sono un gradino appena sotto l’inarrivabile De Andrè. Vado a memoria ma credo di non sbagliare se dico che in pochi sono riusciti nell’impresa di avvicinarsi al cantautore genovese su questi temi, e con questa grazia e delicatezza, come i Nihil Est in questo brano.

Anche per Vicoli bui viene in mente un paragone altisonante. Cantata con passo strascicato, quasi da ubriaco, perché è proprio di questo che si racconta, di vino rosso, di fegati buttati, di vite spiaggiate, vissute in un suv senza ruote e senza bagno (tra gli sbandati dimenticati dal padre Eterno). Ancora gli ultimi, raccontati da De Andrè, ma anche le vite affogate nel vino di un Ciampi del 2000. Un altro testo notevole, originale nell’uso della lingua italiana, e splendido nell’arrangiamento.

Chiude Dieci minuti al telefono, una voce che recita sulla base di una chitarra acustica. Un racconto breve, brevissimo, undici righe appena, sul “niente” (nihil est), forse sul vuoto, e sulla necessità di avere qualcuno, una persona, anche solo per bisogno di fantasia. Anche in questo caso, la musica non solo accompagna il testo, ma restituisce all’ascoltatore le emozioni delle parole amplificate, sottolineate, evidenziate, come la musica sa fare quando raggiunge certi livelli di emotività e intensità

Un lavoro completo, senza sbavature, scritto ed eseguito con la mano ferma del professionista esperto, e con tutta la carica emotiva dell’artista. Un esordio sorprendente.

V Voti

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