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7/10

Od Fulmine

Od Fulmine

Alla fine mi sono dovuto arrendere all'evidenza del fatto. Od non sono riuscito a trovarlo. L'ho cercato nelle canzoni, una delle quali invoca il suo aiuto. Ho guardato i video girati sulla sponda di un fiume dove si pesca con un ramo appuntito, si accende il fuoco come i primitivi e si mangia con le mani. Ho letto il diario di bordo dove si accenna a lui come presenza rassicurante, ma troppo presto perduta. Rimasta sulla metà dell'imbarcazione spezzata da un fulmine, mentre sulla prua si sono stretti in cinque. Loro li ho trovati, invece, ed era facile, perché a Genova rappresentano oltre un decennio di rock cosiddetto alternativo, se così può definirsi la casa dell'inquietudine e della curiosità fatta musica.

Mattia Cominotto, Riccardo Armeni, Fabrizio Gelli, Saverio Malaspina e Stefano Piccardo, aiutati da Luca Guercio, tromba Fabio Cuomo, rhodes, e Tristan Martinelli ai cori. Hanno un passato nei Meganoidi, nei Numero 6 e negli Esmen, ed un presente negli Od Fulmine, che sono una bella sintesi delle tre esperienze precedenti, arricchita dalla vena visionaria e spesso criptica delle liriche del chitarrista e cantante, e costruita su un wall of sound di tre chitarre capace di spaziare dalle spesse trame (e liriche sbilenche) di “Altrove 2” alla cantabilità pop  di “I preti dormono”. Fra i due estremi sta una gamma intermedia di miscele che compone un ritratto accurato della personalita' di Od Fulmine, in cui musica e testi si fondono a suggerire a chi ascolta cose magari lontane dalle intenzioni degli autori, ma questo è il gioco. E quindi nella ballata liquida “Ma ah” e negli idiomi indie di “40 giorni” ci sento  il rimpianto  e “Nel disastro”, che vola su chitarre liquide, la forza che vien fuori dai momenti peggiori. Negli arpeggi metallici e nei cori di “Ghiaccio 9” l' incazzatura, mentre lo smarrimento nel ricordo popola la "dentiana" “5 cose” e la ballata “Da quel giorno”. Chiude la scaletta, programmaticamente, “Fine dei desideri”, uno dei pezzi migliori, costruito su un bel groove rock, deciso e diretto.

In musica la cosa più bella che fanno è riuscire a mantenere agilità e leggerezza, anche quando i toni si incupiscono: merito della scrittura e della esemplare prova dei musicisti, con menzione d’obbligo per l’elastico e perentorio drumming di Saverio Malaspina. Sono curioso di sentirli dal vivo e vedere con che espressione canteranno una delle loro liriche piu' enigmatiche: "se fossi un ingegnere, mi addormenterei tarando una dorsale all'imbrunire" .

Forse scritta sotto l'influenza di Od. Chiunque ed ovunque sia.

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