R Recensione

6/10

Orange

Certosa

Chi l’avrebbe mai detto che dalle scene patinate e modaiole di MTV sarebbe uscito un disco così…Un disco metropolitano ed underground, figlio di una Milano che tira fuori le unghie e si eleva al ruolo di metropoli rock’n’roll. Tutto merito del simpatico presentatore delle nota televisione musicale Francesco Mandelli (voce e chitarra) e del batterista Enrico Buttafuoco, che con un rock grezzo e diretto, figlio di Strokes, White Stripes e Dandy Warhols, riescono a dar vita ad una mezzora di ritmi veloci e riff accattivanti ed efficaci. Sarà merito del lavoro di Mandelli, sicuramente responsabile di averne affinato l’orecchio e facilitata l’assimilazione delle dinamiche e delle strategie del music business, ma il disco non appare quasi mai forzato e riesce a più riprese ad offrire vari spunti personali e genuini.

Susy, primo brano dell’album, parte subito alla grande, mettendo in mostra tutte le doti melodiche di cui Mandelli e Buttafuoco, tra stop & go ritmici, sfuriate chitarristiche, cambi di tempo e velocità sostenute, sono capaci. La classica forma canzone rock si dispiega anche nella successiva, graffiante Fumagalli, imbevuta di Strokes fino al midollo.

Attitudine punk e toni pescati dal “new rock” del nuovo millennio la fanno da padrone nella maggior parte dei pezzi, tirati e carichi al punto giusto. Solo M.N.E.N.Y (Milano non è New York) e Clarissa, a causa di un cantato in italiano colpevole di abusare di testi scontati, non riescono a fornire quel mix adrenalinico di cui questo Certosa è impregnato.Ad ogni modo canzoni come Giacomino, Mercuri Drops e l’esplosiva CRDC PVRC riescono a riportare il livello dell’attenzione a livelli soddisfacenti, regalandoci rincorse mozzafiato e scariche elettriche di rock grezzo e ruvido davvero piacevoli.Interessanti anche i brani melodici come il soft-rock di CDE e il pop-rock da camera di Certosa (il cui ritornello però fa il verso a The Thin Ice dei Pink Floyd…)

L’album degli Orange dunque si pone come un ottimo disco di rock’n’roll, superando ogni pregiudizio che la provenienza degli artisti poteva suscitare. Tuttavia, a livello prettamente musicale, questo Certosa non riesce ad andare oltre agli stilemi che hanno caratterizzato gran parte del rock alternativo di inizio nuovo millennio, assorbendone le caratteristiche, riuscendo a riproporlo andando sicuramente oltre il mero revival, ma non essendo capaci di far sentire nulla di nuovo. Un disco attitudinale quindi, rappresentante più di un approccio e di una certa cultura musicale più che alla ricerca di nuove forme stilistiche…Poco male, di certo non sfigurerà in una buona collezione di dischi, arricchendola anzi di rinnovata vivacità, di spontanea freschezza, di cuore piuttosto che di cervello.

E si sa che la musica è fatta anche di questo, ed è tale motivo a renderla così bella.

V Voti

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