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R Recensione

6,5/10

The Banshee

You Nice Habits

Se non vi dicessero, prima di ascoltare Your Nice Habits dei The Banshee, che la band in questione proviene dall’Italia, più precisamente da Genova, sareste sicuramente portati a localizzare i nostri in qualche cittadina dell’Inghilterra.

Ebbene no, Jago, Nico, Fish e Patrick sono italianissimi, ciò che lo è meno è il genere di cui si sono appassionati, ovvero quel new-rock che dagli Strokes in poi non ha fatto che sfornare numerosissime band: Franz Ferdinand, Kaiser Chiefs, Killers, Maximo Park, e chi più ne ha più ne metta. Ma l’Inghilterra non è presente solo nelle influenze, perché il disco è stato masterizzato a Bristol e mixato a Londra dal produttore Luke Smith (ex membro dei Clor).

Praticamente si gioca in casa, e i risultati in effetti si fanno subito sentire.I Banshee giocano con i ritmi dispari e le melodie frenetiche aggiungendoci una vena elettronica capace di dare ai brani una notevole freschezza e di incastrarsi al meglio tra gli affilati e obliqui incroci delle chitarre.

Si parte con Cut Me Clear, aperta da un basso pulsante subito catapultato in un marasma di chitarre che si rincorrono frettolosamente, ora scavalcandosi ora andando all’unisono, il tutto sorretto da imponenti controtempi. L’elettronica domina nel secondo pezzo, Kicks Up, con un motivetto di synth scanzonato a fornire un’ottima base per una voce che con grande abilità riesce a non passare mai in secondo piano, arricchita di quell’irresistibile accento british irrinunciabile per l’ascoltatore del genere in questione. Il ritornello sfoggia poi vaghi sentori di marca Depeche Mode, segno di come l’orizzonte del gruppo non sia del tutto limitato.

Lo scanzonato jingle della chitarra solista di 3rd viene contrastato dalla più grave seconda chitarra e dal ritornello goliardico in perfetto stile Franz Ferdinand, mentre in Face torna con prepotenza la strumentazione elettronica, costruendo non banali trame in perenne confronto con gli altri elementi del gruppo, mai trascurati o sottovalutati.

Irresistibile l’incedere frizzante di Russia, privato della sua spensieratezza dal ritornello, in cui la sferragliata chitarristica sorregge le declamazioni del vocalist e il clima rinuncia alla frammentazione delle strofe per connotarsi di una decisa urgenza. Non mancano qui i soliti fraseggi di synth a dare al pezzo una piacevole completezza. Electric esplora nuovamente i lidi frenetici della canzone rock-alternativa del 2000, così come fa anche Believe The Master, che trova ancora una volta nello stile di Alex Kapranos e soci i più evidenti stilemi.

Evening Dress, People Around e Colder proseguono sulla stessa frequenza, rimescolando a dovere gli elementi caratterizzanti dell’album, unendo e plasmando in ballabili pezzi rock l’urgenza frenetica del new-rock con la spumeggiante espressività del synth.

Per dirla tutta, senza peli sulla lingua, ci troviamo di fronte ad un album come molti altri in questo primo decennio degli anni zero. Ma non si può liquidare in modo così semplicistico la questione. Innanzitutto la capacità di questi artisti di non sfigurare al confronto con i colleghi dell’oltremanica è assolutamente apprezzabile, un punto a favore dei Banshee. Infine non ci troviamo di fronte a un banale copia incolla dei suoni più in voga del momento: abbiamo passione, creatività, fantasia, capacità di divertire e coinvolgere.Il problema però è che il confine tra stilema e stereotipo si fa talvolta troppo labile, mostrando lo scricchiolare non tanto del gruppo genovese, quanto di un genere oramai arrivato al capolinea.

V Voti

Voto degli utenti: 6,5/10 in media su 2 voti.
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ijo 8/10

C Commenti

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fabfabfab (ha votato 5 questo disco) alle 11:48 del 28 agosto 2008 ha scritto:

Ciao ijo! Vuoi presentarti?

fabfabfab (ha votato 5 questo disco) alle 12:32 del 28 agosto 2008 ha scritto:

Sentito bene anche questo. Non è malaccio. Ma il fatto che siano italiani non può e non deve essere una scusante, o una nota a favore ("la capacità di questi artisti di non sfigurare al confronto con i colleghi dell’oltremanica è assolutamente apprezzabile, un punto a favore dei Banshee"). E' la solita solfa anthemica figlia dei figli dei Franz Ferdinand (a loro volta figli dei figli). Il derivativo del derivativo. Troppo per me: che siano italiani o guatemaltechi non fa differenza.

ijo (ha votato 8 questo disco) alle 17:02 del 28 agosto 2008 ha scritto:

buongiorno fabio!

qui (d)ijo, piacere

ho sentito qualcosa del disco e lo ritengo molto interessante.

non ho sentito però ritmi dispari, che credo non esistano nell'album.. cmq è doveroso approfondire l'ascolto e contare ..1..2..3..

però a mio modesto parere, i BEATLES non erano originali, DAVID BOWIE non ha inventato niente che non esistesse già..ecc. forse questo è quello che i giornalisti e le majors vogliono che la gente creda, per vendere giornali, dischi..

Esistono DO, RE, MI, FA, SOL, LA, SI.. c'è poco da inventare a meno che non scordi le chitarre o registri mentre le prendi a martellate! ahahahaha ma anche lì c'è già chi l'ha sperimentato..

mi annoiano i giornalisiti che ascoltano la musica non divertendosi ma pensando solo: a chi assomiglia questo? a bhè si, lo scrivo!

Cas, autore, alle 18:23 del 28 agosto 2008 ha scritto:

al di la dei tempi dispari, che mi è sembrato di aver riscontrato nel corso dell'album (ma non sono un batterista, quindi la conoscenza tecnica che mi ritrovo è sicuramente imprecisa...mi scusino tutti i batteristi che potrei aver offeso a morte...) penso che dare ad un disco così un 10 significhi o averlo ascoltato poco (tu dici in effetti: "ho sentito qualcosa del disco ") oppure ignorare l'esistenza degli anni '70, '80 e dei primi 8 del 2000.

ijo (ha votato 8 questo disco) alle 12:23 del 29 agosto 2008 ha scritto:

i ragazzi spaccano!

8.