R Recensione

6/10

Tre Allegri Ragazzi Morti

La Seconda Rivoluzione Sessuale

Una domanda per iniziare: “Come ti chiami?”, è così che si apre il quinto disco dei Tre Allegri Ragazzi Morti, e il tema sempre caro al trio di Pordenone, di un identità da definire, da scoprire o magari da abbandonare trova spazio in vari angoli di questo album; così qualcuno viene scambiato per qualcos’altro oppure la sorella di mio fratello che vuole essere un uomo per diventare libera di essere quello che è…

Non appena abbiate capito come vi chiamate, o in ogni caso formulato qualche ipotesi, El Tofo vi spiegherà con convinzione che “in questo mondo non c’è niente da imparare” e il segreto per sopravvivere è un’ allegria senza fine a base di r’n’r.

Speranza e serenità diventano le parole magiche da usare quando le domande che ci facciamo non trovano risposta, la rivoluzione dei Tre Allegri è un’ allegria eterna come la morte, è cantare la libertà a un mondo di consumatori felici, prendere coscienza del proprio corpo e del proprio sesso. Ricordare il passato non deve fare male, il mondo che c’era prima, durante il ricordo diviene un presente che si proietta verso un futuro migliore. La tristezza però, non si può eliminare così facilmente, infatti Anna è sola e si sente in gabbia ma probabilmente è solo un momento.

Questo e qualcos’altro è quello che raccontano le dodici storielle de “La Seconda Rivoluzione Sessuale”, un album atteso – come ogni disco dei Tre Allegri Ragazzi Morti – che piacerà a tanti nuovi ragazzi (sia giovani, che vecchi) morti. E se la ricchezza dei testi del passato si è un po’ perduta, questa volta è la musica ad essersi impreziosita: lo stile è semplice e melodico come al solito ma il suono si è leggermente spostato verso territori nuovi, grazie all’aiuto dei molti compagni che hanno collaborato a questo viaggio, solo per citarne alcuni: Giorgio Canali, membri di Meganoidi, Africa Unite, Lombroso e Zen Circus, come Brian Ritchie, bassista dei mitici Violent Femmes, che suona il suo strumento nel pezzo finale: una My little brother degli Art Brut che si trasforma in “Mio Fratellino Ha Scoperto Il Rock’n‘Roll” grazie all’adattamento del testo dall’inglese all’italiano.

V Voti

Voto degli utenti: 6/10 in media su 5 voti.
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rubens 4/10
Vikk 5/10

C Commenti

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Vikk (ha votato 5 questo disco) alle 12:43 del 9 novembre 2007 ha scritto:

discreto, ma....

...ormai pare che i TARM non abbiano piu' nulla da dire, il precedente "Il Sogno del Gorilla Bianco" pur non facendo gridare al miracolo conteneva bei pezzi, in questo nuovo disco manca l'ispirazione; la band si salva con il mestiere ma proprio questo e' il peccato piu' grande!

I tempi di "mostri e normali" e "la testa indipendente" (piccolo capolavoro indie rock cantato in italiano) sono ahime' molto lontani.

PS copertina davvero pessima!