R Recensione

8/10

Mount Eerie

Wind's Poem

Ha la capacità di sfuggire tra le dita la musica dei Mount Eerie. Oppure ti si scaraventa con tutto il suo peso sulla faccia. Non ci sono vie di mezzo insomma. Phil Elverum ci ha abituati pian piano a questo tipo di approccio alla sua musica, almeno da quel disco dei The Microphones (Mount Eerie per l'appunto) che con la sua stazza monolitica ed ingombrante metteva le basi per la serie di lavori che a partire dal 2005 germogliavano dal fusto delle lunghe e sfibranti suite contenute in esso.

L'introversione ostinata e spesso respingente tipica dell'indie si ripresenta in questa ultima fatica, Wind's Poem, vero e proprio punto d'arrivo, nel bene e nel male, dell'esperienza Mount Eerie.

Le atmosfere sono ancora più opprimenti e a loro modo definite, nonostante imperi un'impalpabilità straniante anche nei momenti più compatti e fragorosi. Indefinitezza e non localizzabilità (“Recorded in nowhere” come si legge nelle note di copertina) caratterizzano il lavoro fino all'ultimo dei suoi 109 minuti. La cura prestata nella realizzazione questa volta trascende e nobilita il concetto di lo-fi, ponendoci di fronte ad un esempio di eccellenza e meticolosità, a partire dal packaging fornito di un corposo libretto con i testi dei brani che andremo ora ad ascoltare.

La partenza è subito fulminante e stordente: Wind's Dark Poem si basa su un sovraccumulo di chitarre elettriche per bordoni death metal dall'impatto destabilizzante e caotico, mentre la solita voce flebile e stentata di Elverum si fa sommergere declamando i suoi versi immaginifici e toccanti: “Wind's dark poem is about the costantly roaring decay, the destruction of every day...”. Si passa però, con Through The Trees, immediatamente alla calma più piatta, dominata da rarefatte trame di synth, al raccoglimento elegiaco in se stessi, per un ambient soffuso e appena ritmato, strutturato su un leggero crescendo melodico che va lentamente a perdersi per venire inghiottito dagli arpeggi di chitarra di My Heart Is Not At Peace, più piena e capace di riportarci con i piedi su un terreno maggiormente solido. Il tutto è breve però, perchè le sventagliate di chitarra tronano impetuose con The Hidden Stone, e ancora a riprese successive con The Mouth of Sky e la conclusiva Stone's Ode, per farci sobbalzare svegliandoci dal torpore dell'altra tipologia di brani. Brezze e tempeste di vento a sconquassare una foresta gelata: ecco cos'è la musica dei Mount Eerie.

Pezzi come Between Two Mysteries, graziosamente e stranamente pop, tra un tappeto di xilofoni e un incedere melodico e ritmico per la prima volta dalla struttura definita e solida, e Ancient Questions, offrono gradite sorprese capaci di rendere vario e curioso l'album.

Un disco da scoprire volta per volta per comprenderlo e poi iniziare a digerirlo. Mille sfumature e strati sonori da varcare per illudersi almeno di aver afferrato un qualche personale senso. Uno stream of consciousness dai toni extra musicali, ardito e maturo, indigesto e scostante.

Insomma, uno di quei lavori che hanno bisogno di maturare col tempo. Per il momento le impressioni sono quelle di un'ottima prova per Phil Elverum, in grado di mettere in un unico calderone songwriting, dream pop, lo-fi, drone e metal: da premiare senza remore.

Sito ufficiale:www.pwelverumandsun.com/

My Space:www.myspace.com/mounteerieorthemicrophones

V Voti

Voto degli utenti: 6/10 in media su 1 voto.
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C Commenti

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paolo gazzola alle 14:14 del 16 novembre 2009 ha scritto:

Seguo il lavoro di Elvrum con molto più gusto di quello dei suoi ex colleghi Old Time Relijun. Artista folle e geniale, capace di miscelare visionarietà ed eleganza. Ancora più di Mount Eerie, album splendido ma a parer mio un po' autoindulgente, ho apprezzato molto, sempre a nome The Microphones, il precedente "The Glow Pt. 2", al quale non si poteva e non si può rimproverare davvero nulla. Quest'ultimo arriverà, non ho dubbi che valga l'acquisto. A presto per il voto...