R Recensione

5/10

Zola Jesus

New Amsterdam

 La Sacred Bones ed i suoi artisti formano una comunità del tutto eccezionale.

La scena riunita dalla piccola etichetta di New York contiene al suo interno una serie di caratteristiche del tutto slegate non solo al mainstream ed ai suoi gioghi, ma anche alle abitudini legate alla fruizione della musica, nonché creatrici di istanze nuove, figlie di una sorta di punk post-modernista e attivista, dotate di una carica devastante e dissacrante.

Come prima cosa il rifiuto di arte come merce è pressoché totale. Il DIY regna sovrano, alcuni gruppi mettono a disposizione il loro materiale gratuitamente sui loro siti (Blank Dogs ad esempio), è assente la ricerca di apertura ad un pubblico più vasto, la sperimentazione domina incontrastata. Sembra quindi che l'unico criterio utilizzato per gli artisti sia quello di essere sperimentatori fuori dagli schemi.

Riguardo alle fruizione musicale si nota un rifiuto netto del formato LP, per un proliferare di 7”, di 12”, di EP, di singoli. Il brano è ciò che conta, non tanto il “pacchetto” pronto da mettere in vendita. Appena l'idea si materializza in musica ecco che questa viene messa a disposizione dell'ascoltatore.

Zola Jesus (Nika Roza Danilova) si colloca a pieno titolo, con le sue peculiarità, dentro a questo contesto.

È impossibile non subire il fascino di questa giovane artista: studiosa di canto lirico, appassionata di post punk e no wave e attratta dal fertilissimo ambiente alternativo newyorkese, stringe subito i rapporti con Dead Luke e Pink Reason, suona con Grouper (di cui si dichiara grande ammiratrice) ed aggiunge alla brutale onda sonora dei suoi compagni d'arte una sperimentazione vocale dai toni decisamente più melodici, anche se non per questo meno corrosivi ed innovativi . La sua carriera di artista d'avanguardia prende definitiva forma nel 2008 con i due 7” Soeur Sewer e Poor Son (questo davvero notevole), fino ad arrivare al recente album New Amsterdam, seguito a breve dall'EP Tsar Bomba.

Ed è proprio di New Amsterdam che voglio parlare, proprio in quanto esempio di come il formato album penalizzi la giovane ed esuberante artista a causa di una sua inadeguatezza strutturale rispetto alle logiche della scena sopra decritta, con il risultato di dar vita a sembianze eccessivamente monolitiche e pesanti.

La ripetizione di vocalizzi aperti ed aerei e loop gravi del synth suonato da Dead Luke e dai rintocchi effettati del basso elettrico di Lindsay Mikkola sorretti da minacciose ritmiche tribali si fa spesso esasperante, nonostante il fascino oscuro di brani come Dog, dove la voce di Nika volteggia con ammalianti vocalizzi su spire dense di synth, o Last Day, contrappuntato da tocchi melodici capaci di alleggerire le solite strutture.

Ascoltata questa prima manciata di canzoni si potrebbe parlare di una sorta di Pocahaunted metropolitana senza peyote e ambizioni freak o metafisiche.

La seconda metà del disco offre una maggiore apertura verso un'elettronica più varia e di più ampio respiro, molto più vicina alle sonorità aggressive di Tsar Bomba, con beat prepotenti, droni opprimenti, modulazioni accattivanti (ascoltare su tutte Lady Maslenitsa, Nativity e Be Your Virgin), il tutto però sempre in bilico tra accozzaglia rumorosa e attraente sperimentazione noise.

Insomma, fatte le doverose lodi all'artista e alla scena di cui fa parte, bisogna riconoscere che ogni tanto anche i più illuminati vacillano, producendo opere come queste, incapaci di stare autonomamente in piedi risultando ripetitive, prolisse e un tantino vuote.

In ogni caso è normale che qualche esperimento ogni tanto fallisca senza che questo pregiudichi la validità dello sperimentatore.

Così voglio ribadire la mia piena e convinta fiducia nei confronti di Zola Jesus, ottima artista in grado di rimediare subito alla svista di New Amsterdam con l'uscita di Tsar Bomba, segno di un dinamismo eccezionale e di una mente davvero in fermento.

Ne vedremo ancora delle belle, questa la mia speranza e il mio presagio.

V Voti

Voto degli utenti: 7,3/10 in media su 2 voti.
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C Commenti

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Peasyfloyd (ha votato 7 questo disco) alle 12:09 del 6 giugno 2009 ha scritto:

ma no!

ma come fai una recensione così elogiativa e poi la distruggi con un voto così negativo? Al di là dell'aspetto incredibilmente fico dell'etichetta e dei suoi risvolti anticapitalistici a me il disco in questione è piaciuto di brutto! Siamo sul 7,5 per quanto mi riguarda.

ps: dopo i pains of being mi affossi pure questi, è arrivato il momento di dire basta alle recensioni di castello a dischi alt-pop-shoegaze! ))

Cas, autore, alle 12:19 del 6 giugno 2009 ha scritto:

aspé che ti recensisco Tsar Bomba e Poor Son...Altro che questo

comunque si, la rece è strana, ma lo ammetto, l'artista è incredibile visti anche i lavori passati, ma questo suo disco è piatto piatto.

e poi lei è così graziosa, come fare a parlarne male...