R Recensione

8/10

Zola Jesus

Tsar Bomba

Ed eccoci alla fatidica “seconda possibilità”, quella che non si nega a nessuno, tanto meno alla talentuosa prima donna della scena shit-gaze targata Sacred Bones: Zola Jesus.

Si tratta in questo caso di un EP uscito in concomitanza dell’album New Amsterdam, con il quale Nika Madilova aveva tentato di superare gli orizzonti ristretti dei formati privilegiati dall’etichetta newyorchese (Ep, 7”, 12”…). La prima cosa che salta all’occhio però, oltre all’adeguato ritorno a quei “ristretti” orizzonti, è il cambio di etichetta, la Troubleman Unlimited, già conosciuta per aver targato artisti del calibro di Psychedelic Horseshit e Vivian Girls.

Questo Tsar Bomba fa quello che lo scorso New Amsterdam non era riuscito a fare: fondere in un intricato e massiccio agglomerato sonoro tutta l’arte di questa artista, dando vita a sette pezzi di synth rumoroso, sporco, graffiante ed oscuro. La voce elettrica si apre magnetica per abbracciare e levigare gli spigoli sdrucciolevoli dei droni che tempestano le composizioni, vibrando e planando in performance stranianti ed essenziali.

Non ci si permette in questo caso di concedersi a dilungamenti che potrebbero snaturare l’appeal dell’album: si preferisce una ricerca di periodi coincisi ed efficaci, di elementi mai ripetitivi e sempre integri nella loro devastante carica rumorista ed ipnotica. Un piccolo macigno studiato per colpire e stordire all’istante, senza dare un attimo di pausa all’ascoltatore e coinvolgerlo così pienamente.

Le basi sintetiche che ci accolgono con la prima Said The White Rabbit sono urticanti più che mai, uno sfrenato brulicare di stratificazioni elettroniche che ci spiattellano in faccia le rinnovate intenzioni di Nika: quelle di rivitalizzare le atmosfere di certa cold-wave (Leitmotiv, End Of Data) e delle sperimentazioni di quella No Wave a lei tanto cara, per comporre dei minimali e ossessivi baccanali dove una sorta di “bel canto” futuristico si fonde con le dissonanze delle roboanti linee sonore. E così un flusso ribollente ci trasporta tra uno scossone e l’altro tra brani scottanti generati dal perenne scontro tra le melodie aeree dipinte dalla voce e dal noise destrutturante del synth. Ottimi esempi di questo sono Rester, Sea Talk e Past The Blue Brick Stone, tutte colme di destabilizzante drammaticità unita ad una furia sperimentale degna di nota.

Insomma, Zola Jesus è viva più che mai e il suo cervello è una macchinetta di dissacrante genialità. Impossibile non resisterle e doveroso, dopo una caduta (quella di, a mio parere, New Amsterdam), riconoscerle e valorizzarle la successiva netta ripresa.

 

V Voti

Voto degli utenti: 7/10 in media su 2 voti.
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C Commenti

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DonJunio alle 12:21 del 16 luglio 2009 ha scritto:

carino il nome del gruppo, immagino una dedica al tamburino di Oliena....

simone coacci alle 15:00 del 16 luglio 2009 ha scritto:

RE:

The Magic Box!

fabfabfab alle 15:10 del 16 luglio 2009 ha scritto:

Zola is Jesus...

target (ha votato 6 questo disco) alle 11:43 del 22 luglio 2009 ha scritto:

Penso che il vero banco di prova sia il nuovo "The spoils" (ma quanto pubblica, questa?!). Qui c'è qualcosa di interessante, soprattutto "Sea talk", che sfoggia un incipit che più Portishead di "Machine gun" non si può, per poi diventare un azzeccato pezzo pop schiacciato in una fresa; ma nel complesso qui dentro, vuoi per il formato ep vuoi per un'ispirazione in rampa di lancio, ci trovo ancora poco. (Ah, la Troubleman Unlimited ha anche lanciato i Titus Andronicus: lunga vita!). Segnalazione gustosa, comunque!