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R Recensione

8/10

PK-FK

Irony and Salvation

Senza arrivare a scomodare i corsi e ricorsi vichiani o le visioni palingenetiche empedoclee o l’eterno ritorno di nietzscheana memoria, è certo che l’incrociarsi, a oltre trent’anni di distanza, dei percorsi artistici di F. Peirce Caldini e Alex Spalck, sotto la sigla PK-FK, è evento di rilevanza nell’ambito della musica indipendente italiana. Stiamo parlando di due prime movers di quella new wave fiorentina che, agli albori degli Eighties, si è eretta a modello del rinnovamento musicale in atto nella Penisola. I due (rispettivamente chitarra e voce) avevano dato anima e passione al seminale progetto post-punk/new wave dei Polyactive per poi separare i propri destini, Spalck nei Pankow e Peirce prima nei Karnak (si veda per tutte queste vicende l’imprescindibile testimonianza di “Silence over Florence”, Split Records, 2007) e poi negli FKT, il cui ultimo atto è stato recensito, qualche anno fa, dal sottoscritto proprio su queste pagine. E adesso siamo di fronte ad una rinnovata collaborazione che, superando ogni antipodica distanza fra i protagonisti, arricchisce la musica indipendente nostrana di un prodotto di sorprendente qualità.

Se la pandemia globale è il tema che offre lo spunto a molti dei testi delle canzoni dell’album, essa non appare mai trattata in modo didascalico, ma piuttosto tende a farsi allegoria universale di una condizione umana stretta nell’angoscia della precarietà esistenziale (“We are ready for the chains, get ready for the chains”, “Break it up now”), in cui, in una realtà sempre più complessa e priva ormai delle ideologie del passato, cade anche l’effimera certezza neopositivistica in una tecnologia risolutrice dei nostri mali (“Are people right? Are scientist right?”, “Control Voltage”).

L’interazione fra poliedriche chitarre e variegate tessiture elettroniche è l’essenza del suono PK-FK, sostenuta dall’alternanza (ma che spesso diviene intreccio inestricabile) fra le calde, talvolta quasi operistiche, vocalità di Alex Spalck e il cantato ispido, drammatico di F. Peirce, effetto di un sapiente trattamento digitale. La manifestazione di molteplici ed eterogenee suggestioni musicali finisce per trovare la sua sintesi in un suono dal taglio personale, stilisticamente coerente nel quale confluiscono, certamente, le esperienze accumulate nel corso della lunga attività artistica del duo, ma che sa anche aprirsi senza sforzi, con indubbia Verstehen dei tempi, alle suggestioni della attuale musica alternativa. E così, se un brano come “Break it up” risulta versione aggiornata di quella tradizione che, partendo dai Velvet Underground e passando per Jesus and Mary Chain, arriva agli ultimi Brian Jonestown Massacre, “Control Voltage”, Baby you ought to know e “Where is the truth in that?” si muovono fra industrial e noise alla Nine Inch Nails, alternative dance di reminiscenza mancuniana e bands come New Order o Six By Seven. Just passing by e No time Waste time”, due potenziali hit dall’immediata presa melodica, sono di quanto meglio si possa ascoltare per chi rivolge le sue preferenze a sonorità più indie, mentre invece chi non riesce a rinunciare alle carica emozionale del post-punk non potrà che gioire alla performance vocale di Alex Spalck che ci conduce dalle parti di un Peter Murphy in stato di grazia. Infine accarezzano il versante più intimistico dell’elettronica, sospese fra morbidezze ambient e struggimenti 4AD (Cocteau Twins, This Mortal Coil) A fir”, No Wisdom” e il commovente commiato di “If I had another day.

Come l’uomo folle della Gaia Scienza in “Irony and salvation” scopriamo il nostro smarrimento, l’incapacità di trovare punti di riferimento (“I have no wisdom to impart, no secrets to reveal”, “No Wisdom”), ogni ribellismo sembra sterile, possiamo soltanto farci domande destinate a non avere risposte (“All lives in standby, where is the truth in that?”, “Where is the truth in that?”) e ogni piccolo barlume di luce è destinato inevitabilmente a rivelarsi illusorio (“If I had another day / I would waste it like the ones that came before”, “If I had another day”) e allora forse l’unica àncora a cui aggrapparsi è un po’ di ironia con cui guardare alle cose, se ne saremo capaci.

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Stefano_85 alle 1:04 del 5 marzo ha scritto:

Ottima proposta. Complimenti per la recensione.

Marco_Biasio alle 14:17 del 7 marzo ha scritto:

Grande e graditissimo ritorno, Benoit!