V Video

R Recensione

7,5/10

Aloha

Little Windows Cut Right Through

Dieci anni dopo il bellissimo “Some Echoes” e sei dopo l’ultimo “Home Acres”, gli Aloha ritornano con un disco capace di colmare in un attimo le distanze. Più che agli ultimi lavori sembrerebbe più adeguato riferirsi al già citato album del 2006: musica fatta di fughe ed eleganti progressioni melodiche (vi basti un brano come “Your Eyes”), di frastagliati formulari compositivi e ritmici, di un’attitudine pop eclettica, in continua tensione creativa. Niente funambolismi o acrobazie, nel caso degli Aloha, ma una predisposizione alla sofisticatezza che permea e agghinda ottime canzoni. Il discorso di “Some Echoes”, qui, è aggiornato ma non stravolto: siamo dalle parti di un art-pop che rimette a lucido Peter Gabriel abbinandolo a nomi come Talk Talk, Prefab Sprout e certo sophisti-pop anni Ottanta, senza dimenticare le -presentissime- componenti elettroniche e indie.

Già dalla prima “Signal Drift” si respira una dirompente carica vitale: il synth, elemento mai tanto in primo piano, disegna il motivo d’accompagnamento per poi incalzare e dominare lo spazio di un brano che vive di un incessante infittirsi delle textures, a partire dall’intrico ritmico della coppia Parks-Lipple a quello degli arpeggi di chitarra di Cavallario che si attorcigliano ai loop circolari sullo sfondo. Si continua con “Faraway Eyes”, incredibilmente accattivante nella leggerezza della scrittura, capace di mettere assieme i torpori dei Friendly Fires con l’electro pop di Gotye (o dei misconosciuti Moss: basti ascoltare “Flight Risk”), saldando il tutto grazie una personalissima firma autoriale (anche qui l’ordito ritmico e gli sviluppo compositivi -si pensi alla superlativa evoluzione della coda- sono rifinitissimi).

Brani come “Ocean Street”, “Marigold” (tra i pezzi più belli ascoltati nel 2016), “Don’t Wanna Win”, parlano chiaro, segnalando una grande padronanza dei propri mezzi, per una proposta fitta di rimandi autorevoli (una “One Hundred Million”, ad esempio, impregnata di Genesis fino al midollo) che rivelano non tanto la natura citazionista della band, quanto la sua insaziabile appropriazione creativa. In fondo quello in cui eccelle “Little Windows Cut Rirght Through” è la genuinità di una proposta pop sofisticata e autoriale che vive dell’assorbimento (e non del rigetto) delle varie tendenze contemporanee, guadagnando in leggerezza e gradevole senso degli spazi pop.

Nonostante il tempo passato gli Aloha risultano, se possibile, più interessanti di prima. Si parlava di assenza di formalismo: ecco, tutto -dalla produzione, alla composizione e all’arrangiamento- trasuda di fermento creativo, di originalità e voglia di rimettersi in gioco. Il risultato, lo si è capito, è uno degli album più stimolanti di quest’anno.

V Voti

Voto degli utenti: 6,5/10 in media su 2 voti.
10
9,5
9
8,5
8
7,5
7
6,5
6
5,5
5
4,5
4
3,5
3
2,5
2
1,5
1
0,5
Vatar 8/10

C Commenti

Non c'è ancora nessun commento. Scrivi tu il primo!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.