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R Recensione

7,5/10

Angel Olsen

Burn Your Fire for No Witness

Qualcosa deve essere scattato nella testa di Angel Olsen, nel trasloco dalla sua Chicago alla più quieta Asheville, nel Nord Carolina. O forse è stato il passaggio alla Jagjaguwar ad averla convinta a fare sul serio. Fatto sta che l'artista statunitense, con questo suo Burn Your Fire for No Witness, raggiunge livelli espressivi davvero stupefacenti. Condensare la tradizione americana in undici pezzi che colmano lo spazio tra il folk, il rockabilly, il garage-punk, la canzone moderna, integrando tutto quanto in un linguaggio contemporaneo, più vivo che mai. Non una cosa da poco.

Già ai tempi di Half Way Home (2012) i riferimenti tirati in ballo erano eccellenti: si parlava di Roy Orbison, di Patsy Cline, dei Fairport Convention, di Sibylle Baier. Se però, allora, lo stile era scarno e prevalentemente acustico, questa volta (completata, forse, la strada per casa), la Olsen si è armata di una vera e propria band (il bassista Stewart Bronaugh e il batterista Josh Jaeger) e di un approccio graffiante, aggressivo e elettrificato.

La Olsen inaugura il suo nuovo corso con la dolente ballata Unfucktheworld, dominata da un crooning sicuro e versatile, capace di mutare come niente fosse in vocalizzo squillante e potente. Un brano introduttivo che fa da apripista alla martellante Forgiven/Forgotten, un tripudio indie-rock di chitarre fuzzose impegnate in un crescendo al fulmicotone. La prima grande sorpresa è però il country-rock di Hi-Five: non solo la vocalità di Angel Olsen è qui dirompente, ma il piglio assunto dal pezzo è altrettanto travolgente. Decisivo lo sfrigolare della chitarra lungo tutto il pezzo, mentre lo stomp ritmico accompagna uno strutturarsi armonico che può dirsi magnificamente compiuto all'ingresso del rag pianistico di metà brano. Se la lunga White Fire è un chiaro omaggio a Cohen, Lights Out è un ottimo ibrido folk-rock che misura la statura compositiva e lirica della Olsen: già un piccolo classico. Notevole anche il caustico indie-rock di Stars, la frizzante High & Wild, il morbido folk agrodolce di Iota, la sognante e conclusiva Windows (non pochi, qui, i legami con una Marissa Nadler).

Un lavoro che rappresenta un gran balzo in avanti: il formato “power trio” pare funzionare benissimo, rafforzando -e non oscurando- la dirompente personalità della Olsen, che anzi sembra trovare ulteriore slancio, forte di un più strutturato corredo sonoro. Il rapporto con i nomi tutelari appare del tutto maturo, meno reverente: l'operazione di assimilazione e di rielaborazione è giunta a compimento. Il risultato è un secondo lavoro eccellente, che lascia a bocca aperta.

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Voto degli utenti: 7,5/10 in media su 13 voti.
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andy capp 8,5/10
REBBY 7,5/10

C Commenti

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casadivetro (ha votato 8,5 questo disco) alle 16:17 del 10 marzo 2014 ha scritto:

Gran disco, di un'intensità che fa male.

benoitbrisefer (ha votato 7 questo disco) alle 16:20 del 11 marzo 2014 ha scritto:

Ottima segnalazione: un disco sorprendente che parte bene (con la nenia un po' Moe Tucker di Unfucktheworld) e prosegue meglio fra struggimenti acustici e sferragliate indie rock.

Franz Bungaro (ha votato 8 questo disco) alle 9:48 del 7 maggio 2014 ha scritto:

Uno dei dischi dell'anno, non vi è dubbio.

Jacopo Santoro (ha votato 8 questo disco) alle 15:12 del 12 maggio 2014 ha scritto:

Hi-five pezzo incredibile: le chitarre, le chitarre... Ripasso per il voto.

"I feel so lonesome, I could cry

But instead I’ll pass the time

Sitting lonely with somebody lonely too"

Jacopo Santoro (ha votato 8 questo disco) alle 15:26 del 12 maggio 2014 ha scritto:

E nella meraviglia "Unfucktheworld" si mescolano le reginette Chelsea Wolfe e Lisa Germano: impasto mozzafiato.

Jacopo Santoro (ha votato 8 questo disco) alle 1:31 del 19 maggio 2014 ha scritto:

Signori, che album...

Non finisce mai di stupire, autentico. E si scopre pian piano, come margherita di primavera.

Il finale così denso, soprattutto con "Dance slow decades" e la strabiliante "Windows", è da lacrime copiose... ('I can hear you crying / and i am crying, too'). Angel, quanto ti voglio bene...

Cas, autore, alle 9:34 del 19 maggio 2014 ha scritto:

ihihihih sono contento di tutto questo entusiasmo! per me lei è proprio una grande promessa, destinata a fare grandi cose. e le sue esibizioni live sono qualcosa di incredibile.

Jacopo Santoro (ha votato 8 questo disco) alle 12:51 del 19 maggio 2014 ha scritto:

A Bologna il 3 ottobre. IMPERDIBILE.

NathanAdler77 (ha votato 8,5 questo disco) alle 14:24 del 28 novembre 2014 ha scritto:

Questa ragazza ha un talento (e una bellezza, ça va sans dire) da tramandare ai posteri. Doverosamente essenziale la produzione del buon Congleton: formidabili il garage country di "Hi-Five", tra i singoli instant-classic del 2014, e il conturbante romanticismo psych-folk di brani come "Windows".

REBBY (ha votato 7,5 questo disco) alle 11:27 del primo aprile 2015 ha scritto:

A mio sindacabile giudizio cantautrice dell'anno (poca fatica eheh Laura Marling non ha fatto album nel 2014).