R Recensione

7/10

Bikini The Cat

Cold Water, Hot Water, Very Hot Water

L’indie rock trova casa anche a Verona, città dei Bikini The Cat, terzetto guidato dalla graffiante voce della cantante Leila Gharib.

Nel 2004 gia’ in circolazione con una demo, si fanno apprezzare da pubblico e critica grazie alla partecipazione in vari concorsi musicali e ad un intensa attività live. “Cold Water, Hot Water, Very Hot Water”esce nel 2005 sotto l’egida dell’etichetta indipendente italiana La Matricula e rappresenta il primo lavoro completo della band.

Fin dalla prima traccia, “Bikini The Cat “, sono evidenti le influenze principali del trio: ritmiche e chitarre alla Pixies con accenni al garage rock, la voce di Leila Gharib a ricordare a sprazzi quella di Brody Dalle (The Distillers), mentre spunti di Garbage e Sleater Kinney risuonano nella seguente “ Bye Bye Baby”, cantata da far invidia agli svedesi “Cardigans”, molto ben supportata dal basso di Giorgio Pighi e dalla batteria di Arrigo Cestari. In “Vladimir” la “temperatura” torna alta, grazie ad una melodia sempre graffiante e dai contorni post punk che non stonerebbe nel repertorio degli “Yeah Yeah Yeahs“ . Sullo stesso filone anche “Scotch Fever” e “Carefully Line”. Una certa influenza grunge la si avverte nella rabbiosa “Dirty Little Money Maker” , mentre l’ottima “You Don't Need Bougeoisie” riporta agli “Strokes “, un po’ come la spensierata “Hey Miss!!!”,dove spadroneggia il ritmo della chitarra .

Più tirata “ The Movie “: questa volta è il basso a tenere alto il ritmo, peccato a lungo andare la mancanza di un po’ di “sostanza” e di compattezza sonora (in un disco cosi’ grintoso), che non avrebbe guastato anche in un pezzo come “Bijouboy”. Tra le tracce migliori spicca “Emily Bronte” già inclusa nella colonna sonora del film ”Una talpa al bio parco” di Fulvio Ottaviano.

Cold Water, Hot Water, Very Hot Water” non è un album che passa inosservato, nella nostra penisola spesso avara di indie rock : si fanno apprezzare in particolar modo il tiro e la facile presa sonora del disco, che potrebbe convertire più di uno scettico dell’ “indie made in Italy”.

Un’altra band italiana che promette bene: la speranza è che i prossimi lavori mantengano la stessa grinta e qualità, magari con qualche variante e un pizzico di sostanza in più, ad arricchire una base musicale già ottima e ben consolidata nel trio.

V Voti

Voto degli utenti: 7/10 in media su 1 voto.
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C Commenti

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Peasyfloyd (ha votato 7 questo disco) alle 22:52 del 21 gennaio 2007 ha scritto:

Concordo

Dirò di più: questo album mi ha talmente complito per la sua freschezza da convincermi a comprarlo originale! Ho detto tutto.