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R Recensione

8/10

Broken Social Scene

Forgiveness Rock Record

Il ciclo è chiuso. I Broken Social Scene, tra i fondatori della scena indie canadese, sembrano voler riportare tutto a casa con questo ultimo Forgiveness Rock Record. Prendersi i propri meriti, ribadire la propria centralità negli sviluppi del rock di questi ultimi anni.

Non si tratta quindi di togliersi i sassolini dalle scarpe dicendo “hey, questa roba l'abbiamo inventata noi e la sappiamo fare molto meglio degli altri”, ma di dare unità e compattezza ad un insieme di sonorità diffuse, di sensibilità, di attitudini al suono spesso non centrate o disperse di qua e di là dagli stessi progetti dei membri della band. Si tratta di far quadrare il cerchio dell'indie-rock canadese (e non solo) facendo convergere ogni elemento ed ogni esperienza ad un centro concettuale e stilistico.

Pazzesca come operazione, ma il collettivo Broken Social Scene dà proprio l'impressione di essercisi buttato a capofitto, per un lavoro a suo modo monolitico ed imponente.

Certo, si nota una fortissima attrazione nei confronti della creatura Arcade Fire, capace di dar vita, anni fa, ad un'innovazione incrementale destinata a rivelarsi decisiva e folgorante. Ma come fare a nascondere il fatto che i semi di quella creatura giacessero sotto terra già in You Forgot It In The People?

Così però è fatta la musica: “il mediocre si ispira, il genio ruba”, no?

I Broken Social Scene tornano dunque a “rubare” con queste nuove 14 tracce.

Stilemi, ecco cosa abbiamo di fronte. Caratteri fondanti e fondamentali di una scena, di un genere. All'inizio, come di consueto, inconsapevoli e spontanei, ora coscienti e controllabili, manipolabili.

L'album modella dunque una massa sonora con un'idea ben precisa del risultato finale, andando a guidare con maestria una mano (più mani sarebbe meglio dire...) esperta ed attenta.

La cura con cui viene effettuata la produzione (alla co-produzione abbiamo John McEntire dei Tortoise, non si scherza) è il primo segno di padroneggiata maturità: la qualità e la pulizia del suono superano lo sperimentalismo degli esordi, dando vita a corpi lucidi e netti, dalle superfici pulite e dalle densità tondeggianti e ad alta definizione.

Prendiamo la prima splendida World Sick: ogni elemento è al suo posto, introdotto in sordina in attesa di prendere posto nella costruzione armonica. Un anthem indie, niente di più. Però c'è quell'ordine con cui entrano in gioco tutte le parti, dagli inserti elettronici ai ricami di chitarra, alle melodie sempre più enfatiche, destinate ad esplodere nella sontuosità del ritornello, a rendere tutto così affascinante e accattivante. Trionfo della melodia e dei dettagli, attenzione al raggiungimento dell'equilibrio tra pop da camera e spigliatezza rock.

Una grande apertura per altri tredici brani all'altezza del compito appena inaugurato.

Le sporcature della drum machine che sostiene l'incedere sostenuto di Chase Scene sono solo un pretesto per far risaltare l'elegante capacità compositiva, ricca ma equilibrata, arricchita da un sontuoso dispiegarsi di arrangiamenti vorticosi, impegnati in un crescendo dove coralità e ilarità si fanno elementi portanti del brano. Ilarità strabordante, come quella della marcetta di Texico Bitches, brano che dimostra la grandezza di una band capace di rendere indispensabile anche un brano semplice e leggero come questo, non facendolo sfigurare davanti a costruzioni ben più complesse, come ad esempio l'imponente galoppata di Forced To Love, tra i definitivi cavalli di battaglia dell'album.

All To All si affianca perfettamente, con le sue suadenti pulsazioni elettroniche e le liriche affidate alla fascinosa tastierista Lisa Lobsinger, al tripudio pop-rock appena conclusosi, dando vita ad una ballata indietronica posata e sontuosa, dalla struttura semplice e lineare, impreziosita da dettagli tutt'altro che di maniera, tutt'altro che superflui.

Il lato maggiormente caotico del collettivo di Toronto si scatena nella spumeggiante Art House Director, per poi affievolirsi con il folk corale e sommesso di Highway Slipper Jam. Due brani che hanno il difetto di spezzare un po' il fiato e di allentare lo splendido affiatamento venutosi a creare con le prime cinque tracce, peccando di un'eterogeneità più marcata e difficilmente gestibile.

Poco male però, si riprende a pieno ritmo, questa volta senza più nessuna caduta fino alla fine, con Ungrateful Little Father, eccentrica e speziata performance indie, ondeggiante tra gli sperimentalismi alla Wilco e le marcette tanto care ai Broken Social Scene.

Ed ecco che Meet Me In The Basement ci regala tutta la sontuosità che la scena canadese ci ha regalato in questi anni, solo che questa volta si trova tutto condensato in un incredibile brano strumentale dal crescendo orchestrale mozzafiato. Nessun limite in questo caso: la band sprigiona senza freni la sua anima barocca, speziata, fragrante, deliziosamente eccessiva.

Si celebra qui volutamente l'ultima parte dell'album, quella più sommessa e lineare, introdotta da Sentimental X's, ballata sulle frequenze della precedente All To All, in grado di mettere insieme Neu! e Stars, in un miscuglio di raro fascino, tra aggraziati riverberi e delicate melodie, nuovamente lasciate alle sapienti cure della Lobsinger. Eppure non è ancora finita: Sweetest Kill è l'ennesima ballatona sfoderata dalla band e destinata a rimanerci impressa in testa, carica com'è di suggestioni melodiche e rara profondità emotiva. Romance To The Grave, Water In Hell, Me and My Hand... Nessun riempitivo, ognuna potenzialmente in grado di diventare brano simbolo di questo Forgiveness Rock Record.

La capacità di mettere insieme in un solo trionfo armonico tutte queste anime autonome, spogliate abilmente della loro indipendenza così da non essere monadi, per rilasciare invece tutto il loro potenziale una volta assemblate, è ciò che rende questo album tanto riuscito.

Impossibile, almeno per me, nascondere l'entusiasmo.

Saluto quindi con gioia uno dei migliori dischi indie rock di una delle migliori band indie rock del nuovo millennio.

C Commenti

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salvatore alle 11:03 del 11 giugno 2010 ha scritto:

Che sia una delle migliori band indie rock del nuovo milennio, non c'è dubbio. Che il disco sia uno dei migliori dell'indie rock, non saprei... L'ho ascoltato ancora poco, ma non mi convince del tutto. Diciamo che da loro mi aspettavo di più. E' anche vero, però, che quando grandi band hanno fatto grandissimi dischi, non si può star sempre lì a far paragoni con la produzione passata. Diventa un circolo vizioso... Dovrei ascoltare questo disco senza pensare troppo a "You forgot in the people" e forse lo apprezzerei di più.

REBBY (ha votato 7 questo disco) alle 11:31 del 11 giugno 2010 ha scritto:

Io a You forgot in the people proprio non ci penso

(non l'ho mai ascoltato eheh), ma anch'io non sono

stato conquistato da questo album nel suo complesso (ma Texico bitches è una marcetta

irresistibile e almeno le prime 4 sono davvero niente male). Vabbè nei prossimi giorni mi ci

rituffo dentro....

synth_charmer alle 16:47 del 15 giugno 2010 ha scritto:

mamma mia ragazzi O_o è questo il meglio che l'indie-rock ci offre di questi tempi?? Bho, io evito di votare, ma sto disco lo trovo davvero brutto

Fender (ha votato 5 questo disco) alle 22:50 del 15 giugno 2010 ha scritto:

Non mi convince proprio eppure questo è un genere che mi piace molto.

target (ha votato 7 questo disco) alle 11:02 del 20 giugno 2010 ha scritto:

Io invece sto con Cas. Disco variegato, come una macedonia della scena canadese, e pieno di bei pezzi. Riescono pure a fare i Wolf Parade dove quelli hanno pasticciato ("Forced to love"), e persino i Lali Puna (!) ("Sentimental X's"). L'unica pecca, per me, sta in qualche brano di troppo e nella scaletta stessa, squilibrata, con sequenze killer e altre un po' fiacche. Meglio di Frog Eyes e Wolf Parade, in ogni caso, quest'anno.

REBBY (ha votato 7 questo disco) alle 17:33 del 22 giugno 2010 ha scritto:

Beh, che sia meglio dell'ultimo Frog eyes (quello

dei Wolf parade non l'ho ancora ascoltato) lo

penso anch'io. Lo trovo migliore anche dei due

precedenti Broken social scene presents ... Sono

anche d'accordo sul fatto che sia un album molto

variegato, una sorte di antologia delle molte declinazioni dell'attuale scena nord americana

(non solo canadese, in un paio di pezzi ad esempio

li sento vicini ai Modest mouse). Vero anche per

me che una maggior selezione (quindi riduzione) dei brani proposti avrebbe giovato (ma togliendo

quelli "giusti" eheh). Io ci sento delle ottime

canzoni accanto ad altre che non mi piacciono molto (la peggiore è Chase scene, che mi ricorda

i Bee gees della febbre del sabato sera brrrr;

mmmhh la seconda: quindi nel precedente intervento

ricordavo male ...). In questo momento la penso

più come Target, che come Cas.

Cas, autore, alle 19:48 del 22 giugno 2010 ha scritto:

...esperimento: secondo me se si tolgono le tracce 6 e 7 diventa un disco quasi perfetto, scorre via che è un piacere

Dr.Paul (ha votato 9 questo disco) alle 21:03 del 22 giugno 2010 ha scritto:

carino, anche se nn riuscirò a impazzirci dietro!

rebby ma i bee gees in chase scene dove li hai sentiti? io adoro saturday night fever, appena ho letto il tuo commento mi sono detto "sicuramente quello sarà uno dei miei brani preferiti", invece nn c'è niente di quella soundtrack, forse delle vocine qui e li...ma neanche tanto...) mi hai fatto rimanere a bocca asciutta....)

REBBY (ha votato 7 questo disco) alle 8:31 del 23 giugno 2010 ha scritto:

Sisi Paolo, le vocine, l'orchestrazione, le trombe

... é un pezzo smaccatamente disco anni '70 (lo

dicono anche loro stessi in un intervista sul

Mucchio di maggio). Certo è fatto alla loro maniera. Pensa che in alcuni frangenti mi era

sembrato addirittura che dicessero più volte stay

alive... Vabbè è stata un'allucinazione sonora eheh