R Recensione

8/10

Calla

Strength In Numbers

A volte per ben valutare un disco occorre lasciar passare del tempo e meditare a freddo, soprattutto se la prima impressione risulta essere troppo positiva.

Ebbene, a diversi mesi dalla pubblicazione di Strength In Numbers, l’album per l’annata 2007 firmato dai texano / newyorchesi Calla, l’impressione è più che confermata.

C’è chi continua a sostenere di preferirli negli insicuri e caotici esordi di Calla e Scavengers, chi è convinto che Televise resti l’insuperato capolavoro, chi difende a spada tratta la perfezione dark pop di Collisions, chi ritiene che tutto sommato le derive electro della raccolta di remix Custom diedero loro il maggior non plus ultra mai più raggiunto.

Io ero convinto dell’impossibilità di bissare l’incredibile e fascinoso equilibrio di Collisions, ma dopo decine e decine di ascolti posso con tutta sicurezza affermare che questo Strenght In Numbers magari non è riuscito a superare il predecessore, ma ad eguagliarlo, beh, direi proprio di sì.

È stato un raggio di luce che ha squarciato l’alba del nuovo anno, offrendo un bel paesaggio musicale nel bel mezzo dell’inverno; se lo avete perso dovete assolutamente recuperare il tempo perduto

È un sound che scava lentamente, ma goccia dopo goccia il solco che ne deriva è di quelli indelebili, difficilmente rimarginabili, a dispetto di tante meteore che troppo presto si disintegrano nel nulla o scompaiono risucchiate in giganteschi buchi neri.

C’è tutta la fragilità del bozzolo che diviene crisalide e poi farfalla e deve gradualmente abituarsi alla luce del giorno, e tentare un timido volo, non ancora consapevole della brevità della propria esistenza.

I Calla si confermano essere la band che più di ogni altra rischia di mandare definitivamente in soffitta la vostra raccolta completa di dischi dei Cure, con Aurelio Valle frontman carismatico calato magnificamente nella parte, voce perfettamente calzante ed una chitarra che produce gli effetti più appropriati.

Oggi se esistono entità in grado di rappresentare la dark wave più attualizzata e ricontestualizzata questi sono i Calla; se esiste un disco che può degnamente e clamorosamente riassumere il tutto in espressioni musicali vive e pulsanti questo è Strenght In Numbers, un lavoro che prosegue quel filone post post wave fatto di dolore, disperazione, rabbia e vana speranza di rinascita.

Suoni sospesi, atmosfere ora dense ora rarefatte, a volte oscure, spesso misteriose e pericolosamente drammatiche, tappeti acustici squarciati da liberatorie incursioni elettriche.

Emozioni a non finire, a partire dall’iniziale “Sanctify”, con quell’assolo finale troppo breve, che vien voglia di riascoltarlo centinaia di volte, per non parlare della successiva “Defenses Down”, degna prosecutrice della traccia solcata da “Initiate”, con una rotondità sonora che conquista, una canzone che definire perfetta sarebbe sminuirla

E poi la discesa agli inferi rappresentata da “Sleep In Splendor”, i sussurri ed i crescendi di “Sylvia’s Song”, la semplicità quasi pop di “Rise”, la meraviglia di “A Sure Shot” degna del Robert Smith più depresso.

Non mancano i momenti più aggressivi come “Bronson” e la doppietta “La Gusta El Fuego” + “Simone”, ma il disco è più che altro adagiato su spunti di chiara derivazione acustica e la semplicità la fa da padrona molto più che in passato (a voi stabilire se è un pregio o un difetto).

La conclusiva “Dancers In The Dust” (notare l’approccio dark anche nella scelta dei titoli) è semplicemente da applausi con la chitarra elettrica che si staglia orgogliosa e quasi inattesa.

Ammaliano e confondono in lenti, sinuosi e delicati crescendo dove il pathos esplode senza deflagrare e trascina tutto con sè, moderni divulgatori dello straniamento, dell’introspezione, della malinconia, del puro e totale coinvolgimento fisico e psichico, quasi filmici nello sviluppo delle proprie composizioni, con qualche spruzzatina di elettronica mai scontata.

“Strenght In Numbers” è uno dei dischi più belli riusciti e compiuti dell’anno: la desolazione dei moderni ambienti metropolitani che è al tempo stesso la desolazione dei nostri ambienti interiori.

V Voti

Voto degli utenti: 6,9/10 in media su 6 voti.
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mannaz 6/10
gogol 2/10
rubens 9/10
gasmor 10/10
Suicida 7,5/10

C Commenti

Ci sono 2 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
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mannaz (ha votato 6 questo disco) alle 8:37 del 19 settembre 2007 ha scritto:

ho preferito collisions..Però un buon album..

Utente non più registrato alle 22:20 del 15 dicembre 2009 ha scritto:

indie staff, that's all