R Recensione

8/10

David Kitt

Not Fade Away

Non è stato amore a prima vista con David Kitt ed il suo album Not fade away. Il cantautore inizialmente pareva snervante, con la sua voce a tratti gracchiante, che procedeva monotona come una vecchia locomotiva. E si è sfiorato da vicino il rischio che un bel disco finisse anonimamente nello scaffale ad impolverarsi per l’eternità. Pareva scritto il suo destino. Pareva. Fortunatamente a volte non cediamo alle prime impressioni ed alla superficialità. Per qualche ignoto motivo una volta tanto non ci si è fermati al primo ascolto, ad un giudizio frettolosamente sbagliato.

È intitolato Not Fade Away, come si diceva, questo lavoro del dublinese. Un nome suggestivo, quasi che il cantautore avesse presagito la reazione precipitosa dell’ascoltatore. Più probabilmente ha imparato la lezione dal passato: prima un immenso successo in Irlanda nel 2000, un tour con i Tindersticks ed i Superfurry Animals nel 2001, poi, nel 2003, il benservito dalla Warner dopo il fallimento del terzo album, Square One fuori dei confini del suo paese (in termini che purtroppo determinano il mercato - quelli economici).

Lui stesso spiega di aver preso ispirazione da un altro disco. Come spesso succede nei momenti difficili, quando fortunatamente, ti ritrovi sotto mano un libro, una canzone, una poesia, che sembra messo lì apposta per mostrarti la strada da prendere. Quel deus ex machina per Kitt è stato Not fade away di Buddy Holly.

Non è un album sentimentale. Si percepisce in pieno la rabbia e la delusione del cantautore dopo tre anni di saliscendi, traspare nella melanconia di certe canzoni, ma soprattutto da testi che raccontano del fallimento, della perdita di fiducia e della frustrazione, non solo nell’ironico “Don’t Fuck With Me”.

Naturale, quindi, che l’avvicinamento al disco cominci lento e gravoso: coi primi ascolti a casa, con un approccio di sfuggita all’album, esso non è ancora in grado di palesare il proprio fascino. La musica attende di rivelarsi nei momenti più tenebrosi, quelli di maggior lucidità. In quei momenti la lirica di David Kitt ti prende dritto allo stomaco, raccontandoti la tua realtà, quale che vedi dal finestrino della metropolitana, con le cuffie nelle orecchie, le mani in tasca, gli occhi abbassati, stanco e di pessimo umore, quando ascolti per la prima volta , davvero, le parole del cantante.

Fin dall’inizio dell’album, con “Clear Way Out”, risulta evidente il talento David Kitt nel comporre canzoni di grande complessità. Il gusto sta nella coesistenza di fragilità e forza. Anche le canzoni più lugubri sprizzano un vigore e una risoluzione stupefacente. È l’inclinazione di Kitt per l’elettronica che rende le canzoni più groove-heavy. L’amareggiata “Sleep” (a rievocare per certi versi l’esaurimento del John Lennon di “I’m Only Sleeping”) e il barocco “Up To You” (splendido picco dell’album), un duetto con Michele Stodart dai Magic Numbers –grandi ammiratori di Kittser - sono veri goielli pop, anche grazie alla produzione dello svedese Tore Johansson (Franz Ferdinand, Cardigans).

Il resto è prodotto da Kitt e Karl Odhum e non è assolutamente meno meraviglioso, in un album che resta sempre in perfetto equilibrio. Dopo Small Moments, Big Romance, Square One, Black And Red Notebook il quinto si rivela finalmente album della maturità. Not fade away marca una svolta dalla silenziosa introspettiva dei precedenti verso una vena più energica, a tratti aggressiva, come nella già citata “Don’t Fuck With Me” (collaborazione con la connazionale Lisa Hannigan, già lead-vocalist per Damien Rice) o nell’upbeat punch di “Say No More”, a volte quasi glam-punkeggiante (“I Know The Reason”), ma senza mai tradire le influenze folk, come nella bellissima “Guilty Prayers, Pointless Ends” o nella ballata country-folk di “With You”.

I piedi non possono stare fermi. Alzi gli occhi. Guardi i tuoi vicini dritti nelle loro facce stanche e gli regali uno sguardo d’incoraggiamento. La metropolitana si ferma ed esci quasi ballando, col sorriso stampato sulle labbra. Il cantante intanto insinua nelle tue orecchie le lamentele insonni di “Sleep”. Lasciamolo dormire. Costa poco. Basterebbe concedere un po’ di credito ad un cantautore prodigioso. Un mondo in grado di fermarsi per un momento ad ascoltarlo, sarebbe un posto più giusto.

V Voti

Voto degli utenti: 8/10 in media su 2 voti.
10
9,5
9
8,5
8
7,5
7
6,5
6
5,5
5
4,5
4
3,5
3
2,5
2
1,5
1
0,5
rael 8/10

C Commenti

Non c'è ancora nessun commento. Scrivi tu il primo!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.