R Recensione

7/10

Johnny Foreigner

Arcs Across the City

Che cosa è rimasto degli anni ’90?

Molto, a sentire questo ep (o mini lp?) di Johnny Foreigner, promettente giovane di Birmingham. Nonostante la patria inglese e i rimandi ai ‘90s non si sta però parlando dell’ennesimo progetto brit-pop melodico convenzionale. La musica di Foreigner è un frullato delle influenze più disparate tenute assieme da una particolare attitudine per la velocità e la voglia di far casino. È infatti fondamentale partire dal presupposto che siamo di fronte a un giocoliere, un musicista che suona per divertirsi e per divertire e che ci mette una gran foga (si direbbe quasi una frenesia schizzata).

Un abbozzo di descrizione di questo Arcs across the city potrebbe essere questa: un disco indie nell’anima, punk sbilenco nei ritmi, low-fi nei suoni grezzi e tirato in maniera esagerata dall’inizio alla fine. I rimandi come detto sono tanti e non sempre ben riconoscibili. Champagne girls i have known ad esempio poggia su un riff alla Josh Homme ma le affinità con i QOTSA finiscono qui. In realtà Foreigner sembra prendere particolarmente dal post-core degli At The Drive-In e dei primi Mars Volta, ma anche da gruppi indie-rock più o meno recenti come Bloc Party, Pixies, Film School, Fiery Furnaces e Architecture in Helsinki.

Talvolta si corre troppo, come in Sofacore e in Suicide pact, yeah? e si ha l’impressione che l’eccessivo spirito punk sgangherato degeneri in confusione creativa, però nel complesso il risultato è più che gradevole, con piccole perle come Yes! You talk too fast e The end and everything after ma soprattutto la deliziosa This band is killing us, frullato ideale con melodie alla Built to Spill, progressioni furiose alla Trail of Dead e uno stile strambo alla Modest Mouse.

Rimane una scarica elettrica interessante e la voglia di sentire come si misurerà Johnny sulla lunga distanza.

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