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R Recensione

6/10

Kaiser Chiefs

The Future Is Medieval

I Kaiser Chiefs balzarono agli onori della cronaca nel 2005 pubblicando l’interessantissimo Employment, piccola gemma indie contenente singoli di successo ad alto tasso danzereccio quali “Oh My God”,”I Predict a Riot” e “Everyday I Love You Less and Less”, risultando un disco si acerbo ed imperfetto ma colmo di energia e spontaneità. Due anni più tardi ecco Yours Truly, Angry Mob, album che segna l’evoluzione della band verso un sound più maturo e ricercato, meno dedito all’elettronica facilona e più concentrato sul vecchio rock sixties già rievocato dai colleghi Franz Ferdinand. Il disco fu snobbato dai più, ma tracce come “Ruby”, “The Angry Mob”e “Learnt My Lesson Well” restano ancora oggi piccoli gioielli indie. Il seguente "Off With Their Heads" non incide segnando il primo passaggio a vuoto della giovane carriera dei Chiefs.

 

Nel 2011 i Kaiser Chiefs tentano il rilancio inventandosi uno stratagemma intrigante: pubblicano online le venti canzoni composte per il nuovo album permettendo ai fan di acquistare il proprio disco personalizzato, scegliendo le dieci tracce favorite nell’ordine preferito customizzandone finanche l’artwork. Idea accattivante. Ma veniamo alla sostanza.

 

Il gruppo di Leeds (il cui nome deriva dalla prima squadra di calcio dell’ex capitano del Leeds Utd, il sudafricano Radebe) è oggi uno dei totem dell’indie rock inglese. "The Future is Medieval" (titolo non dei più ottimisti) è una vera e propria cornucopia di elettro-indie di pregevole fattura. La formula è la stessa e il sound è quello caratteristico del quintetto britannico, pur con un deciso e talvolta pletorico ricorso all’elettronica, tanto che le tipiche sonorità pop - rock hanno sempre meno echi dagli anni sessanta - settanta e sempre più richiami agli eighties più commerciali. Produzione pulita e cristallina, refrain accattivanti (ma talvolta decisamente ruffiani) e capacità di essere diretti e decisi. I Kaiser Chiefs non perdono la voglia di far saltellare il proprio pubblico, e in questo senso raggiungono ancora lo scopo. Il problema di "The Future is Medieval" è da ricercare proprio nell'eccesso di abbondanza, perché tra le venti tracce proposte il naufragare è più facile di quanto sembri, e l’abbondanza non si dimostra benevola in quanto laddove la qualità media resta buona, non si registrano picchi o acuti particolari, e il nuovo lavoro dei Chiefs si dimostra un buon impasto ma non del tutto ben lievitato. A metà strada tra Maximo Park e Franz Ferdinand e con decisi cenni ai maestri dell’elettronica Depeche Mode, la novità risiede nella smaccata componente commerciale che ne rende il sound spesso assimilabile al pop datato dei Duran Duran, pur accortamente aggiornato.

 

Ma veniamo al commento del disco nella sua interezza (a giugno è comunque uscita una versione ufficiale di tredici pezzi come da volere della band). La mastodontica tracklist include canzoni dai nostalgici richiami all’esordio, quali “Little Shocks” e “I Dare you”, frizzanti elettro-pop dance ma senza la necessaria convinzione ed efficacia. Restano sui binari dell’autocitazione, ma con maggiore incisività, “Child of the Jango” e “Long Way From Celebraing”, a metà tra il primo disco della band e il sound dei Maximo Park. Belle, non straordinarie. Pregevole il trittico danzereccio formato da “Out of Focus” (molto Depeche Mode style), la trascinante elettrodance “Can’t mind my own business” e l’intrigante incidere darkeggiante di “My Place Is Here”. Non convincono ne entusiasmano “Heard it break” (malriuscita rivisitazione moderna dei Queen), la stucchevole ballata “Coming Up For Air” e l’inconcludente “Cousin in the Bronx”. Discostandosi non poco dal seminato troviamo la simil Beach BoysWhen All Is Quiet”, l’esperimento a-la EditorsStarts With Nothing” e “Things Change”, curiosa (ma non così riuscita) rievocazione dei Duran Duran. Rispetto al precedente lavoro si segnala come detto una maggiore attenzione al mercato, da cui la scelta del produttore Mark Ronson (collaboratore non a caso di Cristina Aguilera, Amy Winehouse e Robbie Williams). “Man on Mars”, moderna e spaziale ma dalla spiccata vena ruffiana, “Back in December”, classico singolo furbetto di facile memorizzazione e “Fly On The Wall”, epica cavalcata in vago stile Clash, sono evidenti esempi della rinnovata sensibilità commerciale dei nostri. In un crescendo di qualità troviamo “Saving Something”, nella quale rivivono gli anni ottanta degli immensi Chameleons, e il frizzante ritmo rock dell’epica “Dead or in Serious Trouble”. Ultima segnalazione per i due episodi (forse) meglio riusciti dell’intera opera: il lento “If you will have me”, dove un irriconoscibile Ricky Wilson fa (con successo) il verso al primo David Bowie e la dirompente ed esaltante “Problem Solved”, vicina al sound del secondo disco della band, aggiornato con successo.

 

"The Future is Medieval", con il suo sound allegro, ammiccante e disinvolto, è un disco con numerose idee interessanti e canzoni deliziose, che però non incidono come vorrebbero, lasciando un pesante senso di incompiutezza e concedendo troppo spazio all’elettronica. Ma visto che il gruppo inglese ci ha dato la possibilità di decidere il nostro “destino”, trovare delle note liete in una proposta tanto vasta è assolutamente possibile. L’impressione finale è che se i Kaiser si fossero concentrati su un numero ridotto di canzoni, curando nel dettaglio arrangiamenti e particolari, il risultato sarebbe stato più esaltante, ma tant'è. Buona “scelta” e… buon ascolto!

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C Commenti

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rdegioann452 (ha votato 2 questo disco) alle 23:14 del 19 agosto 2011 ha scritto:

non mi sbilancio...

ma il fuoco di paglia è bello che finito. purtroppo sono deluso.

comunque la vera perla è "boxing champ".