R Recensione

3/10

Long Blondes

Couples

Delle volte all’ascoltatore di musica medio che va a lavorare alle otto di mattina e pranza con buoni pasto da cinque euro e trentanove al bar dalla Germana dove fanno delle ottime ciabatte con la porchetta risulta sinceramente arduo capire perché una band pubblica un disco, mentre l’onestissimo gruppo di suo cugino, dopo aver suonato al pub di Cendon, non riesce neanche a farsi pagare la cena perché il gestore leghista ha il braccino corto e diffida della gente con i capelli lunghi.

Il problema che si pone dopo il primo ascolto del secondo disco dei Long Blondes è cercare di capire il perché della sua pubblicazione. Il problema che si pone dopo il secondo ascolto è cercare di capire la natura del proprio cieco masochismo. Come quel mio amico che si fece ridare una ginocchiata sui lombi per vedere se faceva male come la prima.

Niente, ma proprio niente, salva "Couples". Il quintetto di Sheffield, che aveva esordito due anni fa all’ombra dei concittadini Pulp, producendo un disco piacevole e qualche singolo degno di nota, prova a variare la formula indie-rock con venature disco, sterzando dai toni retrò del passato verso percorsi più complessi, tra potenziamenti elettronici e sfumature da spy-story (alla Sons & Daughters). Si sentono, in particolare, residui di ambizioni artistiche più alte rispetto al passato schiettamente melodico: molti pezzi, allora, hanno strascichi strumentali, rinunciano ai ritornelli facili, si complicano di variazioni inattese, provano strade dissonanti.

L’effetto è deleterio, perché scrivere gradevoli e cantabili momenti tra pop e rock, tra una Blondie mixata dai Kaiser Chiefs e le Elastica, era la cosa che ai Long Blondes riusciva meglio. Così, invece, domina la noia. Durante i rumori thrilling di "Round The Hairpin" l’unica cosa che fa davvero paura è che non funzioni il tasto del fast forward. "Century", il singolo, è una scialba ripresa di qualche esperienza degli anni novanta tra indie ed elettronica (i Black Box Recorder, ad esempio, che a suo tempo si salvavano attraverso un uso acuto ed ironico della scrittura, qui assente). L’alternativa è un disco-punk senza nerbo ("I Liked The Boys", "Erin O’Connor"), una formula finto-aggressiva che al massimo può ricordare le Shampoo di "Trouble". Il che, per essere chiari, non è cosa da considerarsi meritoria.

Che brutta fine, Kate Jackson: tra questi soprammobili ha un’aria sguaiata, si sbrodola addosso il rossetto eccessivo, si ritrova spesso a dover parlottare, perché i riff sono talmente poveri che isteriliscono ogni tentativo di ravvivare l’aria. Si salva appena in tre momenti: sopra l’andamento funky di "Guilt", nell’elegante esperimento (tutto in falsetto) di "Too Clever By Half" e nel finale pulpiano di "I’m Going To Hell". E sono momenti che non aiutano il disco ad uscire da una mediocrità a tratti disarmante.

Aspettiamo di meglio, dai Long Blondes, compreso un bagno di umiltà, perché l’unica coppia che si desidera dopo un simile ascolto è quella formata dalle due canne della doppietta.

V Voti

Voto degli utenti: 5/10 in media su 2 voti.
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REBBY 6/10

C Commenti

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Enrico Venturi alle 1:50 del 24 aprile 2008 ha scritto:

Eh addirittura, ma sarà davvero così brutto?

Devo ancora avere il (dis?)piacere di ascoltarlo.

Sei stato anche un po' severo con il loro esordio, liquidato come "disco piacevole e qualche singolo degno di nota". Forse merita di più e mi pare che anche tu al tempo ne fossi decisamente più entusiasta.

Peasyfloyd alle 12:04 del 24 aprile 2008 ha scritto:

che bella recensione! Non ho sentito il disco ma mi sono proprio divertito a leggerla. E l'incipit è davvero primordiale! Non vedevo una stroncatura così bella dai tempi del disco d'esordio dei Lavender Diamond ))

target, autore, alle 18:35 del 24 aprile 2008 ha scritto:

Devo ammettere che quellå¼¾ntusiasmo si un po sopito col tempo, soprattutto dopo averli visti live a bologna: molto deludenti (si salv solo la Jackson, che ha davvero una voce notevole). A quel disco, comunque, un 3,5 glielo darei tuttora. Questo, invece, non riesco a tollerarlo: poche idee e confuse. Per saggiare, basta ascoltare i quattro pezzi myspaciani: c' il meglio e il peggio del disco. Peasy, sai che mi sono letto quella recensione sui Lavender Diamond e mi quasi venuta voglia di ascoltarlo: perversione?

target, autore, alle 18:57 del 24 aprile 2008 ha scritto:

vabbeh, si capisce...

Marco_Biasio alle 16:18 del 25 aprile 2008 ha scritto:

Addirittura 3/10 a questo, Francesco? E dire che l'esordio non mi dispiaceva affatto. Sindrome del secondo disco, maledetta. C'è anche da dire, però, che chi si frigge alla seconda prova non ha veramente mai avuto un cassius da dire Stroncatura esemplare.

target, autore, alle 17:52 del 20 ottobre 2008 ha scritto:

Oggi hanno annunciato il loro scioglimento. Brevi ma intensi, nel bene e nel male.